Le acque minerali

La dizione “ACQUA MINERALE” non vuole dire soltanto che si tratta di un’acqua in cui sono disciolti dei minerali; se così fosse, infatti, tutte le acque che ritornano alla superficie terreste, dopo aver attraversato le rocce negli strati profondi ed essersi così mineralizzate, sarebbero acque minerali. Il termine acquista un significato più complesso, in quanto riguarda anche le azioni terapeutiche connesse alla mineralizzazione vera e propria. Un’acqua potabile è anch’essa mineralizzata, ma non possiede caratteristiche biologiche e terapeutiche particolari e la quantità di mineralizzatori non  supera un determinato quantitativo che si usa fissare in 0,5 g. per l. Per fare un esempio prenderemo due acque minerali, note a tutti. L’acqua di Salsomaggiore contiene 180 grammi di sali per l., è chiaro che si tratta di un’acqua minerale. L’acqua di Fiuggi, invece, contiene soltanto 60 mg. di sali per l., però possiede caratteristiche terapeutiche note fin dall’antichità: tali caratteristiche sono legate anche alla natura delle sostanze disciolte. L’acqua di Fiuggi è minerale.

Anche le acque minerali sono state classificate: in particolare, in Italia, è stata adottata la classificazione chimica. Si distinguono infatti le acque oligominerali, cioè con mineralizzazione globale non superiore ai 200 mg. per l.; le acque mediominerali, con mineralizzazione globale dai 200 mg. per litro fino a 1 g. per l., e le acque minerali propriamente dette, con mineralizzazione globale superiore a 1 g. per l. Le acque minerali propriamente dette prendono poi denominazioni specifiche a seconda della prevalenza degli elementi o dei raggruppamenti chimici che sono presenti. Si hanno così acque SALSE, acque SOLFUREE, acque ARSENICALI-FERRUGINOSE;  acque BICARBONATE e acque SOLFATE. Altro elemento importante nella classificazione delle acque minerali è la temperatura; è infatti possibile distinguere quattro classi di acque minerali: acque fredde (temperatura non superiore a 20°C), acque ipotermali (temperatura tra 20 e 30°C), acque termali (temperatura tra 30 e 40°C), acque ipertermali (temperatura superiore a 40°C). Alcuni caratteri riguardano valori chimico-fisici come la presenza di gas; infatti esistono acque carboniche, vale a dire acque in cui sono disciolte sensibili quantità di anidride carbonica, cioè acque che si potrebbero dire gasate naturalmente. Esistono inoltre acque radioattive, cioè acque in cui sono disciolte quantità apprezzabili di radon (radioemanazione). Si tratta di acque in cui sono presenti nuclei di elio, che si comporta come un gas. Infine, vi sono acque solfuree in cui è disciolto il gas idrogeno solfato. L’anidride carbonica conferisce all’acqua il caratteristico sapore acidulo e appare con le bollicine; il radon non ha nessuna proprietà organolettica, cioè non ha né odore, né sapore, né colore; l’idrogeno solfato invece, emana il caratteristico odore di uova marce. Passiamo ora ad analizzare come si somministrano le acque minerali: a) TERAPIA IDROPINICA: è la cura che impiega le acque minerali per bevanda o bibita, detta anche cura interna o idropinoterapia, termine tecnico derivato dal greco e che letteralmente significa cura con il bere l’acqua ( idro = acqua e pino = bere). Abitualmente l’acqua è bevuta a digiuno al mattino, anche se alcune acque ( ad esempio oligominerali) possono essere bevute durante i pasti o nel pomeriggio. La prescrizione termale precisa il numero di bicchieri o la quantità in g. di acqua da prende giornalmente. L’acqua deve essere bevuta a piccoli sorsi e passeggiando; viene distribuita dagli appositi impianti. b) INIEZIONI: l’acqua minerale può essere somministrata, sempre per via interna, anche mediante iniezioni. L’iniezione di acqua minerale, però, si può dire del tutto eccezionale e riservata ad alcune acque particolari e generalmente straniere; infatti in Italia è poco usata. c) BAGNI: la cura esterna consiste nel mettere a contatto l’acqua minerale con la pelle o con le mucose; la cura esterna più semplice è costituita dal bagno. I bagni possono essere in vasca o piscina, con l’acqua della sorgente, se è termale, o con l’acqua riscaldata, cioè termalizzata. Inoltre i bagni possono essere tiepidi, se la temperatura non oltrepassa i 34°C, o caldi, se la temperatura va dai 34°C ai 38°C, e la loro durata varia da 10 a 30-40 minuti. d) DOCCE: fanno parte dell’idroterapia, in cui l’acqua, come tale, è usata in quanto mezzo fisico, cioè tenendo conto più della modalità di somministrazione che non della natura dell’acqua; sono tuttavia interessanti perché anche le acque minerali possono essere efficacemente usate per le docce. Le docce sono una varietà del bagno e possono essere esterne, cioè sulla pelle, o interne, cioè sulle mucose che tappezzano gli organi cavi aperti all’esterno; possono inoltre essere fredde o più calde dei bagni. Le docce esterne possono avere fogge assai diverse fra loro, a seconda degli effetti che si vogliono ottenere, e possono essere o meno associate al massaggio manuale. Un tipo diffuso anche in Italia è la doccia subacquea o idromassaggio, tecnica che rappresenta un mezzo eccellente per attenuare la forza del getto d’acqua e per realizzare un buon massaggio.

