Antrace e carbonchio

Come spiega l’Enciclopedia Medica Italiana, edita dalla USES, la parola “antrace ”, che è una trasformazione in lingua italiana del termine medico medievale ANTHRAX, sta ad indicare una DERMATOSI formata da un raggruppamento di foruncoli, che costituiscono una massa in rilievo, procurante dolore, e dove spesso si realizza il fenomeno della NECROSI, o morte cellulare dell’ipoderma. Un tempo si faceva una distinzione tra l’antrace COMUNE o antrace FORUNCOLO, e l’antrace detto VERO, che faceva riferimento alla PUSTOLA MALIGNA del CARBONCHIO. Questa distinzione generava confusione. Oggi si usano due parole diverse per le due diverse malattie. In Italia la parola “ antrace ” fu usata per indicare L’ANTRACE FORUNCOLO, invece con il termine PUSTOLA MALIGNA si definì il CARBONCHIO. Nei Paesi di lingua tedesca e inglese quello che da noi è l’antrace venne chiamato CARBUNCLE e KARBUNKEL. In modo non corretto, qualche volta da noi la parola “ antrace ” è usata per indicare il FAVO, parola che invece definisce la dermatosi prodotta da un fungo, l’ACHORION, che, se si localizza sul cuoio capelluto, produce la TIGNA FAVOSA. Il carbonchio è una malattia infettiva acuta, che colpisce l’uomo ed alcuni animali come gli equini, gli ovini e i bovini. Nella Bibbia se ne parla come della sesta piaga d’Egitto. I medici arabi lo chiamavano FUOCO DI PERSIA. Ne hanno parlato Omero, Virgilio, Lucrezio e Plinio il Vecchio. Siccome è una malattia che colpisce ugualmente l’uomo e gli animali, in condizioni normali sono interessati soprattutto gli individui più esposti al contagio, come i pastori, i bovari, i macellai, gli scuoiatori, i veterinari, i lavoratori di lane, pelli di montone, bue o cavallo, ecc., prevalentemente per azione delle SPORE. A parte i recenti fatti di cronaca, in realtà la malattia, un tempo molto diffusa, oggi è poco presente nei Paesi civili. Il numero di infezioni in Italia oggi è veramente irrisorio, bassissimo.

 Le epidemie che una volta annientavano i greggi o le mandrie sono un’eccezione, e, semmai, si registrano nell’Italia centrale e meridionale, là dove abbiano una “ provenienza agricola ”, mentre sono di origine sporigena nelle zone industriali del Nord. Il BACILLUS ANTHRACIS al microscopio appare come un bastoncino che ricorda la canna di bambù. La temperatura ideale perché si sviluppi è tra i 35 e i 37 gradi. Nel sangue, sui peli, sulle pelli, a temperatura-ambiente, se sussiste uno stato di normale umidità la spora vive mesi o anni. Le vie d’infezione sono le medesime, sia che il contagio venga determinato dal bacillo, sia che venga provocato dalla spora. L’infezione passa attraverso la cute e, più raramente, attraverso le mucose gastrointestinali e polmonari, e infatti si parla di carbonchio ESTERNO e INTERNO. Una piccola lesione della pelle può rappresentare un punto di inoculazione. Il carbonchio interno, intestinale o polmonare, è raro nell’uomo, e può essere provocato dall’ingestione di carni carbonchiose o di altri alimenti inquinati, o dall’immissione nell’albero respiratorio di spore o germi. L’uomo ha una sensibilità limitata. L’inoculazione sottocutanea è causa di una speciale lesione locale, la pustola maligna, alla quale può fare seguito una vasta infiltrazione sotto forma di edema, di gonfiore. I globuli bianchi formano una barriera di difesa per l’organismo, poiché si dirigono verso il focolaio di infezione. Nell’uomo si hanno due forme cliniche di carbonchio. Il carbonchio ESTERNO, il più frequente, e il carbonchio INTERNO. Nel carbonchio esterno si distinguono la PUSTOLA MALIGNA e l’EDEMA MALIGNO. La pustola si sviluppa soprattutto sulla faccia, sulle braccia, sul collo, sulla nuca, e, meno frequentemente, sulle gambe e sul tronco. In pratica, preferisce le parti scoperte.

