Il trapianto cardiaco

Quanto è cambiato negli ultimi 30 anni da quando Barnard effettuò con successi il primo trapianto cardiaco su un essere umano?  Quali sono gli aspetti innovativi che potranno rivoluzionare il campo della cardiochirurgia in futuro?  La rivista medica Jama rende noti i risultati di uno studio sul trapianto e sulle alternative.  Il trapianto del cuore fa parte ormai delle normali terapie messe in atto nei confronti dell'insufficienza cardiaca all'ultimo stadio.  Attualmente vengono portati a termine ogni anno 3.500 trapianti di cuore, e potrebbero essere di più se la disponibilità di organi fosse maggiore. . Non, è cambiato molto dal punto di vista della tecnica- chirurgica rispetto ai primi anni '70, mentre grossi cambiamenti sono rappresentati dai progressi ottenuti nell’immunosoppressione. E’ importante, nella storia clinica di ogni soggetto, individuare quale sia il momento preciso in cui un trapianto possa essere effettuato, con le maggiori probabilità di successo. Negli ultimi anni la ricerca ha prodotto grandi sforzi nello studiare nuovi farmaci in grado di controllare i rigetto in assenza di effetti collaterali La paura del rigetto resta qualcosa di costante per il trapiantato, che vive nel timore di una immunosoppressione non sufficiente o eccessiva.  La biopsia endomiocardica è l'esame più utile per sorvegliare lo stato del nuovo cuore e captare in tempo i segni del rigetto.

L’ultrasonografia intravascolare permette di diagnosticare una arteriopatia coronarica ostruttiva, che interessa dopo un anno un paziente su 10 e dopo cinque anni dall'intervento la metà dei trapiantati.  La ricerca comunque non studia solo la terapia antirigetto.  Lo xenotrapianto consiste nel sostituire il cuore malato con un cuore proveniente da un animale. L’ingegneria genetica può creare animali i cui organi non producono una reazione  acuta in caso di trapianto. E’ vero però che attraverso lo xenotrapianto possono essere trasmesse all’uomo infezioni come l’HIV o un animale sano può veicolare all’uomo una malattia grave. Il campo dello xenotrapianto appartiene al futuro: per adesso è più utile mettere a punto un sistema che consenta di usare al meglio i pochi organi disponibili.