Le ustioni

La temperatura del nostro corpo si mantiene costante, se le condizioni sono normali, grazie alle funzioni di termoregolazione, tuttavia, se è vero che la temperatura interna va mantenuta entro limiti precisi e ristretti, quella esterna, della cute, può subire oscillazioni, anche ampie, purchè esse abbiano una durata breve. Là dove il livello di caldo o di freddo raggiunga un grado che la funzione di termoregolazione non può compensare, prendono forma alterazioni irreversibili. A 55 gradi di temperatura sopra lo zero la zona che subisce la lesione conosce squilibri gravi, gravi cambiamenti chimici e fisici, che sono causa di alterazioni dei tessuti in tempi limitati, e questi danni non sono reversibili. Se la cute entra in contatto, anche per un solo secondo, con una fonte di calore di 70 gradi, c’è una denaturazione delle proteine complesse, e regressione delle cellule. Ogni agente termico produce quindi un effetto che dipende dal “terreno”, dalla qualità e dalla quantità di calore. Chiaramente, l’umidità dell’aria, la temperatura dell’ambiente, la natura del tessuto ustionato, la capacità di adattarsi dal punto di vista termico e le differenze locali della superficie corporea, possono fare cambiare la risposta del corpo al calore, anche in misura importante. Se c’è un grosso strato corneo, situazione che si realizza a livello di superfici cutanee come la pianta del piede o il palmo della mano, è possibile che temperature anche molto alte portino a danni contenuti. Si parla di USTIONE quando una temperatura alta ha modo di agire nel corso di un periodo di tempo abbastanza lungo per essere causa di un danno cellulare. Provocano ustioni sia agenti GASSOSI, come vapore acqueo, fiamme, gas surriscaldati, che agenti LIQUIDI o SOLIDI. Anche i RAGGI  ULTRAVIOLETTI possono essere causa di ustioni, come la CORRENTE ELETTRICA e le SOSTANZE CHIMICHE ( un esempio tra i tanti: l’acido solforico.) In Italia vengono curate ogni anno diverse migliaia di persone, a causa di ustioni di gravità variabile. E’ soprattutto tra le mura domestiche e negli ambienti di lavoro che si realizzano gli infortuni. L’età del paziente è fondamentale nel determinare la morte per ustioni: la mortalità aumenta se chi è stato danneggiato ha più di 60 anni. Per esempio: se un’ustione si sviluppa su una superficie che va dal 45 al 55% della estensione cutanea, la possibilità di sopravvivenza è del 75% nella fascia di età fra i 5 e i 35 anni, scende al 18% per gli ultrasessantenni. I Paesi più sviluppati dal punto di vista medico conoscono una mortalità media, a causa di ustioni estese, del 20% circa. Le ustioni possono essere DIFFUSE o LOCALIZZATE. Sono localizzate se nel bambino non superano il 15% della superficie del corpo, e nell’adulto il 20%. Naturalmente, il discorso sulle ustioni sarebbe molto ampio: lo shock può essere una conseguenza, e naturalmente lo è l’edema, e ancora lo sono gli stati di infiammazione, i danni ai tessuti superficiali e profondi, le perdite idriche, le condizioni di tossicosi, le infezioni. La gravità della malattia da ustioni è costantemente in rapporto con l’estensione e la profondità delle lesioni cutanee. Però, un tempo, un’ustione che fosse estesa a un terzo della superficie del corpo era considerata mortale, mentre attualmente non è raro che persone con lesioni che si sviluppino su una superficie superiore al 70% di quella corporea sopravvivano, soprattutto se curate tempestivamente. Oltre all’età, nel determinare la prognosi hanno un peso le malattie precedenti all’incidente o concomitanti, i traumi associati, il modo in cui si è sviluppato il trauma, nonché le zone coinvolte. Il trattamento è essenzialmente locale e generale, medico e chirurgico. La lesione locale rappresenta l’inizio della vera e propria malattia da ustione, è la via di ingresso per le setticemie, per cui va curata subito. La medicazione iniziale consiste nella “copertura delle lesioni”, e si può realizzare attraverso una copertura con antibiotici chemioterapici antibatterici o con il cosiddetto “bendaggio occlusivo”. Si ricorre ai farmaci antibatterici, ma sono altrettanto importanti i MATERIALI DI COPERTURA, biologici e non biologici, che riducono le perdite idroelettrolitiche e caloriche, proteggono le aree ustionate dai batteri, promuovono i processi di guarigione o preparano le zone interessate agli interventi seguenti, coprono le aree cutanee asportate e ancora non pronte per essere ricoperte con innesti prelevati dallo stesso paziente. Anche la BALNEAZIONE in soluzioni antisettiche, come la clorexidina, è un mezzo curativo efficace, che tiene pulite le superfici ustionate e facilita il distacco delle “croste”. Anche la LASERTERAPIA è un mezzo di trattamento locale, che sfrutta l’efficacia biostimolante di una luce monocromatica e viene messo in atto usando un laser di bassa potenza. L’IPERBARISMO invece è un metodo di cura che si basa sull’azione positiva dell’ossigeno nell’indurre i processi riparativi. La terapia GENERALE si fonda sull’aspetto RIANIMATORIO, sulla cura NUTRIZIONALE, sulla terapia ANTINFETTIVA, sulla terapia delle COMPLICAZIONI e sulla terapia CHIRURGICA. Tra le complicazioni delle ustioni si possono ricordare le anemie gravi, difficilmente curabili con acido folico e ferritina, e trattabili con trasfusioni di globuli rossi o sangue intero; poi le coagulopatie, le complicazioni a livello del tubo digerente, sia di tipo ulcerativo che emorragico. Tutte le complicazioni vengono trattate in modo specifico. Nella RIABILITAZIONE del paziente ustionato in fase acuta sono da ricordare la fisioterapia respiratoria, l’allineamento posturale corretto, la cinesiterapia, la possibile immobilizzazione dei segmenti che abbiano subito danni articolari o a livello dei tendini, recuperabili con difficoltà. E’ imporantissima la cinesiterapia, passiva e attiva, che permette di mantenere l’ampiezza articolare e l’elasticità dei muscoli, previene le piaghe da decubito e consente di conservare lo schema corporeo corretto nell’individuo. Non è difficile che le lesioni cutanee guariscano lasciando  CICATRICI, non bene accettate, per i risvolti estetici e per quelli relativi all’uso delle parti lese. Poco soddisfacenti sono spesso gli esiti cicatriziali nei bambini. Trattamenti scorretti o realizzati in ritardo possono lasciare piastroni cicatriziali che riducono anche di molto la funzionalità dell’area interessata. Alcuni particolari esiti di danni da ustioni prendono il nome di CHELOIDI. La CHIRURGIA  PLASTICA permette di ottenere spesso buoni risultati.