Calcolosi renale: la  litotrissia nelle calcolosi delle vie urinarie.

La calcolosi reno-ureterale è una patologia ben nota già dall’antichità. Veniva chiamata “ mal della pietra “.  Ne parlava Ippocrate e sono state trovate mummie egizie curate per calcolosi renale. Il 30% della popolazione mondiale è affetto da calcolosi reno-ureterale. L’incidenza è di 1200 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno, in Italia. I ricoveri ospedalieri a causa di questa patologia sono stati 85.000 nel 1998. La prevalenza è 1:80, e il rischio è del 15% ( la prevalenza è il numero di persone che soffrono o hanno sofferto a causa della malattia ). E’ la decima patologia per diffusione in Italia. Prevale nei Paesi industrializzati (mentre la calcolosi vescicale è più diffusa nel terzo mondo). Una persona su 10 nel corso della sua vita avrà una manifestazione litiasica (di calcolo reno-ureterale ). La recidiva della calcolosi è del 20% a 2 anni e del 50% a 10 anni. C’è un picco attorno ai 30-40 anni, poi tra i 65-75 anni. Il rapporto maschi / femmine è di 2,4 e tende ad aumentare con l’età. La calcolosi, se è nel più giovane, è generalmente dovuta ad ossalato di calcio, mentre con l’invecchiamento prevale la forma uratica (acido urico). La prevenzione della recidiva della calcolosi reno-ureterale rappresenta ancora oggi il problema maggiore nell’affrontare il problema: la recidiva si manifesta più spesso se esistono anomalie metaboliche (per gli addetti ai lavori: 60% nella ipercalciurie, 72% nelle iperuricurie). I calcoli urinari sono formati da calcio ossalato, calcio ossalato + fosfato, idrossiapatite, triplofosfato, acido urico + urati, cistina. La calcolosi di triplofosfato è da infezione: essenzialmente abbiamo un agente patogeno che si chiama Proteus, come causa di infezione. Ma come si forma un calcolo? Il primo fattore responsabile di questo problema è la sovrassaturazione (l’urina è una soluzione satura, ma ci sono delle sostanze particolari, dette inibitori, che mantengono in sospensione i soluti, ma può succedere che ci sia una grossa presenza di soluti o una variazione del PH che rende l’urina sovrassatura). L’ossalato, che può essere responsabile della sovrassaturazione, si trova nel cacao, nel cioccolato, nel rabarbaro, negli spinaci.  Il digiuno fa abbassare il pH, perché quando esauriamo le riserve di glicogeno del fegato si liberano proteine, che fanno appunto abbassare il pH. Un secondo fattore responsabile della formazione di calcoli è la carenza di inibitori (magnesio, citrati, anioni fosfati, mucopolisaccaridi acidi). Il terzo fattore è la formazione di matrice: quando il rene libera sostanze proteiche aumenta il rischio di calcoli, e si ha la formazione di calcoli su una matrice organica. Questo capita nei processi infiammatori del rene. Riguardo alle condizioni che provocano la calcolosi va detto che tra essi troviamo: l’infezione urinaria, la stasi urinaria, l’immobilizzazione, il rene detto  “a spugna ”, l’acidosi  tubulare  renale.  Tra le cause metaboliche che favoriscono la calcolosi abbiamo l’ipercalciuria (alta assunzione o elevata perdita di calcio o eccezionale smobilizzazione di calcio dalle ossa, per esempio per iperparatiroidismo), l’iperparatiroidismo, appunto. Le diete ricche di proteine e grassi animali favoriscono la calcolosi reno-ureterale: si è osservato come nei periodi in cui vi sia stata scarsità di approvvigionamento alimentare la casistica di calcolosi reno-ureterale si sia abbassata di molto. Nella persona ammalata si riscontra a volte familiarità; il rischio  è piuttosto limitato. Gli abusi dietetici aumentano il rischio. Se una persona beve tanto diluisce ciò che può essere causa di calcoli; ma è anche vero che diluisce gli inibitori,per cui non è così scontato che chi beve tanto ha un minore rischio di calcolosi reno-ureterale. Non è vero che le acque ricche di calcio e magnesio favoriscono la formazione di calcoli: noi abbiamo bisogno dei sali di calcio e di magnesio, il cosiddetto “calcare ”. Le acque più indicate (nel contesto di questo discorso) sono le medio-minerali. I sulfamidici possono aumentare il rischio, e si è detto che la calcolosi  è favorita dalla vita sedentaria. (Il BACTRIM può aumentare il rischio di calcolosi da ossalato). Gli esami ematochimici da fare sono: fosfatasi alcalina, paratormone, azotemia, creatininemia, uricemia, sodiemia, potassiemia, cloremia, calcio, magnesio, fosfato nel sangue. Gli esami urinari sono: esame delle urine completo, l’urinocoltura, l’azoturia, creatinuria, acido urico, sodio, potassio, cloro, magnesio, calcio e fosforo (nelle urine delle 24 ore). Il test di Pak è il più diffuso tra quelli che si eseguono nel paziente che presenta episodi di calcolosi che si ripetono. Poi,  sempre per quanto riguarda il paziente “recidivante ”, ci sono i test di Coe, da carico acido, di Brandt e di Sherwood. La diagnostica strumentale si basa sugli esami radiologici, sull’ecografia e sugli esami  radioisotopici (scintigrafia).