Medici ed obbligo di aggiornamento

Il progetto ECM (Educazione Continua in Medicina) varato dal Ministero della Sanità, e in programma, come termine di partenza, dal 1° luglio 2001, prevede, praticamente, che i medici seguano obbligatoriamente un programma di aggiornamento. Il periodico “LA PELLE”, in un articolo di Fabio Fantoni, spiega in cosa consista questo nuovo concetto di “credito formativo”. Oggi con questo meccanismo i medici sono obbligati ad aggiornarsi professionalmente in maniera continua. Non tutte le regole sono però già definite, di sicuro si sa che i medici devono seguire iniziative formative per un numero di crediti pari a 150 in tre anni, con il vincolo di totalizzarne non meno di 20 e non più di 80 ogni anno, al fine di dare continuità alla formazione. Il Ministero della Sanità riconoscerà “i crediti formativi” a iniziative proposte, gestite e organizzate da una molteplicità di soggetti: scuole di specializzazione, università, aziende farmaceutiche, scuole di formazione professionale.

E’ ormai tradizione pluridecennale, in Italia, che le aziende farmaceutiche, ad esempio, promuovano e organizzino convegni allo scopo di informare i medici; la forma rimarrà la stessa, il convegno e il seminario si faranno sempre, quello che cambia è che adesso i soggetti che organizzano l’attività di formazione, debbono richiedere, preventivamente, l’accreditamento dell’iniziativa al Ministero della Sanità. Il Ministero ha creato da qualche mese un sito internet ad hoc –www.sanità.it – per  procedere all’accreditamento compilando un modulo elettronico predisposto. All’interno del sito, alla voce ECM vengono richieste una serie di informazioni assai articolate sulle iniziative. Queste devono essere già definite; le date certe, il numero delle ore e la sede, il contenuto, le modalità didattiche, come si registrano le presenze dei medici. Un aspetto, importante del progetto ECM è che esso riguarda quasi esclusivamente le attività di aggiornamento professionale specialistico. Questo non significa precludere l’accesso ai crediti formativi per altre categorie di medici, ad esempio, i medici di medicina generale, anzi, in prospettiva, l’intenzione del Ministero è quella di aprire l’ECM a tutti gli operatori sanitari – tecnici non laureati, infermieri, etc.

Al momento, l’ECM è solo per i medici e questo primo semestre 2001 è sperimentale. Le attività formative vengono accreditate, ma senza che a queste siano abbinati crediti effettivamente validi. Il modello ECM promosso dal Ministero della Sanità italiano si avvale di altre esperienze simili esistenti all’estero, infatti in molti Paesi Europei ed Extraeuropei, l’aggiornamento dei medici è obbligatorio. Non si può pensare che, una volta laureati o specializzati, i medici smettano di acquisire conoscenze. In Inghilterra o negli Stati Uniti, per esempio, da alcuni anni ci sono meccanismi che stimolano l’aggiornamento professionale dei medici. Ma quali sono i punti di forza e i punti di debolezza dell’ECM italiano? E’ difficile rispondere, in quanto il sistema è tuttora sperimentale ma, al momento, un punto di debolezza è che ancora non si conoscono i reali criteri per stabilire quanti crediti vanno assegnati a ogni iniziativa formativa. Sul sito del Ministero c’è una frase sibillina che afferma che “una giornata di formazione ai massimi livelli vale dieci crediti”. Ma cosa significa ai “massimi livelli”? Si tratta forse di una giornata di otto ore lavorative? Significa una giornata condotta da professori ordinari? C’è indubbiamente una mancanza di chiarezza, nel dettare le regole, che costituisce il punto debole del sistema, né si sa quando queste regole verranno comunicate. Il punto di forza è quello di valorizzare l’esperienza già in essere e, quindi, verranno legittimate quelle istituzioni che avranno un'offerta formativa in grado, sì, di rispondere al requisito dei crediti ma, soprattutto, in grado di aggiornare concretamente i medici.

Una volta fatta chiarezza sul meccanismo di accreditamento, le iniziative più deboli andranno inevitabilmente a ridurre il loro peso fino a scomparire. Le iniziative di formazione proposte vengono valutate da una commissione costituita presso il Ministero della Sanità e composta essenzialmente da medici, accademici e funzionari regionali che si occupano di formazione. I loro nomi sono sul sito internet del Ministero. In particolare “la Commissione è presieduta dal Ministero della Sanità ed è composta: dal Presidente della federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, con funzioni di Vice-presidente; da un Vice-presidente individuato dal Ministro della sanità; da dieci membri, di cui due individuati dal Ministro della sanità, due designati dal Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, uno dal Ministro per la funzione pubblica, uno dal Ministro per le pari opportunità, due dalla Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome e due dalla federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.” La serietà dell’iniziativa richiama il concetto dei criteri di controllo. Sul fronte delle sanzioni, riguardo a gli organizzatori, ancora non si sa nulla. Come già anticipato, è comunque richiesto dal Ministero che gli organizzatori comunichino anticipatamente il programma, il materiale didattico utilizzato e che siano poi disponibili ad accettare ispezioni da parte del  Ministero della Sanità. 

Le attività formative prevedono anche l’effettuazione di esami o di momenti di verifica dell’apprendimento. Allo stesso modo, non sono ancora note eventuali sanzioni per coloro che, pur iscrivendosi a un corso con crediti, poi, in realtà, non lo seguano. In ultima analisi, l’acquisizione di crediti formativi è e sarà sempre più lo strumento essenziale ai fini della progressione di carriera o del mantenimento di responsabilità professionali all’interno dell’azienda in cui il medico opera. Chi non si adegua sarà dunque penalizzato nella carriera. In un mondo, quello della sanità, dove ancora le assicurazioni, il privato, non hanno un ruolo determinante, ha senso parlare di formazione a crediti? Indipendentemente dalla rilevanza del rapporto pubblico-privato, i crediti – se non gestiti in modo burocratico – hanno un duplice senso. Da un lato, possono avere un impatto in termini di accreditamento professionale che è poi uno dei temi di punta sui quali si sta riflettendo in questo momento; dall’altro, è pur vero che non ci sono qui delle relazioni particolari pubblico –privato, però la formazione a crediti rimane la forma tendenzialmente più oggettiva per valutare gli sforzi di aggiornamento dei professionisti.

Giugno 2001