Epatopatia cronica.

L'epatopatia cronica è una sofferenza prolungata che riguarda il fegato, ed è caratterizzata da un dimagrimento e decadimento delle condizioni generali. C'è tensione dolorosa, col senso di peso, a livello della parte destra dell'addome, il fegato è ingrossato, si percepisce come una struttura che presenta bozze e una superficie irregolare. La digestione è lunga e laboriosa, c'è tensione addominale, flatulenza, stitichezza, addome globoso, spesso emorroidi e presenza di sangue nelle feci. Ancora, nell'epatopatia cronica compaiono nausea, anoressia, e c'è un coinvolgimento del cervello, per cui si osservano confusione mentale, discorsi incoerenti, turbe della memoria. Il paziente può essere insonne o, al contrario, dorme continuamente, e vede ridotta o persa la propria sensibilità, in termini di tatto, di dolore, di temperatura. I riflessi diminuiscono o scompaiono. C'è tremore, aumenta il volume della milza, le caviglie e le gambe si gonfiano e fanno spesso la loro comparsa le petecchie e gli ematomi, segni del fatto che c'è una capacità del potere di coagulazione ridotta. Il paziente è affetto, non di rado, da subittero e ittero, che si configurano, in pratica, in una colorazione gialla della cute e delle sclere, per l'accumulo di bilirubina. Gli esami morfologico-strutturali che si eseguono per arrivare alla diagnosi epatopatia cronica sono la radiografia dell'addome in bianco, l'ecografia del  fegato,  delle vie biliari, e dell'asse spleno-portale, la Tac dell'addome, la biopsia del  fegato. Naturalmente ci si affida anche a una serie di esami de sangue, per valutare la funzione dell'organo e dei sistemi coinvolti. Un sondaggio delle condizioni del sistema nervoso è necessario, per cui si ricorre anche alla radiografia e alla Tac de cranio, nonché all'EEG (elettroencefalogramma). La radiografia del colon, la rettoscopia e l'esame microscopico delle feci con la ricerca del sangue servono per valutare l'eventuale perdita, appunto, di sangue, attraverso il tubo digerente. L'epatopatia può essere causata dall'alcool etilico, dal tetacloruro di carbonio, dal tricloroetilene, dal fungo Amanita Phalloides, da farmaci come i sulfamidici, dal Paracetamolo (Tachipirina), dalle Benzodiazepine; la cosidetta stenosi epatica (accumulo di sostanze grasse nel fegato), può essere una conseguenza del diabete, delle tetracicline, dell'obesità, della denutrizione, o della malnutrizione cronica. L'epatopatia cronica può essere anche provocata dal tifo o dal paratifo, dalla mononucleosi, dalla toxoplasmosi, dalla sifilide o da altre malattie veneree, dalla varicella-Zoster, dalla parotite, dalla rosolia, dall'Hiv, dall'Herpes Simplex, dal morbillo, dall'influenza o dalla parainfluenza. Quando la diagnosi è di epatite cronica bisogna ridurre l'attività fisica e rispettare il riposo assoluto nelle riacutizzazioni, è necessario limitare i grassi animali e aumentare l'apporto di zuccheri, come miele, marmellate, farinacei, frutta. Sono utili i polivitaminici, gli anabolizzanti proteici, il lactulosio (probabilmente, tra i prodotti a base di lactulosio il più conosciuto è il Laevolac), gli epatoprotettori. Il discorso sulla terapia è molto vasto, come è ampio quello sulla malattia. Tra le notizie interessanti posso selezionare le seguenti: si ricorre all'interferone per periodi molto lunghi, che arrivano a essere di 2-6 mesi dopo la normalizzazione delle transaminasi, la negativizzazione della viremia nel sangue e la cosidetta sieroconversione. In pratica si arriva ad assumere l'interferone anche per sei mesi dopo la guarigione. Nella cirrosi epatica bisogna moderare l'attività fisica, limitare i grassi animali, aumentare l'apporto di zuccheri e di proteine, abolire le bevande alcoliche e ogni sostanza epato-tossica. Nella forma grave si limita l'attività fisica e si riposa in modo assoluto in caso di febbre, e vale sempre la regola di abolire le bevande alcoliche e le sostanze epatotossiche, riducendo in questo caso la quota di proteine, per poi incrementarla gradualmente. Quando si arriva all'ascite, che è un abnorme aumento di volume dell'addome, si segue una dieta a basso contenuto di sodio, e si somministrano diuretici, fino ad arrivare alla terapia con albumina umana. Se c'è una intollerabile distensione dell'addome si ricorre alla paracentesi, che è una sottrazione meccanica del liquido ascitico. Si ricorre anche agli antibiotici a largo spettro, come la pefloxacina. Le acque termali consigliate sono le solfuro-solfate (Tabiano, Saturnia), le solfuro-salso-solfate (Castelletto d'Orta), le solfo-bicarbonate (bagni di Tivoli, a Roma), le bicarbonato-alcaline (Gavernia, Agnano), le bicarbonato-alcalino-terrose (Sangemini, Ferrrarelle), le solfo-alcaline (Masino), le solfato-alcalino-terrose (Boario, Crodo, Domodossola). Nell'ascite è indicata l'acqua oligominerale (Fiuggi, Levissima, San Bernardo), fino ad un litro al giorno.