Consiste sostanzialmente nel dirigere la doccia, calda e sotto buona pressione, sull’addome, sulla regione epatica, sulla colonna vertebrale o sulle articolazioni. Le docce interne, dette anche irrigazioni, sono costituite dall'introduzione dell'acqua termale o termalizzata nelle cavità naturali del corpo comunicanti con l’esterno. Le irrigazioni vengono specificate a seconda del nome degli organi irrigati: si parla così di irrigazione nasali, vaginali, rettali. e) TERAPIA INALATORIA: si tratta di una tecnica che permette l’introduzione dell’acqua minerale dispersa in minute goccioline o dei gas liberati dall’acqua stessa nelle cavità delle vie aeree superiori e inferiori. Il principio su cui si basa la formazione delle goccioline è abbastanza semplice: due tubicini sono posti ad angolo retto fra loro e costituiscono l’elemento fondamentale delle apparecchiature; uno pesca nell’acqua minerale mentre nell’altro arriva aria o vapore sotto pressione; il moto che così si crea fa risalire l’acqua minerale che poi viene spruzzata verso l’esterno dalla pressione. Si ottengono così varie forme di somministrazione, tra cui le più comuni in Italia sono l’inalazione caldo-umida, la nebulizzazione o polverizzazione, l’aerosol o l’inalazione di gas. L’inalazione caldo – umida è un getto di vapore frammisto all’acqua pescata dal tubicino; le goccioline di vapore sono costituite dall’acqua minerale diluita nell’acqua potabile del vapore. D’abitudine viene inalato il vapore che si ottiene con un litro di acqua minerale. Con quest’inalazione si raggiungono: faringe, laringe, trachea e grossi bronchi. La nebulizzazione o polverizzazione si pratica in ambiente riempito di goccioline ottenute con l’aria compressa. Entrando in queste sale si ha l’impressione di entrare in una specie di nebbia costituita da una popolazione di goccioline di diametro variabile che, a seconda della loro grandezza, possono fermarsi nel faringe o raggiungere le diramazioni più fini dei bronchi. L’aerosol si basa sul sistema dell’aria compressa e usando particolari filtri permette di ottenere una corrente di goccioline molto minute, capaci di penetrare fino nei piccoli bronchi. Nel sistema ad acqua fluente è necessario che l’acqua aerosolizzata sia sempre nuova, per cui quella proveniente dai filtri viene eliminata. Nell’aerosol sonico alle goccioline viene impressa una vibrazione indotta da una membrana vibrante ( che produce anche un suono, da cui deriva il nome di sonico) in modo da permettere una migliore penetrazione nelle cavità. L’inalazione di gas si ottiene facendo gorgogliare dell’aria nell’acqua minerale in modo da provocare la liberazione dei gas disciolti nell’acqua che così possono venire inalati. La inalazione può avvenire individualmente, oppure i gas possono essere immessi in quantità conveniente in un ambiente, effettuando così una terapia collettiva. f) FANGOTERAPIA: consiste nel trattamento degli organi profondi con l’applicazione sulla pelle di un fango medicinale detto anche peloide ( termine greco che vuol dire fanghiglia).

Lo studio dei fanghi è molto complesso e riguarda la maturazione o formazione, la composizione chimica, le caratteistiche biologiche necessarie all’impiego. L’argilla per maturare un buon fango va scelta con cura e messa a macerare nell’acqua minerale. Quando il fango è maturo, caldo, perché l’acqua minerale è ipertermale, viene applicato sulla parte del corpo che si desidera trattare. La fangatura è quindi coperta con teli e viene mantenuta per circa 15-20 minuti. Al termine, tolto completamente il fango, il paziente si sottopone a un breve bagno di pulizia in acqua minerale, che stimola termicamente tutto l’organismo. Uscito dal bagno e asciugato rapidamente, il paziente viene fatto distendere sul cosiddetto lettino di reazione, dove, ben coperto, termina appunto la reazione, cioè il periodo d’intensa sudorazione provocato dalla fangatura.

 

Bibliografia: “Curarsi con le acque”.

                        Gianantonio Bocconi

                        Ed. Guide Pratiche  -  Rizzoli.