la_provincia.jpg (2536 byte) I fattori di rischio delle malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari costituiscono tuttora la prima causa di morbilità nel mondo occidentale e rappresentano un alto costo economico per le collettività. Ne consegue che da anni le  Organizzazioni Sanitarie nazionali ed internazionali si sono mobilitate nella ricerca dell’individuazione e della rimozione delle cause di una così diffusa e grave patologia. Il lungo, faticoso e costoso impegno non è stato vano, poiché i grossi studi epidemiologici e di popolazioni ci hanno consentito di avere conoscenze precise ed idee chiare riguardo ai numerosi fattori in grado di favorire l’instaurazione e la progressione delle malattie cardiovascolari di natura aterosclerotica: quelli che vengono  comunemente denominati fattori di rischio; non si tratta, beninteso, di agenti causali, come il bacillo di Koch nella tubercolosi, ma di una serie di fattori genetici, biologici e comportamentali che da soli, o, peggio, in corso fra loro, sono sicuramente in grado di favorire o accelerare la patologia vascolare aterosclerotica e le sue conseguenze. Il rischio derivante dalla presenza di più fattori non è la semplice risultante della loro sommatoria, ma risulta aumentato in misura esponenziale. Alcuni fattori  di rischio sono ineliminabili, mentre su molti altri possiamo e dobbiamo attivamente intervenire. L’età, il sesso e la familiarità sono fattori predisponenti su cui, ovviamente, non abbiamo possibilità di intervento. L’aterosclerosi coronarica, come quella degli altri distretti vascolari, è una malattia di tipo degenerativo, dovuta essenzialmente alla inevitabile senescenza dei vasi; per cui si dice comunemente, non a torto, che abbiamo l’età dei nostri vasi; ed a dispetto di ogni disperata ricerca di ringiovanimento esteriore ed estetico, nessuno può venderci la pillola della giovinezza. Per quanto riguarda il sesso, le donne, soprattutto in età feconda, sono relativamente protette rispetto agli uomini dalla aterosclerosi coronarica. Gli indici tendono poi gradualmente a livellarsi dopo la menopausa. Va anche detto, però, che l’infarto nelle donne tende ad essere in genere un po’ più grave rispetto a quello dei maschi. Sappiamo, infine, che le malattie cardiovascolari tendono ad aggregarsi in  particolari nuclei familiari, per cui si finisce con l’ereditare la predisposizione ad ammalare, ed i discendenti di coronaropatici vanno  guardati con particolare attenzione. I fattori di rischio modificabili sono le dislipidemie (l’aumento di alcuni grassi nel sangue: colesterolo e trigliceridi), l’ipertensione, il fumo di sigarette, il diabete, l’obesità, la vita sedentaria, lo stress.