I traumi nel gioco del calcio

I traumi nel gioco del calcio Tra i giocatori del calcio, probabilmente il più esposto è il portiere, poiché può urtare con violenza contro pali della porta, il terreno della sua area è decisamente più duro rispetto alle altre zone del campo e l'aggressività degli avversari rappresenta una forza dirompente alla quale egli deve opporsi. Cadute, schiacciamenti tra due o più persone, calci e gomitate sono le cause più frequenti di incidenti, ma anche il tipo di scarpa, dotata di tacchetti, fa sì che il piede, non stabile, possa favorire le distorsioni. Lo stesso "scontro" tra piede e pallone può provocare distorsioni e lacerazioni, così come ampi movimenti, compiuti a vuoto possano determinare lesioni dei muscoli. Un tipico trauma del calcio è la lesione del menisco, come lo è la lacerazione dei legamenti crociati o collaterali: le rotazioni improvvise del piatto tibiale sul piano, con il piede fermo a terra, sono all'origine di una serie di traumi delle parti molli legamentoso-capsulari. I muscoli vanno incontro a stiramenti, a distrazioni, o "strappi", e in questi casi c'è una vera e propria interruzione di un numero più o meno alto di fibre muscolari. La rottura totale del muscolo è un'eccezione: solitamente si lacerano alcuni fasci per un calcio tirato a vuoto o per un movimento esagerato in termini di ampiezza, o per una contrazione violenta e improvvisa poco controllata. La lesione dei menischi del ginocchio in genere è dovuta ad una eccessiva estensione, che si realizza dopo che è stata assunta una posizione di flessione. Il menisco interno, che è la parte interessata nell'80% dei casi, sottoposto ad una violenta trazione o viene schiacciato o è "aggredito" dal femore o dal piatto tibiale, che sono le strutture ossee tra le quali è posto: si producono distacchi o vere rotture. Un altro danno frequente è la distorsione del ginocchio, che va dalle forme meno gravi di non completa lacerazione dei legamenti collaterali e crociati, fino alla loro interruzione totale. La rottura del legamento crociato, anteriore e posteriore, è piuttosto frequente. In questi casi i sintomi assumono una certa imponenza e qualsiasi attività sportiva è impedita. Non sono rari i cosiddetti distacchi dell'eminenza intercondiloidea del piatto tibiale. Si tratta della separazione dalla tibia (osso della gamba posto sotto il ginocchio) di un piccolo frammento, e la dove lo spostamento non sia marcato, la semplice immobilizzazione può portare alla guarigione. Molto colpita è l'articolazione tibiotarsica, perché spesso è lesa da distorsioni, quasi sempre a livello della regione laterale. In questi casi è coinvolto il legamento collaterale, con i suoi vari fasci. Molti atleti presentano formazioni osteofitiche, e gli osteofiti sono vere e proprie neoformazioni ossee che premono sulle strutture anatomiche vicine provocando dolore. I portieri vanno spesso incontro a lussazioni e distorsioni delle ultime falangi delle dita della mano, che si procurano nelle parate o nei tentativi di parata. Quando si parla di patologie del gioco del calcio non può essere dimenticata la sindrome rettoadduttoria, che è una tendinopatia del bacino e dell'anca. Il dolore, in questi casi, varia di intensità, perché può consentire lo svolgimento dell'attività sportiva, così come può addirittura impedire la deambulazione. L'incidente fa generalmente la sua comparsa alla fine di una partita o di un allenamento, cioè quando il giocatore è affaticato. Nel calcio come nello sci e in tutti gli sport, ci si fa male quando si è stanchi o non concentrati, perché non si realizza la vera a propria preparazione dei muscoli allo sforzo. Percepita una fatica da affrontale, i muscoli, se non c'è stanchezza e se, soprattutto, c'è concentrazione, si contraggono, aumentano il loro livello di inserzione e di "attaccamento" alle ossa, e tutto ciò ha un'azione protettiva nei confronti dei traumi. Nella sindrome rettoadduttoria il dolore può fare la sua comparsa improvvisamente, dopo un movimento di torsione o extrarotazione del tronco. C'è poi, tra i calciatori, la artropatia della sinfisi pubica o inguinocruralgia traumatica, che si rende evidente con dolori di notevole intensità nella zona del pube e nella regione anteriore-interna della coscia. La terapia prevede il riposo assoluto per diversi mesi. Attraverso le radiografie possono essere evidenziate delle calcificazioni attorno ai capi articolari della articolazione tibiotarsica (gamba-piede) e mediotarsica, nel contesto dei legamenti. Non è per niente rara l'artrosi delle articolazioni del piede, soprattutto della prima articolazione metatarsofalangea, i cui capi articolari presentano, qualche volta, grosse formazioni di osteofiti. Spesso questo genere di patologia non procura sintomi, se non verso il termine della carriera, e poi in seguito. I traumi diretti restano comunque le più frequenti cause di fratture nel gioco del calcio. Tibia e perone sono le ossa più esposte alla frattura, generalmente a livello del segmento che si trova a metà della gamba, tra ginocchio e piede. Solitamente la rottura trasversale è netta e prima di 4/6 mesi il giocatore non può riprendere l'attività agonistica. Il portiere spesso subisce la frattura dell'osso scafoide del carpo, nei casi in cui il pallone abbia colpito la mano con estrema violenza.