La droga

E’ noto come svariati fattori entrino in gioco nel determinare l’incontro di un individuo con la droga e nel decidere poi le sorti di questo incontro. Ad un livello di motivazione CONSCIO alcune sostanze, tipo la cocaina, possono essere cercate inizialmente in quanto ritenute capaci di accrescere la capacità di prestazioni di carattere sessuale, là dove altre sostanze, le ANFETAMINE, possono essere assunte per la proprietà di eliminare la percezione di fatica fisica e psichica o la sensazione di fame. Si parla in genere, a questo livello, di “uso strumentale” di una droga che, come sottolinea G. Arnaò, non viene assunta in quanto capace di “effetti piacevoli o euforizzanti”, ma per permettere al soggetto che ne fa uso di svolgere nel migliore dei modi compiti e prestazioni specifiche. Per quanto riguarda la distribuzione per età e per tipo di droga assunta, la medesima ricerca rivela che tra i consumatori d’eroina la fascia di età più rappresentata è compresa tra i 18 e i 26 anni. Per quanto riguarda la CANNABIS, il 76% è compreso tra i soggetti di età tra i 18 e i 25 anni. Ritengo utile, a questo punto della trattazione, descrivere le caratteristiche di alcune delle più incidenti tossicomanie. La MORFINA è un alcaloide naturale dell’oppio che si presenta sotto forma di polvere di sapore amaro. Il suo sale più utilizzato, il CLORIDRATO DI MORFINA, è solubile in acqua e viene assunto per via sottocutanea o intramuscolare. L’effetto della morfina dura poche ore ed è caratterizzato dalla immediata scomparsa di ogni dolore somatico a cui si aggiunge uno stato psichico che oscilla tra una sorta di particolare euforia ed uno stato di caratteristica beatitudine.

Altrettanto caratteristica è purtroppo la rapidità con cui si instaura sia l’assuefazione che la dipendenza. L’EROINA è un prodotto di semisintesi ottenuto dagli alcaloidi dell’oppio dotato di un effetto “stupefacente” nettamente superiore a quello della morfina. Somministrata per via endovenosa ha una notevole rapidità d’azione che si risolve poi nel giro di poche ore. Rispetto alla morfina, l’eroina produce un effetto più violento specie nella prima fase, quella cosiddetta del “flash”, stato che verrebbe avvicinato ad una sorta di voluttuosa sensazione di benessere psico-fisico, peraltro di breve durata, che a volte assumerebbe la forma di una curiosa mescolanza di stati d’ansia e di eccitazione piacevole. Segue uno stato di ritiro, di distacco, in cui il soggetto pare non avere più desideri né iniziative, che si conclude nel giro di qualche ora quando possono incominciare a manifestarsi i primi segni della SINDROME D’ASTINENZA, che raggiunge la sua massima intensità in genere entro le 48 ore dall’ultima somministrazione. Il soggetto appare agitato, irrequieto fino a raggiungere livelli d’angoscia, presenta lacrimazione, sbadiglia frequentemente, soffre di crampi addominali, vomito e diarrea, con conseguente disidratazione, sensazione di freddo, pelle d’oca, intensi dolori articolari e muscolari. Per quanto riguarda la genesi della sindrome d’astinenza, vengono oggi sostenute due ipotesi: una prettamente somatica (dipendenza fisica), l’altra basata sul concetto di dipendenza psichica. Il trattamento della sindrome d’astinenza è per lo più centrato sulla riduzione scalare degli oppiacei, in genere sostituendo all’eroina o morfina o metadone.

