Il cancro allo stomaco

I tumori dell’apparato digerente sono fondamentalmente di interesse chirurgico. Fino al 1980 il cancro dello stomaco è stato una delle principali cause di morte, per cancro, nel mondo. Negli ultimi decenni si è verificato un abbassamento dell’incidenza, che però non ha purtroppo avuto un riscontro in Giappone, Europa Orientale, Romania, Ungheria, Portogallo, Centro e Sud America, Cile, Costa Rica. Negli U.S.A., e nell’uomo, nel 1980 l’incidenza di C.G. (chiamerò così il cancro gastrico, o dello stomaco) è stata circa un quarto rispetto a quella del 1930. L’incidenza massima resta quella del Giappone, dei Paesi Orientali e del Cile, mentre è minima negli U.S.A. e in Gran Bretagna. Colpisce di più i maschi. Vanno considerati i fattori di rischio ambientale, soprattutto di natura dietetica, e ne è la prova, per esempio, il fatto che in America gli immigrati giapponesi di prima generazione hanno un’elevata incidenza di C.G., mentre essa si abbassa nelle generazioni successive, in virtù dei mutamenti alimentari.

 Sono FATTORI AMBIENTALI di RISCHIO: l’uso di nitrati e nitriti, il lavorare o vivere a contatto con piombo, zinco e talco, i cibi molto salati o affumicati, il contatto o il consumo di olii contaminati, le sigarette, il sakè e il whiskey. Sono FATTORI OCCUPAZIONALI di rischio: l’appartenere ad una classe socio economica bassa, il mestiere del pescatore (che conserva il pesce sotto sale o in salamoia, la quale salamoia contiene additivi), l’essere pittore, agricoltore, lavoratore edile, lavoratore tessile e (dato alquanto curioso, che il prof. Colombo, chirurgo dell’Università di Pavia e grande esperto di carcinoma gastrico, non mi ha saputo spiegare) anche l’essere pastore, in senso clericale. I FATTORI GENETICI predisponenti sono: 1) l’appartenere al gruppo sanguigno A; 2) l’essere nero americano, maori o hawaiano; 3) la familiarità (o famigliarità), nel senso che il 4% dei pazienti con C.G. ha, nella propria famiglia, altri casi di tumore allo stomaco; 4) le mutazioni genetiche. I FATTORI DI RISCHIO insiti nei pazienti sono: l’ipo o anacloridria, cioè l’avere poco acido cloridrico nello stomaco o il non averne per niente, la gastrite (di tipo A o B), l’anemia perniciosa, l’atrofia gastrica, la metaplasia intestinale, la presenza di Helicobacter Pylori, i polipi gastrici epiteliali adenomatosi, un pregresso intervento di chirurgia resettiva dello stomaco. Haenzel ha indicato 3 tipi di effetti derivanti dalla dieta: la presenza di carcinogeni nel cibo, cioè di sostanze che favoriscono il tumore; l’introduzione di carcinogeni nel cibo durante la preparazione (coloranti, conservanti, addittivi); i deficit vitaminici nella dieta. Il SALE irrita, i NITRATI sono dannosi, mentre la vitamina C, che possiamo trovare nella frutta e nei vegetali freschi, ha un effetto positivo.

Da un punto di vista DIMENSIONALE, al momento della diagnosi il 10% dei C.G. ha un diametro di 2 cm. al massimo, il 15% di 2-4cm., il 15% di 4-6 cm., il 40% di 6-9 cm., il 20% di più di 9 cm. Quando il tumore ha una dimensione inferiore ai 2 cm., la sopravvivenza è del 75%, ma già quando le dimensioni sono di 2-5 cm. scende al 33%: ecco ribadita l’importanza di una diagnosi precoce. Infatti si parla di cancro gastrico PRECOCE e AVANZATO. I SINTOMI spesso sono tardivi: c’è un calo di peso rapido, superiore al 10%, e sempre più grave, poi c’è il dolore addominale, perché è interessato il peritoneo, sierosa che, come un mantello sottile ma molto sensibile, è posta anche sopra lo stomaco; altri sintomi sono l’anoressia marcata, l’avversione alla carne, il vomito, la presenza di una massa dolente e palpabile, la disfagia (quindi una difficoltà che incontra il passaggio di cibo), i disturbi digestivi, il senso di ripienezza precoce, l’anemia cronica dovuta alla perdita di sangue, e quindi di ferro (che è provata dalla presenza di sangue nelle feci), l’ittero (dunque un colorito giallo della cute e delle sclere degli occhi), la cachessia (stato di debolezza), i cambiamenti delle funzioni intestinali.

Le METASTASI  sono linfonoidali, ubiquitarie (cioè vanno ovunque, al polmone, al cervello, ecc.), colpiscono il fegato attraverso una comunicazione per via ematica (sangue), il colon traverso e la cavità peritoneale. La DIAGNOSI si basa sull’anamnesi, quindi sulla storia clinica del paziente e della sua famiglia, sulla visita, sulla palpazione, sulla radiografia con mezzo di contrasto, sull’esame endoscopico, sulla TAC, sulla RMN (risonanza magnetica nucleare), sulla ricerca dei cosiddetti markers neoplastici (indicatori della presenza del tumore: CEA, Ca 19-9, CA 50, CA 195), sull’emocromo, sullo studio della funzionalità epatica e renale e sulla laparoscopia. La PROGNOSI, cioè la previsione, in termini di vita e di qualità di vita, dipende da vari parametri: 1) il livello di invasione in profondità nella parete gastrica; 2) le metastasi linfonodali o in altre sedi; 3) le modalità di crescita del tumore; 4) il tipo di tumore; 5) la sua espansione. Naturalmente hanno importanza anche l’età del paziente e il suo stato fisico. Il TRATTAMENTO prevede la gastrectomia (asportazione totale o parziale dello stomaco), la dissezione – pulizia chirurgica estesa ai linfonodi, l’estensione dell’intervento chirurgico ad altri organi, una eventuale terapia palliativa. Naturalmente, il livello di sopravvivenza dopo il trattamento è molto più alto (90%) nel caso del carcinoma gastrico precoce, mentre nella forma avanzata scende fino al 10%.