Farmaci e depressione

I farmaci antidepressivi hanno sicuramente una buona efficacia, anche se non pari a quella pretesa da chi li produce, ma presentano anche una serie di caratteristiche, come il fatto di non promuovere un miglioramento nel 20 % dei casi, il fatto di permettere spesso delle ricadute nella malattia, il richiedere, a volte, settimane, prima di fare effetto, e il portare non di rado ai raggiungimento di risultati vicini, ma probabilmente meno stabili, rispetto a quelli ottenibili con -adatte psicoterapie, tutte caratteristiche, dicevo, che il consumatore di questo genere di medicamenti dovrebbe conoscere. Se dopo un periodo di tre mesi la risposta al trattamento farmacologico non é quasi totale, va valutato senz’altro un cambiamento della cura. Nel confronto tra cura farmacologica e cura basata sulla psicoterapia, la seconda é scelta meno, con meno frequenza, anche se, a parere di chi scrive, dovrebbe essere spesso valutata con più disponibilità.

La terapia con i farmaci si presenta come la più breve, perché si ottengano risultati tangibili, é passiva, non richiede che atti banali e inesistente fatica per essere messa in atto, é costosa. Al contrario, la psicoterapia anche se non presenta i rischi delle pillole, come l'abuso, gli effetti collaterali psicofisici, o la possibilità di utilizzare a scopo autolesivo, impone lunghi periodi di cura, un coinvolgimento concreto, sia dal punto di vista del tempo da dedicare ad essa settimanalmente, sia dal punto di vista economico, e, rispetto ai farmaci, non può contare su studi di vasta portata che ne confermino la validità. 1 farmaci rappresentano sicuramente un aiuto valido, ma, in particolar modo se si parla di psicofarmaci, hanno senso se sono parte di una forma di alleanza tra malato e medico curante. Spesso, chi incomincia ad essere considerato un depresso e ad essere curato come tale ha alle spalle una faticosa ricerca di aiuto, che io ha portato, sovente afflitto da un senso di peso e da dolori diffusi, a peregrinare da uno specialista all'altro, sottoponendosi a numerosi esami clinici, con risultati deludenti, o con miglioramenti solo momentanei. E' in questo contesto che spesso fanno la loro comparsa i farmaci antidepressivi, che permettono, almeno in una fase iniziale, di superare la sofferenza e l’isolamento, e che consentono di recuperare un ruolo dentro la società.

Oggi, lo stato di depressione non é più una vergogna, e se ne parla- accettata come malattia, la depressione stessa é considerata un disturbo dei quale si riconosce una base biologica, e, in con una serie di farmaci. Tra essi, il conosciutissimo Prozac consumato negli U.S.A. da milioni di persone, non solo da depressi, ma anche da molti che lo giudicano semplicemente "un aiuto per sentirsi meglio". E’ proprio per il Prozac che é stato inventato il termine di "psicofarmacologia cosrnetica", perché, come i cosmetici possono correggere qualche non grave difetto fisico e migliorare l'aspetto e l'immagine, così questa medicina influisce sull'umore, mantenendo una condizione "positiva stabile".. Negli U.SA il Prozac é consumato anche da parecchie migliaia di adolescenti, e, come "farmaco della felicità, é stato ed é vissuto come un mezzo per affermare il proprio diritto di vivere stando bene. Inutile commentare questo dato. Benché questo sia un esempio di abuso, esiste un uso corretto dei farmaci, spesso indispensabile: lo scopo di un trattamento corretto è quello di controllare e diminuire i segni della depressione ridando al paziente la capacità di lavorare e di avere un ruolo nella società ed evitando possibilmente le recidive. Ma ogni terapia ed ogni diagnosi vanno bene valutate.

E' facile definirsi "depresso': sensi di colpa, svalutazione di se stessi, convinzioni di carattere religioso, mutamenti economici disoccupazione, malattie o paura delle malattie, separazioni, insuccessi nel lavoro o nella scuola, sono solo alcuni esempi delle cause di uno stato di disagio. Le società che vanno incontro a processi di mutamento e modernizzazione molto accelerati, come la nostra, portano con sé il rischio di isolare l'individuo, rendendo deboli i processi di protezione, come la famiglia stessa.

Cosi, ci sono maggiori risorse economiche, maggiori informazioni, ma la spinta all'individualismo ed al successo, non supportate, spessissimo, da una realtà che renda possibili queste ambizioni, favoriscono l'abuso di alcol e di stupefacenti, il suicidio, la depressione. Diagnosi di depressione, suicidi e alcolismo sono concetti non estranei alla nostra realtà locale, che probabilmente nutre in sé i presupposti perché si creino varie forme di isolamento e di insufficiente dialogo.