La sindrome da affaticamento cronico

La causa di questa malattia è sconosciuta; probabilmente sono coinvolte numerose condizioni, tra cui infezioni persistenti e risposta immunitaria alle infezioni. La sindrome da affaticamento cronico è presente in tutto il mondo, circa 1,3 soggetti su 1000 ne sono affetti. Sono interessati entrambi i sessi e tutte le età; le donne comunque hanno una maggiore probabilità di avere una malattia di lunga durata. Pochi sono i segni clinici evidenti di questa malattia: vi sono aree localizzate di dolorabilità muscolare del diametro di circa 1 cm, a carico dei gruppi muscolari colpiti; gola infiammata e, nei soggetti che sono stati colpiti da questa patologia per molti anni, IPOTROFIA MUSCOLARE. Tra i sintomi maggiori troviamo l’ASTENIA di durata superiore a 3-6 mesi, con riduzione del 50% delle attività, aggravata dallo stress fisico o mentale; recidivante, con giorni “ buoni ” e “ cattivi ”. Vi sono inoltre importanti disturbi di concentrazione e di memoria a breve termine. Tra i sintomi minori vanno annoverati: esordio simile a una virosi con febbre e malessere (comune); mialgie: soprattutto dolore agli arti e al torace, peggiorati dall’attività fisica; dolore articolare: soprattutto alle grandi articolazioni; dolore addominale o meteorismo, nausea, stipsi e diarrea alternanti; cefalea, vertigini; disturbi del sonno: inizialmente sonno eccessivo, in seguito sonno disturbato o con sogni agitati; ipersensibilità al caldo e al freddo, sudorazione inappropriata; effetti indesiderati da assunzione da alcool. La sola astenia non giustifica la diagnosi, devono essere presenti i due sintomi maggiori e almeno 4 dei sintomi minori, segni clinici e esami di laboratorio positivi. 

Non esiste alcun test diagnostico, le indagini vengono effettuate al fine di escludere altre cause responsabili di quadri clinici simili. Come ricorda JAMES WOOLLISCROFT nel libro DIAGNOSI E TERAPIA IN MEDICINA GENERALE, gli accertamenti da effettuare sono tra le indagini iniziali: emoglobina per escludere l’anemia, conta leucocitaria per individuare un’infezione o una patologia ematologica, test di funzionalità tiroidea per escludere una malattia tiroidea; ulteriori indagini devono essere effettuate per escludere altre condizioni suggerite dall’anamnesi o dall’esame obiettivo del paziente, soprattutto infezioni, per esempio morso di zecche (malattia di Lyme) o assunzione di carne cruda (toxoplasmosi). I disturbi psichiatrici (soprattutto depressione e ansia), la sindrome del colon irritabile e l’invalidità grave (il paziente può essere costretto a letto) sono le COMPLICANZE di questa patologia. Gli obiettivi del trattamento della sindrome da affaticamento cronico sono quelli di ridurre l’astenia e prevenire le recidive, alleviare gli altri sintomi e consentire al paziente di riprendere le normali attività, per esempio ritornare al lavoro o a scuola. I pazienti, comunque, devono restare entro i propri limiti di tolleranza al lavoro e il sonno non deve essere limitato (almeno 10 ore al giorno). I pazienti possono guarire del tutto dopo una malattia ad andamento fluttuante, di solito nell’arco dei primi 4 anni, o peggiorare e risultare cronicamente invalidi. Sebbene una moderata attività fisica sia il metodo migliore per controllare i sintomi, molti pazienti richiedono terapie di supporto, ed è possibile che vengano provati numerosi farmaci prima di trovare quello più appropriato. Inizialmente vanno provati gli analgesici blandi (per esempio aspirina); in pazienti che presentano disturbi del sonno possono essere utili le BENZODIAZEPINE per i loro effetti sedativi, miorilassanti e ansiolitici. Le cause principali di un insuccesso terapeutico sono riconducibili ad un eccessivo ottimismo sulle capacità di recupero, all’incapacità del paziente di modificare le proprie abitudini di vita e dall’eccessivo dispendio di energetico nella ricerca di cure alternative.