Epidemiologia del diabete

L’epidemiologia è la scienza che studia la presenza di una malattia nella popolazione con le sue cause determinanti, ambientali o costituzionali allo scopo di identificare i fattori coinvolti nello sviluppo della malattia. Nel mondo occidentale la prevalenza del diabete (cioè il numero di casi di diabete esistente in un determinato momento nella popolazione) supera il 3% della popolazione generale e va progressivamente aumentando. Essa è in funzione dell’età andando da valori intorno allo 0,02% nei giovani sotto i 13 anni a valori superiori al 10% sopra i 70 anni. L’aumento della durata di vita del diabetico, che supera oggi i 30 anni dall’epoca di insorgenza, può favorire la maggior concentrazione di diabetici nell’età avanzata. Dai numerosi studi epidemiologici sono emersi dati interessanti, in quanto si è notato che le diversità esistenti a carico di prevalenza di entrambe le forme di diabete risentano di differenze razziali e geografiche. E’ utile a questo punto fare una descrizione separata delle due forme principali di diabete. Diabete non insulino-dipendente. Epidemiologia: Questa forma è presente nel 90% della popolazione diabetica generale. Esso ha presentato nel dopoguerra un importante incremento soprattutto nei paesi industrializzati e per tale motivo viene considerata una malattia del benessere, in quanto l’iperalimentazione e la sedentarietà concorrono in modo decisivo alla sua comparsa. La frequenza in Italia di questo tipo di diabete è di circa il 5% della popolazione generale con picchi di insorgenza tra i 40 e i 50 anni. In alcune popolazioni dell’America e delle isole del pacifico ha assunto un carattere estremamente diffuso. Anche se oggi esistono razze in cui è quasi inesistente tale tipo di diabete, si è notato che le modificazioni dello stile di vita di questi soggetti hanno indotto un progressivo aumento della malattia. Ciò sembra dimostrare che i fattori ambientali sono in grado di smascherare una predisposizione genetica allo stato latente. I più bassi valori di prevalenza della malattia (intorno all’1-2%) sono stati riscontrati in Giappone, nelle popolazioni cinesi ed in quelle eschimesi; i più alti invece (intorno al 35%), in alcune popolazioni di indiani dell’Arizona e nella Micronesia (34%). Nei Paesi europei e negli Stati Uniti la prevalenza è di circa il 3%. Il sesso maschile sembra il più colpito nell’età compresa tra i 45 e i 50 anni mentre dopo i 55 è più colpito il sesso femminile. Quanto alla familiarità il 40% dei diabetici di tipo II presenta parenti di primo grado (genitori, fratelli o figli) affetti dallo stesso tipo di malattia. Un fattore di rischio determinante nell’insorgenza di questo tipo di diabete è costituito dall’obesità soprattutto se di grado notevole. Importante è anche l’attività fisica in quanto si  è visto che le persone sedentarie sono più esposte all’insorgenza della malattia rispetto ai soggetti che svolgono una buona attività fisica. Dai dati sopra esposti emerge che il diabete di tipo II è il risultato dell’interazione tra fattori genetici e ambientali. Questi fattori insieme condizionano la diversa incidenza in varie aree geografiche e tra vari differenti gruppi etnici.

Diabete insulino-dipendente. Epidemiologia: La frequenza del diabete di tipo I è molto inferiore a quella del diabete di tipo II costituendo solo il 10% di tutti i diabetici, essendo come già detto il 90% di essi affetti da diabete di tipo II. La frequenza del diabete insulino-dipendente è più elevata nei paesi del Nord Europa mentre è più bassa nella popolazione orientale, negli indiani d’America e nelle popolazioni che vivono nei tropici. La prevalenza nella popolazione generale per 1000 abitanti varia da 0,07 a 3,5. In Italia esistono pochi dati che danno una prevalenza della malattia oscillante tra 0,8 e 1,2 / 1000 abitanti. Un osservazione effettuata in base alle differenze geografiche ha evidenziato una incidenza maggiore man mano che ci si allontana dall’equatore. In Finlandia, Svezia e Norvegia l’incidenza è intorno al 20-30% su 100.000 abitanti e ciò concorda con il dato della temperatura media annuale dell’ambiente in quanto nei paesi più freddi vi è maggiore rischio. Per quanto riguarda l’età di manifestazione esistono due picchi: uno tra i 5 e gli 8 anni e uno tra gli 11 e i 13 anni. Ciò potrebbe essere dovuto ad una particolare facilità di rapporto con fattori ambientali o modificazioni ormonali e immunologiche. Sopra i 20 anni la minor incidenza può essere giustificata da una ridotta esposizione a fattori precipitanti, malattie infettive, o alla presenza di fattori protettivi ancora sconosciuti. L’incidenza del diabete insulino-dipendente sembra variare nel corso dei mesi dell’anno, raggiungendo il picco massimo durante l’inverno e il minimo nell’estate. Tale osservazione è a favore dell’ipotesi infettiva  post-virale del diabete insulino-dipendente, almeno come momento precipitante su un terreno di particolare predisposizione genetica.

(Da: IL DIABETE, di Giancarlo De Mattia)