Dermatologia plastica

I problemi determinati dall’invecchiamento della cute, in generale, e del volto, in particolare, nonché quelli derivanti dalla cellulite (naturalmente, più relativi ad uno stato psicologico, provocato da queste condizioni, che non ad autentiche sofferenze organiche) coinvolgono una parte della popolazione sempre più vasta, nel mondo occidentale. Le tecniche di ringiovanimento del volto consistono, a grandi linee, nel sollevare o appianare le rughe e i cosiddetti “minus”, quindi zone dove c’è una quantità di tessuto inferiore alla norma, e nel correggere lo scivolamento delle masse cutanee e dei muscoli del volto verso il basso. I “filler” sono materiali che, iniettati, sollevano il derma, e questo alzarsi fa scomparire la ruga. Ci sono 3 tipi di filler: 1) riassorbibili; 2) non riassorbibili o permanenti; 3) semiriassorbibili. Un materiale che si riassorbe è una sostanza che solleva e corregge la ruga, poi è riassorbito. Nel soggetto normale, ogni 6-8 mesi le rughe cambiano, e il filler riassorbibile può essere usato più volte, nel senso che lo si può iniettare periodicamente, seguendo l’andamento della geografia cutanea. E’ dunque adatto, per esempio, nei casi in cui si ha dimagrimento.

E’ il tipo di filler più usato. I filler riassorbibili sono il COLLAGENE e l’ACIDO IALURONICO. L’acido ialuronico è usato anche in oculistica e nella cura intrarticolare delle artrosi. Ci sono 1.600 pubblicazioni scientifiche sull’acido ialuronico: esso è usato da 7-8 anni contro le rughe, mentre il collagene ormai da 25 anni. Tra i materiali non riassorbibili c’è il SILICONE LIQUIDO. I filler permanenti – non riassorbibili sono stati messi sul mercato perché c’era e c’è una clientela che vuole risultati duraturi nel tempo, e rifiuta rimaneggiamenti o ritocchi a breve scadenza. Forse non tutti sanno che il silicone è vietato. Si parla di “dive siliconate”, ma il silicone è vietato. Qualsiasi Stato lo ha vietato perché può provocare il cosiddetto granuloma da corpo estraneo, poi migra, cioè si sposta, e crea facilmente edema, quindi gonfiore non voluto. Esistono anche i METACRILATI: sono piccole sfere, e messe nel derma migrano, però non sono vietati. 

Si dice che queste sferule vengano inglobate, accolte, fatte proprie dal tessuto, ma la mia esperienza personale presso l’Università di Pavia mi porta ad affermare che non è vero. Il problema è che le reazioni avverse spesso non vengono comunicate dai pazienti, per cui gli insuccessi restano sconosciuti, comunque va ricordato che una sostanza posta nel derma, se non si riassorbe, è pericolosa. Se viene corretta una ruga con materiale non riassorbibile e c’è un dimagrimento, il materiale resta, forma un rilievo, ed è un inestetismo. Considero in modo negativo anche i materiali semipermanenti: di solito si parla di ACIDO IALURONICO o COLLAGENE più SFERE DI METACRILATO. Esiste anche un collagene estratto da derma di cadavere. I fattori importanti, in questo campo della medicina, sono la SICUREZZA BIOLOGICA e la METABOLIZZAZIONE, cioè è fondamentale sapere quanto è sicuro un prodotto e come si inserisce nel metabolismo dell’individuo, come a sua volta è metabolizzato. E’ anche necessario essere sicuri della REVERSIBILITA’ di un intervento, nel senso che bisogna essere certi del fatto che, dopo una correzione, tutto può essere riportato, se necessario, alla condizione iniziale. Altri aspetti importanti sono l’ARMONIA delle CORREZIONI, la NON TRAUMATICITA’, L’IMMEDIATEZZA DEL RISULTATO, IL REINSERIMENTO DEL PAZIENTE NEL TESSUTO SOCIALE, la SODDISFAZIONE del PAZIENTE.  Ci sono rughe che si possono eliminare sempre, e altre che non si potranno mai correggere. Può essere eseguita una prova semplice. Premetto questo: le rughe sono delle aderenze dei piani superficiali della cute ai piani profondi, e l’aderenza è dovuta alla presenza di briglie aderenziali. Allora, la prova è la seguente: si afferra la cute nella zona della ruga e, con le dita delle mani, si tira lateralmente, ai bordi. Se si distende, è un buon segno, è un segno generico, ma è positivo, e significa che probabilmente la ruga può essere corretta. 

