La malaria

La malaria è una malattia molto antica, e si può affermare che già molti anni prima della nascita di Cristo essa veniva studiata. Attualmente, nel mondi, i paesi a rischio sono circa un centinaio,  e in quei territori la mortalità annua globale supera il milione di persone. Intorno al 1850 interessava ancora tutti i paesi balcanici e del Mediterraneo, e, per quanto concerne l'Italia, se è vero che attualmente la malaria è pressoché sconosciuta è anche vero che 50 anni fa era diffusa in tutto il nostro territorio, soprattutto nella Pianura Pontina. Si pensava una volta che fosse provocata dalle esalazioni dell'acqua stagnante, ma successivamente si ottennero le prove del fatto che in realtà ne è causa un parassita chiamato Plasmodium, che vive nel sangue dell'uomo, si riproduce, ed è trasmesso alla persona sana dalla femmina della zanzara di tipo anofele. Questa è una zanzara che vive nutrendosi di sangue, è diffusa e opera soprattutto nei mesi estivi, e, dopo aver punto un individuo ammalato di malaria, contagia tutti coloro che punge. La malattia provoca febbre, di solito intermittente che a volte scompare in modo autonomo, anemia e tumore di milza. La diagnosi si raggiunge facilmente attraverso l'esame del sangue. L'area di distribuzione della malaria è immensa, e il suo diffondersi nelle regioni tropicali e subtropicali rende molto vasto il quadro della diagnosi differenziale, nel senso che la dove è presente, necessita che ogni caso venga differenziato rispetto ad altri, procurati non dal plasmodio della malaria ma da altri germi, virus e parassiti. Alle nostre latitudini, le malattie che vanno distinte dalla malaria sono la febbre tifoide, le febbri settiche, la tubercolosi, l'influenza, e altre patologie meno conosciute. La prognosi è sempre benigna se il Plasmodium coinvolto è del tipo Vivax o Malarie. Naturalmente, se vengono colpite persone anziane o indebolite da altri processi morbosi il già esistente decadimento fisico peggiora la prognosi, e coloro che non godono uno stato di buona salute, colpiti dalla malaria, possono veder insorgere polmoniti particolarmente gravi che rendono nullo il beneficio della cura specifica. La prognosi è invece riservata quando l'infezione è provocata dal Plasmodium Falciparum. L'intervento con la chinina non sempre evita la morte. Esiste purtroppo il fenomeno della "resistenza della malaria ai farmaci". Ceppi di parassiti hanno mostrato la capacità di sopravvivere e moltiplicarsi, nonostante si siano somministrate ai pazienti dosi di un farmaco anche superiori a quelle indicate. Il farmaco nei confronti del quale più sia sviluppata la resistenza è la clorochina, molto usata nell'opera d'eliminazione della malaria nel mondo. Nuovi focolai sono comparsi in Bolivia, Venezuela, Guaiana, Brasile, Panama, Colombia, Vietnam, Filippine, Thailandia, Malesia, Kenia, ma il discorso sulla distribuzione geografica, non è, per così dire, basato su dati fissi e costanti, poiché la malaria può scomparire da un'area geografica e ricomparire in un'altra. La profilassi con farmaci è indirizzata contro i parassiti del sangue e persegue lo scopo di impedire la comparsa della manifestazioni morbose dell'infezione e di eliminare, il più possibile, le sorgenti di infezione per gli anofeli. Si somministrano dosi di farmaco sufficienti ad impedire la riproduzione di parassiti nel sangue. La profilassi con farmaci si adotta nei casi in cui singoli o gruppi di persone, come operai o soldati, per esempio passino da zone sane ad aree in cui sia presente la malaria. La profilassi va portata avanti non meno di un mese dopo che è stata lasciata la zona malarica. L'Italia ha sradicato la malaria, ma presenta ancora un certo anofelismo, cioè una popolazione di zanzare di tipo anofele. I lavoratori italiani che soggiornano in zone malariche o le visite a scopo turistico possono divenire cause della presenza, poi della malaria sul nostro territorio. In particolare. la Terzana maligna o malaria da safari, rappresenta una malattia presente, "trasferibile", esportabile da territori colpiti a zone sane.