ISTITUTO DI MEDICINA PREVENTIVA DEI LAVORATORI E PSICOTECNICA - PAVIA

Direttore Prof. Michele Salvini

PREVENZIONE DEL DANNO UDITIVO DA RUMORE NELL'INDUSTRIA

Screening audiometrico su gruppi omogenei di lavoratori

Nello svolgere le ricerche necessario alla stesura di questo lavoro, ci si è prefissi scopi diversi e molteplici, i quali, tuttavia, avevano un minimo comune denominatore: lo studio e l'esame del rumore e dei suoi effetti sulla capacità uditiva delle persone.

Per ottenere dei risultati in questo senso si sono presi in considerazione due gruppi di soggetti che si caratterizzano per una loro indiscutibile diversità per ciò che concerne l'ambiente di lavoro: il primo insieme è infatti costituito da 147 individui abitanti nelle province di Sondrio e di Pavia ed appartenenti alle categorie degli insegnanti, delle infermiere, delle casalinghe e dei commercianti; il secondo annovera circa 700 soggetti occupati nel settore industriale della metallurgia.

Se il primo gruppo, quindi, è formato da lavoratori non esposti ad un eventuale danno procurato dal rumore nel loro ambiente di lavoro, non così si può dire per il secondo, costituito da persone decisamente esposte a tale pericolo.

Allo scopo, sono stati analizzati tracciati audiometrici sia dei primi che dei secondi, prediligendo tuttavia, in questo ultimo gruppo, solo i 340 operai occupati in una sola industria metallurgica.

Un procedimento di questo tipo prende il nome di « Screening » e, con questo termine, si indica una metodologia che vuole differenziare, in una indagine di massa, i casi sani dal resto della popolazione sotto studio.

Le 147 persone professionalmente non esposte sono state divise per fasce di età dai 5 agli 80 anni. Questo materiale, oltre che essere un controllo cui riferire i risultati dei gruppi di persone esposte, ha fornito da solo alcune osservazioni non trascurabili: la prima indica che esiste una progressione della perdita uditiva con l'età per entrambi i sessi, ed è in questo senso che si parla di « sociopresbiacusia » là dove si vuole indicare quella diminuzione della capacità uditiva dovuta sia all'evoluzione senescente di tutto l'organismo, sia alla normale esposizione al danno da rumore nella nostra società. La seconda mette in luce il fatto che le femmine hanno un deterioramento della loro capacità uditiva alle basse frequenze più veloce rispetto i maschi, mentre sopra i 2000 Hz tale rapporto si inverte. L'osservazione dei risultati porta comunque a concludere che la progressione della perdita uditiva con l'età è per entrambi i sessi più accentuata alle alte che alle basse frequenze.

Passando poi a parlare del gruppo costituito dai 340 operai, la cui età media è di 36 anni, bisogna dire che non sono tutti occupati in uno stesso ambiente di lavoro, poiché sono persone impiegate in cinque diversi reparti: attrezzeria, tubi, fonderia, trafila, barre. Uno scopo di questo lavoro è stato anche quello di porre a confronto tre diversi metodi per la valutazione della compromissione uditiva e di stabilire quale dei tre è il più restrittivo, quello cioè che individua il più alto numero di soggetti esposti al danno uditivo da rumore.

I metodi di esame utilizzati sono:

1) II metodo Rossi, che indica il campo di frequenza comprendente i valori di 2000 - 3000 - 4000 Hz come quello che riveste una significativa importanza per la valutazione della compromissione uditiva e che considera come « normo udente » un soggetto che presenti un livello medio bilaterale di soglia uditiva che non superi i 29, 15 dB.

2) II metodo LAFON, che prendendo invece in considerazione i valori di frequenza di 2000 e 4000 Hz, stabilisce che l'inizio del danno della funzione uditiva si ha quando il livello medio bilaterale di soglia supera i 20 dB.

3) II metodo ISO, che stabilisce un valore di 25 dB, prendendo in esame le frequenze di 500, 1000 e 2000 Hz.

Quindi, se partiamo dal presupposto che i tre valori sopra citati, devono essere moltiplicati, ciascuno, per il corrispondente numero delle frequenze considerate da ogni procedimento, si potrà dire che i metodi Rossi - Lalon ed Iso stabiliscono rispettivamente che i livelli sonori massimi in grado di non provocare alcun danno funzionale uditivo sono di 87,5 - 40 - 75 dB.

Utilizzando i dati ottenuti per comparare le diverse metodiche di esame e distribuendoli su carta di probabilità, si sono evidenziate le differenze significative fra i tre metodi e si e concluso che il criterio più restrittivo o quello di LAFON, seguito, nella maggioranza dei casi dai criteri ROSSI ed ISO, anche quando applicato allo studio dei soggetti non esposti.

Questo ultimo procedimento, infatti, si mostra già estremamente restrittivo se utilizzato in un esame di persone non esposte al rumore, e tale caratteristica e bene evidenziabile se viene utilizzato nello screening di gruppi di persone esposte. Tutti i criteri sono sovrapponibili per quanto riguarda la scala di gravita fra i reparti, ovvero là dove la frequenza cumulata di persone non portatrici di handicap è la più bassa per uno qualunque dei tre metodi, lo è anche per gli altri due. Un ulteriore scopo dell'indagine era quello di porre a confronto i due gruppi di individui e, così facendo, si è visto che esiste una differenza significativa, nella capacità uditiva, fra le persone esposte e quelle non esposte, naturalmente a scapito delle prime. Un ambiente di lavoro particolarmente rumoroso incide in maniera significativa sulla perdita uditiva.

RIASSUNTO

E' stato compiuto un lavoro di ricerca per individuare quale sia il danno uditivo procurato dal rumore ; gli scopi prefissi si sono perseguiti esaminando e comparando due diversi gruppi di persone, e precisamente 147 individui abitanti nelle province di Sondrio e di Pavia e appartenenti a categorie di lavoratori non esposti al danno uditivo da rumore nel loro ambiente di lavoro, e 700 soggetti occupati nel settore della metallurgia.

Riassumendo brevemente i risultati ottenuti, si può dunque concludere che :

1) Per quanto riguarda le persone non esposte, esiste progressione della perdita uditiva con l'età per entrambi i sessi;

2) le femmine mostrano un deterioramento della loro capacità uditiva alle basse frequenze più veloce rispetto ai maschi;

 

3) per ciò che concerne gli esposti, i criteri di analisi dei tracciati audiometrici sono sovrapponibili per quanto riguarda la scala di gravità fra i reparti ;

4) il criterio più restrittivo è quello di Lafon, e questo vale per ambedue i gruppi;

5) esiste una differenza significativa della capacità uditiva fra le persone esposte e quelle non esposte.

 

 

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