Il dolore lombosacrale

Quando si parla di dolore lombosacrale si è portati a fare riferimento al disco intervertebrale, che in realtà è invece una struttura priva di sensibilità dolorifica e insensibile a qualunque tipo di stimolazione. Se il disco è insensibile al dolore, il dolore correlato alla presenza di alterazioni a suo carico non può essere che la conseguenza di un'azione irritante esercitata dal  disco sui tessuti vicini. Aumentando sperimentalmente la pressione interna di un disco indenne, per esempio con una iniezione forzata di un liquido, non si ha alcuna risposta dolorosa, che si verifica però se il disco è danneggiato o degenerato. I legamenti gialli e quelli interspinosi sono, come il disco, del tutto insensibili agli stimoli, e altrettanto può dirsi della struttura anatomica che prende il nome di duramadre. La sinoviale delle articolazioni posteriori è una componente dell'apparato dotata invece di una ricca innervazione e risponde agli stimoli irritanti. L'infiammazione delle articolazioni posteriori è responsabile di un dolore che va da sordo a molto intenso ed acuto, e di uno spasmo della muscolatura con conseguente limitazione dei movimenti. La regione interessata può presentarsi da "legata" a gravemente rigida, o "congelata". Il dolore si può irradiare alla muscolatura degli arti inferiori. Lo spasmo muscolare è dovuto all'irritazione del tessuto muscolare in conseguenza di una contrattura prolungata, nonché, sempre per effetto della contrattura, alla compressione di un disco degenerato e quindi alla sua fuoriuscita anche parziale dalla sede fisiologica. Lo spasmo muscolare può provocare l'erniazione di materiale discale SOLO se il disco è almeno parzialmente alterato.

A livello lombosacrale, un'altra possibile sede di origine di sofferenze dolorose è rappresentata dalle RADICI DEL NERVO SCIATICO, il quale nervo sciatico è formato da fibre motorie e sensitive, per cui è sensibile al dolore. La colonna vertebrale è dotata di un movimento che è stato paragonato a quello di un'asta flessibile a snodi, che si piega in virtù del movimento sincrono e coordinato di tutti i segmenti che la compongono. Qualsiasi attività muscoloscheletrica è preceduta da una fase contrattile di anticipazione e preparazione del movimento, e in questa fase l'azione muscolare raggiunge rapidamente la coordinazione necessaria per fare sì che il successivo movimento risulti adeguato al suo fine. Una contrazione troppo energica può fallire del tutto o in parte il fine del movimento e provocare un'escursione eccessiva o impropria delle articolazioni da essa attivate, con possibili danni organici. In condizioni normali, la percezione di uno stress che incombe innesca in modo automatico e pronto l'anticipazione contrattile di una contro-azione in grado di opporvisi.

Se questa contro-azione dovesse risultare insufficiente, lo stress verrebbe ad incidere sulle strutture legamentose con tutta la sua potenzialità lesiva. Se poi la contro-azione fosse eccessiva, sarebbe essa stessa ad agire come uno stress lesivo sui tessuti articolari impreparati. Nel sollevare una valigia ritenuta vuota ma in realtà piena, la muscolatura paravertebrale risulta  del  tutto impreparata all'azione, per cui si contrae debolmente e non già con l'energia necessaria per lo sforzo improvvisamente richiesto. Potrà derivarne un danno che certamente non si sarebbe verificato se la muscolatura fosse stata preparata. Il soggetto teso che reagisce in modo troppo brusco mette in atto risposte contrattili eccessivamente energiche, flettendo il tronco bruscamente, non concedendo alla muscolatura lombare di predisporsi al movimento e poi, altrettanto violentemente, riassumendo la posizione eretta. Una lombalgia può essere la conseguenza di errori nella postura o di turbamenti del meccanismo di movimento della colonna lombosacrale: il dolore insorge perché sono irritate strutture sensibili, ma un assetto posturale e un movimento vertebrale normali non sono mai, di per sé, responsabili del dolore.