Cosa beviamo

Se si consumano frutta e ortaggi crudi  a sufficienza, in genere non si ha sete. In pratica, assumendo vegetali e frutta freschi, introduciamo il 70-80% dell’acqua necessaria. Nella frutta sugosa c’è dal 78 al 92% di acqua, negli ortaggi dal 75 all’85%, nel pesce dal 65 all’80%, nella carne dal 60 all80%. L’acqua contenuta nella frutta e nei vegetali freschi è purissima, biologica, priva di ogni impurità, filtrata dal processo metabolico della pianta. Un’acqua che nessun acquedotto, e neanche la più pura delle sorgenti, ci possono dare. 

Capita, tuttavia, di aver sete nel corso della giornata, o per un forte dispendio di umidità e sali (calda stagione, sport) o per errori nell’alimentazione (troppi grassi, troppo sale…). In questo caso si deve bere finchè la sete è scomparsa. E’ dannoso, invece, e innaturale, bere durante il pasto, come fanno molti. Bere durante i pasti significa diluire i principi nutritivi degli alimenti e ridurne l’efficacia; diluire i preziosi succhi gastrici che in tal modo risulteranno meno efficaci. Bevendo, quindi, si allungano i tempi della digestione e si digerisce peggio, specie per chi ha succhi gastrici poco acidi. Inoltre, se si beve tra un boccone e l’altro di cereali o amidacei, si impedisce alla ptialina della saliva di funzionare nella predigestione orale, e si è portati a ingoiare il boccone, reso più fluido dal liquido, senza averlo prima convenientemente masticato. L’acqua comunque è indispensabile al nostro organismo, come a tutti gli esseri viventi; bisogna soltanto cercare di berla dopo la digestione, ovvero dopo 3-4 ore dalla fine del pasto. L’acqua, quindi, è un bene irrinunciabile e prezioso, anche se un italiano su 3 soffre la sete per 3 mesi all’anno ed ecco pronta la soluzione: l’acqua da tavola. Sì, perché come se non bastassero oltre 230 etichette di acqua minerale già commercializzate in Italia, ed almeno una dozzina di acque di sorgente, dal 18 marzo può essere liberamente messa in vendita… acqua di rubinetto. 

Ai sensi del decreto 31/2001 è ora consentita la commercializzazione in “bottiglia e contenitori” di acqua di rubinetto, confezionata tale e quale, o dopo trattamenti chimico-fisici finalizzati a renderla idonea a determinate categorie di consumatori (eliminando il sodio per gli ipertesi, aggiungendo potassio e litio per gli artereosclerotici). L’acqua di rubinetto imbottigliata dovrà recare, in etichetta, la specifica denominazione di vendita “acqua destinata al consumo umano”, o “acqua da tavola”, ma è prevedibile che, a causa delle ben note e ambigue denominazioni di fantasia, cadremo facilmente in errore. Qualche “distinguo” allora, da ricordare all’atto dell’acquisto? L’acqua minerale naturale che proviene da sorgenti naturali o perforate sgorga da queste con caratteristiche igieniche particolari ed eventualmente proprietà favorevoli alla salute. I soli trattamenti consentiti all’imbottigliamento sono la separazione di eventuali elementi (zolfo e ferro) e la modifica della quantità di anidride carbonica. L’acqua di sorgente, prelevata alla fonte delle migliori falde che alimentano gli  acquedotti, può subire qualche trattamento in più, integrazioni saline escluse, fermo restando (come per l’acqua minerale) il divieto di colorazione. Sempre parlando di “cosa beviamo” non possiamo trattare esclusivamente l’acqua, tralasciando le altre bevande: il tè, il caffè, infusi e decotti. 

IL TE’ è una bevanda tradizionale dell’Oriente diffusa ormai ovunque. Non esiste un solo tè, ma molti tipi a seconda dell’aroma, del trattamento e del tasso di teina (la caffeina del tè). A parità di peso secco, il tè, per quanto la notizia possa suonare strana, è più ricco di caffeina del caffè. In pratica però, poiché l’infuso di tè si beve molto più diluito del caffè, la teobromina (è questo il suo nome tecnico), è meno concentrata. Mentre il tè verde è un tè naturale non fermentato, il tè nero si ottiene per fermentazione delle foglie della pianta. Nel tè sono presenti delle purine, il tannino, la teobromina. Nel tè verde, la teobromina è combinata con il tannino, e quindi meno efficace, mentre è molto efficace il tannino. Il tè nero fermentato è più eccitante, perché la teobromina è libera, ma meno astringente. Il tè verde è sconsigliato per chi ha la digestione difficile, mentre il tè nero non è indicato a chi è agitato e nervoso. In genere, però, il tè è meno dannoso del caffè, e non ha i composti cancerogeni della torrefazione. L’aggiunta di limone o latte attenua gli effetti negativi del tannino, ma l’aggiunta del latte lo rende indigesto.

IL CAFFE’ contiene un alcaloide del gruppo delle purine, la caffeina, e pertanto dovrebbe essere usato come un farmaco, non come una bevanda. Invece il suo consumo diffusissimo dà luogo anche a fenomeni di assuefazione. E’ utile, come anche il tè, in casi di cefalea, mal di testa e ipotonia. Come bevanda di ogni giorno è però da scartare decisamente, non solo per la tossico-dipendenza della caffeina, ma per l’eccitazione cardiaca che arriva facilmente alla tachicardia, per il rischio reale di gastriti e ulcere gastriche. Poiché, dopo i primi minuti di eccitazione, si genera una depressione, il consumatore abituale di caffè è portato a berne molte tazze nella giornata. Nemmeno l’aggiunta di latte rende sana questa bevanda calda. Il caffelatte caldo dà origine a un composto, il tannato di albumina, che è difficilmente digeribile. Un’alimentazione sana e naturale, in ultima analisi, non contempla l’uso del caffè. Dopo un pasto abbondante una tazzina di caffè, comunque, può essere tollerata dall’organismo e favorire la digestione. Come sostituire queste due sostanze nervine? L’alternativa migliore sono gli infusi di erbe aromatiche, di foglie e di fiori. Gli infusi dovrebbero essere un’abitudine costante, anche perché servono per curarsi e per dissetarsi. Sono particolarmente utili  3 ore dopo i pasti e la sera al momento di coricarsi. Al mattino si può scegliere un infuso vitalizzante e tonico (rosmarino, timo). Certo, un infuso non è l’istant-coffee: si devono attendere 10-15 minuti, per dar modo ai principi attivi e agli aromi di diffondersi nell’acqua bollente. Una volta preparato l’infuso sarebbe senza senso “ucciderne” il sapore col miele e con lo zucchero. Molto indicati come dissetanti, tiepidi o a temperatura ambiente, gli infusi di menta, di ibisco e di rosa canina, gli ultimi due ricchi di acidi organici naturali, citrico e tartarico

Bibliografia: “L’alimentazione naturale”, Nico Valerio, EDIZIONE MONDADORI.