La liquirizia: una radice amica

Le notizie più antiche, circa l'uso della liquirizia, risalgono al periodo della civiltà egizia, quindi a 6.000 anni fa: le civiltà dei romani e dei greci, come quella indiana e cinese, conoscevano le proprietà di questa pianta, e medici come Galeno, Celso e Ippocrate la prescrivevano per la cura della tosse, delle coliche renali ed epatiche, dei bruciori allo stomaco, e, come pomata, per medicare le ferite. Nei secoli, la liquirizia ha continuato ad essere utilizzata, e i libri di fitoterapia ne contemplano costantemente l'uso. Le radici e gli stoloni, che sono rami striscianti sul terreno, devono essere estirpati in ottobre - novembre, da piante che non abbiano meno di quattro anni, e, puliti e fatti essiccare, devono essere tagliati in piccoli pezzi, e conservati in vasi di vetro in luogo asciutto. Si pensi che questa pianta contiene la glicirizzina, che ha una capacità di addolcire 50 volte superiore a quella dello zucchero, perciò è la sostanza più dolce che esiste in natura (L'industria alimentare lo sa e ne fa largo uso). Nella fitocosmesi la liquirizia viene utilizzata nella preparazione di creme antinfiammatorie per la pelle, dentifrici, colluttori, shampoo, lozioni toniche e saponi. Sostituisce i cortisonidi nell'approntare pomate che curino la psoriasi, gli eczemi e le dermatiti, soprattutto in campo pediatrico. Ancora, troviamo la liquirizia nella composizione di farmaci antiulcera, antispastici, antisettici e antinfiammatori.

Aumenta tuttavia la pressione del sangue, per questo col tempo si è arrivati a togliere L'acido glicirrizico, che è la causa dell'ipertensione. Contro l'areofagia, quindi la presenza nello stomaco d'aria in quantità fastidiosa, e nella cura dei dolori procurati dall'ulcera, si prepara un decotto con mezzo etto di radici secche, che si fanno bollire per 5 minuti in un litro d'acqua: il tutto va fatto macerare circa 10 ore, filtrato, e bevuto a piccole dosi. Il collutorio che curi l'alitosi si ottiene macerando per 10 giorni mezzo etto di radici in mezzo litro di vino bianco secco. Nella terapia naturale della bronchite si ricorre ad un decotto preparato facendo bollire per 20 minuti in mezza litro d'acqua due mele affettate con bucce e 10 grammi di liquirizia. Il decotto si filtra con un colino e si beve caldo. Facendo bollire per mezz'ora una decina di prugne secche e 10 grammi di radici di liquirizia in un litro d'acqua, e poi filtrando il tutto e bevendolo caldo, si ottiene un farmaco naturale lassativo. Nel Kamasutra si fa riferimento a decotti ottenuti unendo latte e liquirizia, ginseng e rafano, o aggiungendo al latte liquirizia e finocchio:  considerando di cosa si occupa il libro citato, è facile intuire che i decotti suggeriti hanno un potere presumibilmente afrodisiaco.