Una nota a parte merita l’INTOSSICAZIONE ACUTA da oppiacei, confermata possibilmente di accertamenti da laboratorio, espressa da alterazioni più o meno gravi dello stato di coscienza, depressione respiratoria, miosi pupillare. Richiede interventi d’urgenza che hanno come primo obiettivo la prevenzione dell’edema polmonare, che risulta la causa più frequente di morte. Due parole, infine, sui quadri patologici connessi direttamente o indirettamente alla introduzione di oppiacei. Per quanto riguarda il sistema immunitario si è notata nei tossicodipendenti una diminuzione dei linfociti T, con conseguente riduzione delle difese immunitarie. La ridotta efficienza immunitaria, nonché l’utilizzazione collettiva di aghi  e siringhe, provoca con facilità contagi infettivi, specie da epatite virale B. Come sappiamo si è accertata la contagiosità dell’AIDS legata a un agente trasmissibile anche per via ematica. La COCAINA è un alcaloide estratto dalle foglie dell’Erytroxylon Coca, pianta che cresce nell’America del Sud e di cui è noto l’uso millenario fatto dagli indigeni di quei Paesi per combattere fame e stanchezza. In occidente viene assunta sotto forma di polvere (la “neve”). La via più seguita è quella della inalazione nasale (sniffata), mentre una percentuale minore di tossicomani ricorre all’iniezione intramuscolare o endovenosa. L’effetto della “sniffata” è psicostimolante, paragonato da qualche autore a quello dall’anfetamina, e caratterizzato da stati psichici tendenti all’euforia, notevole riduzione delle cosiddette “inibizioni” psicologiche, aumento della stima di sé, aumento della capacità di reggere fatiche fisiche e psichiche. A questo effetto, peraltro di breve durata, segue uno stato di apatia che però non sfocia in una reale sindrome di astinenza. Il problema non è allora quello di una dipendenza fisica, bensì quello di una dipendenza psichica più o meno intensa. L’intossicazione cronica, pur non molto frequente, cioè il cocainismo, possibile in persone che assumono oltre 2 grammi di cocaina al giorno, si esprime con turbe dello stato di coscienza, crisi d’angoscia, riduzione delle “performance” psichiche e fisiche ed eventuali episodi deliranti- allucinatori sulla cui genesi, ancora una volta, concorrono i dati della personalità premorbosa.

La CANAPA INDIANA è una pianta erbacea originaria dell’Asia dalle cui foglie, fiori, resina vengono ottenuti vari preparati a base di Cannabis. Il preparato più noto nel nostro Paese è la MARYUANA, prodotto contenente fiori e foglie di Cannabis ed il cui composto attivo è prevalentemente il tetraidroccanabinolo (THC). La mariyuana viene, in genere, fumata in piccole dosi, e provoca dopo pochi minuti dall’assunzione uno stato di piacevole euforia che consente un gradevole stato di rilassatezza ed attiva la capacità di entrare in contatto con l’ambiente. Anche le percezioni sensoriali sono piacevolmente modificate, nel senso che i suoni musicali vengono percepiti in maniera più riconoscibile e distinta, fornendo quindi al soggetto la possibilità di apprezzare la musica, così come le altre percezioni, più intensamente e con maggiore capacità di sottili discriminazioni. E’ caratteristica anche un’aumentata tendenza all’autoosservazione psicologica, nonché una più spiccata attenzione alla propria “esperienza corporea”. Le modificazioni immediate indotte sul piano fisico sono soprattutto una certa tachicardia che si risolve in poche ore ed iperemia (aumento del flusso sanguigno) congiuntivale. La Cannabis non dà dipendenza fisica per cui non  provoca il fenomeno della tolleranza né dell’astinenza. Sul piano psichico sono descritte reazioni d’angoscia e panico soprattutto nei soggetti che accedono per la prima volta alla droga, ma, occasionalmente, anche in consumatori abituali. Sulla natura di questi episodi si ritiene che giochino un ruolo determinante i dati di personalità  preesistenti. Un dato che numerose ricerche hanno confermato è che la Cannabis è la droga per così dire di primo impatto, con cui si incontra più facilmente l’adolescente. I consumatori di “droghe pesanti”, come l’eroina, hanno nella maggior parte dei casi avuto un’iniziazione alla droga attraverso la Cannabis.

Bibliografia: Recentia in Medicina Interna

 

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