Quali sono i distretti di cui più spesso si occupa la dermatologia plastica? La glabella (cioè la regione tra le sopracciglia), le rughe frontali, le rughe periorbitali (le famose “zampe di gallina”), le rughe periorali, che si formano perché il labbro rimpicciolisce, si invagnia, cioè si piega verso l’interno, le commissure nasogeniene che vanno, grosso modo, dalle estremità delle narici alle estremità delle labbra, le labbra, gli zigomi, il mento (si interviene sul volume del mento) e le cicatrici. La tecnica della BIORIVITALIZZAZIONE stimola il derma con i cosmetici, in genere vitamine, veicolate nella profondità del derma (vitamine A/E/C). Esistono anche ENZIMI  che stimolano il derma, come si ricorre agli INTEGRATORI.  Ancora, la biostimolazione si può avvalere del LASER e dei FANGHI TERMALI. La biostimolazione iniettiva può essere eseguita solo dal medico. Storicamente, le prime sostanze utilizzate sono state quelle PLACENTARI, oggi si utilizzano anche prodotti di OMEOPATIA e OMEOTOSSICOLOGIA. Tutte queste tecniche non sono pertinenti, comunque, solo al campo estetico: per esempio, in laboratorio si può ottenere derma, cioè cute, facendo crescere i fibroblasti, per esempio prelevati da un paziente ustionato, su acido ialuronico, e questa possibilità è importantissima quando, appunto, si debba recuperare una parte del corpo ustionata. Un altro accenno al collagene: è una proteina, può procurare allergia, quindi, prima che venga utilizzato va effettuato un test allergologico, e poi un altro dopo un mese. L’acido ialuronico invece è un polisaccaride, e può essere usato subito, senza test. 

La CELLULITE deriva dal tessuto adiposo, cioè dal grasso, che è molto ricco di sangue, e, là dove aumenta la permeabilità dei vasi sanguigni, vede dilatare le pareti appunto vascolari, per cui si forma un trasudato, che si raccoglie tra gli adipociti, cioè tra le cellule adipose, formando un EDEMA, un gonfiore cronico. Si formano dei grossi noduli e il tessuto diventa fibroso, “a sacco di noci”. Nello stadio finale fibroso c’è una dolenzia alla palpazione. Si può dire, a grandi linee, che la cellulite si sviluppa secondo 3 STADI: edematoso, fibroso e sclerotico. Da decenni si combatte la cellulite col calore, senza risultati positivi: la permeabilità dei vasi sanguigni, anzi, aumenta. Combattere la cellulite col calore è scorretto perché la cellulite non si può sciogliere. Inoltre, la dilatazione dei vasi promossa dal caldo favorisce l’edema, quindi peggiora la situazione. La cura migliore è invece, secondo il mio parere, quella contraria, cioè basata sull’applicazione di fanghi freddi, a 16 gradi: ciò provoca vasocostrizione, ed ha un effetto antinfiammatorio. Il freddo, applicato per esempio, sulle gambe, stimola gli ormoni tiroidei T3 e T4, che favoriscono la LIPOLISI, cioè lo scioglimento dei grassi. La cellulite non è come il burro, non può essere sciolta col calore, ma è una spugna impregnata di acqua, che dunque non può essere bruciata. Va strizzata la spugna, per poi buttarla alle fiamme, e le fiamme sono la ginnastica, e possibilmente la dieta. Se un paziente dimagrisce, non dimagrisce dove ha la cellulite, che è un edema cronico inzuppato di acqua. Quindi, no al calore e sì al freddo: strizzata la spugna, poi si può bruciarla.