Un breve discorso sull’acqua da tavola

Le acque naturali minerali sono, per certi versi, piuttosto simili alle acque potabili, ma si distinguono da queste ultime, cioè dalle ordinarie acque potabili, per la purezza originaria e per il metodo di conservazione, per il tenore in minerali, oligoelementi e/o altri costituenti, per i loro effetti. Le acque che vengono commercializzate vanno tenute al riparo da ogni rischio di inquinamento e trattate alla sorgente in modo sterile. Il legislatore ha dato infatti molto peso alla modalità di prelevamento e richiede che si dimostri che l'acqua esca pura dalla fonte. Le acque minerali possono essere divise in:

- acque minimamente mineralizzate

- acque oligominerali

- acque ricche di sali minerali

Oppure, c'è un'altra classificazione che le definisce:

- oligominerali

- medio-minerali

- minerali propriamente dette. Le acque minimamente mineralizzate hanno un veloce assorbimento nello stomaco, e sono consigliabili nelle calcolosi, anche a scopo preventivo. Le acque oligominerali (leggermente mineralizzate) contengono metalli pesanti e sono diuretiche. Le acque ricche di minerali sono più dure, e si usano nel contesto di terapie specifiche. Le minimamente mineralizzate sono consigliate per la preparazione del latte in polvere e delle sostanze liofilizzate, e anche per le tisane, non solo perché non sia modificato il cosiddetto "assetto organolettico" ma anche per non determinare cambiamenti del sapore.

Le acque oligominerali non vanno consumate nelle insufficienze renali e nella ipertensione arteriosa, mentre quelle ricche di sali coadiuvano la terapia della dislipidemia, quindi quando vi siano alterazioni del tasso di grassi del sangue (infatti, se aumenta l'apporto di calcio, diminuisce l'assorbimento intestinale di grassi). Là dove vi siano processi digestivi lenti, sono consigliabili le acque acide, mentre, se già esiste uno stato di acidità gastrica, vanno meglio le acque alcaline. Comunque, le acque minerali non possono vantare proprietà terapeutiche di tipo farmacologico, ma possono riportare sulla propria etichetta le eventuali proprietà generiche delle quali sono in possesso. Il legislatore non transige sul fatto che l'acqua non è un farmaco. E' semmai il medico che, visitando il paziente, può consigliare una cura a base di un'acqua specifica. Riguardo alla bottiglia vera e propria, va detto che diverse sono le caratteristiche che è previsto debbano avere sia il contenitore stesso che l'etichetta.

Comunque, al consumatore può interessare il fatto, per esempio, che esiste una contestazione nei confronti dell'uso della plastica, come contenitore dell'acqua, in quanto è stato dimostrato che questo tipo di materiale contiene sostanze che possono es­sere assorbite dall'acqua, soprattutto a causa del sole e del calore. E' preferibile il vetro: si tratta dello stesso tipo di vetro utilizzato per confezionare i tarmaci. Naturalmente, sull'etichetta va indicata con precisione la quantità di acqua che c'è nella bottiglia, e vanno descritte le qualità di cui ho parlato prima (poco, mediamente, molto mineralizzata). Si deve trovare la dichiarazione circa il fatto che l'acqua sia "microbiologicamente pura". Inoltre, sull'etichetta si deve potere leggere il numero dell'autorizzazione ministeriale, l'indicazione riguardante le concentrazioni dei sali minerali presenti e del laboratorio che ha effettuato le analisi, e deve essere precisato se si tratta di un'acqua naturale o addizionata. Altre indicazioni (del tipo "può avere effetti diuretici o lassativi", oppure "è indicata per l'alimentazione dei neonati", ecc.) sono concesse. L’essere umano ha bisogno di 2 litri, 2 litri e mezzo di acqua al giorno: in parte se la procura con le bevande, e in buona parte con gli alimenti. Può sopravvivere anche qualche settimana senza cibo, ma, senza acqua in assoluto, non più di sei giorni. Dunque, l'acqua è importante, ed è quindi intelligente sceglierla bene, in base alle caratteristiche del proprio organismo.