La prevenzione del cancro al seno a tavola

Sono stati portati a termine già diversi studi scientifici con lo scopo di verificare la relazione esistente tra cancro al seno e alimentazione. Sottoponendo gruppi di donne volontarie ad un regime dietetico speciale si è dimostrata una riduzione di quegli ormoni sessuali detti "liberi" che vengono identificati come una delle realtà responsabili dei tumori al seno: si è arrivati addirittura ad affermare che la dieta proposta può abbassare del 33% la possibilità di ammalarsi di cancro al seno.

Bisogna dire che lo schema dietetico consigliato conduce anche ad un dimagrimento pari a circa 5 chilogrammi al termine della cura, ad una riduzione del colesterolo nel sangue, quindi ad una minore predisposizione nei confronti delle patologie cardiovascolari, e ad un calo dello zucchero ematico, dunque ad un minore rischio di diabete. Una prima caratteristica di questo regime dietetico, capace, così sembra, anche di aiutare a prevenire le recidive là dove la donna che lo adotti abbia già subito un intervento per l'asportazione di un tumore al seno, è il fatto che porta ad elevare il consumo di cibi ricchi di fitogestrogeni che a loro volta agiscono stimolando la costituzione nel fegato della proteina Shbg, in grado di abbassare il tasso di ormoni liberi nel sangue; i fitoestrogeni sono presenti nelle alghe, nei semi di lino, nel cavolo, nella soia, nei legumi, nei frutti di bosco, nei cereali integrali.

La dieta prevede il consumo di olio extravergine di oliva come condimento, e prevede un basso consumo di dolci e zuccheri in generale, poiché essi inducono un aumento dell'insulina, l'ormone pancreatico che è deputato a determinare un abbassamento della glicemia e l'insulina contrasta la produzione della proteina Shbg.Ancora: si consiglia un maggiore consumo di crucifere, come le rape, la senape, la rucola, il cavolfiore, i cavolini di Bruxelles, i ravanelli, il cavolo, perché agiscono in modo positivo nei confronti del metabolismo degli ormoni. Anche questo regime dietetico porta a consumare più pesce e meno proteine e grassi di origine animale, e ancora una volta si prevede un largo e prediletto ricorso alle fibre della frutta, dei cereali, della verdura, dei legumi, del pesce, appunto, dei semi di lino. La vitamina B6, i cereali integrali e il lievito di birra, ricchi di cromo, sono pure consigliati.

Questa dieta esclude il consumo di latte, formaggio, uova, carne, e si concretizza in consumazioni che prevedono antipasti di insalate con alghe, rapanelli, germogli di soia, rucola, noci, cavolfiori, semi di zucca e di girasole, erbe aromatiche, sesamo, broccoli, cavoli, semi di lino, mandorle, poi piatti di fave, piselli, ceci, fagioli, riso, pasta, orzo, lenticchie, avena, soia. Tra i pesci si prediligono il pesce azzurro, il merluzzo, le alici, le sarde, lo sgombro. I grassi sono accettati se estratti dai semi, i dolci se confezionati con farine integrali e malto o frutta al posto dello zucchero. Un commento a questo tipo di dieta può essere il seguente: si tratta di un regime alimentare facile da seguire e, in definitiva, poco limitante, inoltre le nostre abitudini mediterranee si prestano bene a questo tipo di schema, tuttavia può determinare carenze e può essere seguito solo sotto controllo medico