Il morbo celiaco

I segni che portano alla diagnosi di MORBO CELIACO sono il calo di peso, il pallore (da anemia, carenza di ferro e di acido folico), ecchimosi, deficit di calcio, dermatite erpetiforme con papule e vescicole sulle superfici estensorie degli arti. Solo la metà dei pazienti presenta la sintomatologia classica, costituita dal binomio diarrea-malassorbimento. In molti pazienti la diagnosi di morbo celiaco viene formulata partendo dal riscontro di un’anemia, soprattutto da carenza di ferro e di folati. Le feci sono maleodoranti, con presenza di residui oleosi o particelle di cibo non digerito. Il dimagrimento e l’interruzione del ciclo mestruale sono la norma, sono comuni, così come è facile che si formino ematomi e macchie rosse, rash cutanei. 

La dieta priva di glutine è l’elemento primario della terapia, perché il paziente che soffra di morbo celiaco non tollera i prodotti contenenti grano, segale, orzo e avena. Vanno evitati tutti i cibi che abbiano nella loro composizione questi cereali o i cosiddetti idrolisati parziali che da essi derivano, tra cui la birra. Nelle donne in età fertile con interruzione del ciclo mestruale da carenza in termini di nutrimento è possibile che si ripristini il ciclo normale. Gli uomini, con malattia che duri da molto tempo, possono denunciare impotenza o infertilità, che si risolvono, di solito, entro due anni dall’inizio della dieta priva di glutine. Le carenze nutrizionali specifiche devono essere trattate con supplementi di ferro, calcio, vitamina B12, acido folico o magnesio. La diagnosi differenziale, come sottolinea JAMES WOOLLISCROFT nel trattato DIAGNOSI E TERAPIA IN MEDICINA GENERALE, si pone nei confronti di malattie, naturalmente, almeno per certi aspetti simili al morbo celiaco, come la diarrea infettiva, la pancreatite cronica, la malattia infiammatoria intestinale, la giardiasi, la sprue tropicale, l'intolleranza al lattosio, la contaminazione batterica dell'intestino tenue, l'abuso di lassativi, la sindrome del colon irritabile. La ricerca (anamnesi) familiare spesso rileva una familiarità celtica, di vecchia data. Gli ACCERTAMENTI prevedono la valutazione dell’emocromo completo, del ferro, della ferritina, dei folati, della vitamina B12, della calcemia, della magnesiemia, del tempo di protrombina. Inoltre, sono utilissime indagini specifiche come l’esofagogastroduodenoscopia con biopsia del duodeno e del digiuno prossimale, la valutazione della concentrazione degli anticorpi circolanti e dei lipidi nelle feci, la radiografia con mezzo di contrasto. 

Dal punto di vista EPIDEMIOLOGICO, va detto che mancano dati precisi sull’incidenza e sulla prevalenza del morbo celiaco. Nel Regno Unito la prevalenza è alta: 1 caso ogni 1200 persone. Il morbo celiaco interessa un numero leggermente superiore di donne rispetto agli uomini; è possibile che vi sia un'associazione con l'anemia dovuta alle perdite mestruali  e alla gravidanza. Ci sono 3 picchi di incidenza nella vita di una persona: tra i 9 e i 36 mesi, con l’introduzione dei cibi contenenti glutine, nel terzo decennio di vita, spesso sotto forma di grave anemia in gravidanza, nel quinto decennio, di solito come una precisa carenza nutrizionale, per esempio di ferro, acido folico o calcio. 

Le COMPLICANZE del morbo celiaco sono l’anemia, i problemi legati alla carenza di calcio, dunque l’osteomalacia e l’osteoporosi, la digiunite ulcerosa (stato infiammatorio di quella parte di intestino che si chiama “digiuno”; è rara), il linfoma dell’intestino tenue, un tipo particolare di encefalopatia, da deficit acuto o cronico di vitamina B1. Nella maggior parte dei pazienti la dieta priva di glutine è sufficiente per tornare gradatamente al benessere. I pazienti con malattia particolarmente resistente o malnutrizione grave possono trarre beneficio dalla terapia STEROIDEA. Gli obiettivi del trattamento sono: migliorare il benessere generale, migliorare l’architettura della struttura dell’intestino tenue e porre rimedio alle carenze nutrizionali associate. Bisogna ridurre il rischio di sviluppare un linfoma intestinale. Con la dieta senza glutine si ha un miglioramento della salute generale entro poche settimane. La mancanza di miglioramento indica che la diagnosi iniziale è sbagliata, o che il paziente non ha rispettato scrupolosamente la dieta priva di glutine, o che è insorta una malattia (tumore). I pazienti seguiti ambulatorialmente devono essere ricontrollati 6-8 settimane e 3-4 mesi dopo l’inizio della dieta priva di glutine, ripetendo la biopsia. Un’altra biopsia va eseguita dopo 1 anno dall’inizio del trattamento, quando è probabile che si sia instaurato un miglioramento della struttura della parete intestinale. Gli esami del sangue annuali sono, per così dire, obbligatori, allo scopo di escludere che siano insorte carenze nutrizionali specifiche.