La storia del dolore

Tutti noi abbiamo conosciuto e conosciamo il dolore nelle sue varie forme: esso può essere fisico, spirituale, legato ad una perdita, ad un lutto, ad una frustrazione dunque ad uno svilupparsi degli eventi secondo modalità diverse dai nostri desideri. Al dolore e alle frustrazioni si reagisce spesso negando inizialmente che l'accaduto riguardi veramente noi stessi, e giungendo all'accettazione attraverso una fase di depressione; le frustrazioni generano impulsi aggressivi, che è importante riuscire a veicolare, a non rendere distruttiva questa aggressività. Non è sempre facile.

L’uomo deve convivere con il dolore, e il rapporto tra umanità e dolore non è sempre stato uguale nel corso dei secoli, né è uguale alle diverse latitudini. Nelle popolazioni primitive lo si interpreta grazie alla magia: è causato da un demonio che entra nel corpo, o da un fluido magico, da un oggetto che porta maleficio, e in, questo contesto il dolore sta a testimoniare l'esistenza di uno spirito nemico dentro la persona che soffre. E' su questa base che lo stregone o lo sciamano intervengono sul sofferente con una leggera ferita, attraverso la quale dovrebbe uscire lo spirito maligno che genera dolore. Aristotele, nel IV secolo a. C., guarda razionalmente al dolore: come Platone, e seguendo le orme di Ippocrate, vuole capire i meccanismi che portano al dolore, per trovare cure e soluzioni. Costoro vedono nel cuore la sede delle emozioni, e la sofferenza è un'emozione, come il piacere.

Con Galeno il centro del dolore diventa il cervello, e nel cervello si incomincia a vedere l'organo che produce e accoglie i nostri sentimenti. Galeno ha buone conoscenze anatomiche e intende combattere il dolore con la chirurgia e con i farmaci: nutre rispetto per il malato e agisce sulla base di ragionamenti medici molto moderni. Se si fa eccezione per la medicina araba e per Avicenna, il Medioevo non porta reali progressi: il povero malato spessissimo è nelle mani di persone che, più o meno in buona fede, sperimentano, e il "perdere" il paziente durante una cura o un intervento chirurgico (peraltro eseguiti senza attenzione al dolore provocato) è un'eventualità frequente.

 Il Rinascimento crea un atteggiamento moderno nell'osservazione del dolore, visto come sensazione trasmessa dal sistema nervoso. Paracelso utilizza l'etere. Cartesio vede il dolore come un'esasperazione del tatto. Mesmer nel 1810 scopre l'ipnosi, Hickmann nel 1828 utilizza il protossido di azoto, Eugène Soubeiran nel 1831 scopre il cloroformio, Morton nel 1864 utilizza l'etere. E' nel 1894 che compare l'aspirina, mentre il Veronal, barbiturico che rivoluzionerà l'anestesia, compare nel 1903. La lotta al dolore non trova sempre nei medici degli alleati, perché essi hanno paura di vedere scomparire uno dei più importanti segni diagnostici.

Attualmente la ricerca, nella lotta contro il dolore, si orienta in buona parte sullo studio delle endorfine, morfine fisiologiche di natura proteica scoperte nel 1974, presenti nel cervello, capaci di agire contro il dolore e aventi un ruolo emozionale. Le due facce del problema, il dolore e l'emozione, sono legate a costituire sola realtà: la sofferenza umana.