Di solito si ha una sola pustola, ed è raro averne due o più. Il periodo di incubazione è di 1-3 giorni ed è senza sintomi, dopo di che compare una macchia rossa che procura prurito, e in poche ore si trasforma in una vescicola piena di siero rossastro. Presto questa vescicola si apre ed è sostituita da una neoformazione (ESCARA) prima gialla, poi dura, secca, nera, insensibile. Rapidamente attorno a questa escara si formano altre piccole vescicole, a corona. Con un’adeguata cura, o, a volte, spontaneamente, la malattia si può fermare a questa prima fase, e dopo 2-3 giorni la lesione regredisce. Altrimenti si passa alla seconda fase, quella dell’edema, del gonfiore, che, se la pustola è sul viso, invade il collo, parte del torace, gli occhi, dando all’ammalato un aspetto mostruoso e rendendo estremamente difficile la respirazione. A volte si presentano sintomi come febbre, cefalea, nausea, profonda stanchezza, polso e respiro frequenti, lingua patinosa e arida. Se in questa seconda fase la malattia non si arresta, quasi sempre si giunge all’invasione generale dell’organismo. Nella terza fase, o STADIO SETTICEMICO, tutti i fenomeni generali e locali si aggravano. L’escara si stacca lasciando scoperto il derma sottostante; attorno al focolaio primitivo, e anche a distanza, si formano rigonfiamenti di volume vario. Le condizioni generali si aggravano per fenomeni di adinamia cardiaca, cosicchè la pelle diventa pallida e fredda, le labbra hanno un colore bluastro, un sudore freddo e denso copre il corpo. Il polso diventa piccolo, il respiro accelera, l’ammalato ha sete, dolore a livello della parte bassa del torace, vomito, diarrea, urine scarsissime, collasso cardiovascolare. La morte giunge mentre l’ammalato è pienamente cosciente, perché è raro che si trovi in una condizione di convulsione o sopore. La malattia, nei casi in cui il decorso ha la classica durata di 8-12 giorni, se non curata è letale. Il carbonchio interno, oltre ai sintomi già descritti per quanto concerne il carbonchio esterno, porta a gravi difficoltà respiratorie, a tosse secca, poi umida, con espettorato schiumoso, qualche volta rugginoso, in cui spesso si trovano i bacilli del carbonchio. C’è bronchite diffusa, con focolai di broncopolmonite. A volte si osserva pleurite. Lo stato generale, nella forma POLMONARE di carbonchio interno, è subito compromesso, e si arriva alla morte in piena coscienza dopo 3-6 giorni. La forma GASTROINTESTINALE è provocata dall’ingestione di carni infette cotte in modo insufficiente. Non ripeto i sintomi generali. C’è vomito incontrollabile, spesso biliare o sanguinolento, con dolori addominali violenti, diarrea abbondante accompagnata da perdite di sangue. La morte, dopo 3-4 giorni, si realizza attraverso un collasso. In qualche caso c’è peritonite da perforazione. Ci sono situazioni in cui il decesso è fulmineo, come per un avvelenamento. In qualche caso, a decorso moderato, c’è guarigione spontanea. La scoperta del siero (SCLAVO), dei chemioterapici, dei sulfamidici e degli antibiotici ha drasticamente ridotto la mortalità per carbonchio. La PROFILASSI si concentra soprattutto sulla lotta al carbonchio animale, che, in condizioni normali, è la fonte principale del carbonchio umano. La vaccinazione del bestiame venne iniziata da Pasteur con l’uso di colture vive e attenuate con il calore a 42°C.