Aids: la situazione attuale nel mondo
Mentre il millennio si avvia verso la fine, l'Asia e l'Africa centro-meridionale denunciano una diffusione dell'Aids su scala sempre più vasta, in contrasto con una riduzione del numero dei casi nei Paesi occidentali.

Negli Stati economicamente avanzati la curva della diffusione della malattia ha raggiunto l'apice e nell'ultimo decennio, a conferma del fatto che la trasmissione eterosessuale è sempre più importante, il numero delle donne infette si è fatto tre volte più grande. Nel cosiddetto Terzo mondo l'anno scorso, le infezioni sono state 16.000 al giorno, per un totale di 6.000.000 di nuovi casi: partito dagli scimpanzé africani, il virus ha invaso i territori di quella che una volta si chiamava Russia, l'estremo oriente, l'India, la Cina. Quest'ultima nazione rappresenta più di un miliardo di persone per cui non è difficile capire come gli osservatori e gli studiosi della materia temano che proprio la Cina diventi la sede tragica di uno sterminio da malattia senza precedenti. Non si dimentichi poi che l'infezione da HIV opera una falcidie che predilige le persone più giovani, quindi la forza-lavoro più importante.

La malattia oggi può essere curata, rallentata nel suo evolversi e a volte fermata grazie all'uso combinato di circa 12 farmaci, usati in varie combinazioni. La rivista Tempo Medico, tuttavia, mette in evidenza come un grosso limite sia rappresentato dal numero di pillole che ogni giorno devono essere ingerite, in alcuni casi più di venti, e questo quantitativo può portare ad uno stato di intossicazione già dopo pochi mesi,con conseguenze negli anni non ancora note. Comunque, soprattutto per quanto riguarda gli Stati meno ricchi, i farmaci non possono esser una valida opposizione all'AIDS, e la vera risposta, come sottolinea l'immunologo Anthony Fauci, sta nel comportamento preventivo: è l'epidemiologia stessa che dimostra come le misure preventive possono ridurre la trasmissione del virus. Intanto si continua a cercare un vaccino anti-HIV, fondamentale per affrontare ovunque il problema, ma indispensabile per i più poveri, che non hanno e non avranno i soldi per curarsi.