Il paziente con epatite C HCV

L’epatite C (HCV) costituisce, ormai in tutto il mondo, un grave problema sociosanitario, dal momento che la sua evoluzione clinica non è ancora del tutto nota, così come le modalità con cui avviene il danno cellulare. Tutto ciò si ripercuote in modo negativo sull’adozione di uno schema terapeutico efficace, tenuto conto anche del fatto che, accanto a forme cliniche manifeste, esistono quadri silenti, e che alcuni evolvono verso una spontanea risoluzione, mentre altri, a volte, seguono un decorso clinico drammatico. Queste caratteristiche, unite all’assenza di una casistica retrospettiva sufficientemente ampia, rendono l’HCV la meno gestibile tra le patologie emergenti. Le persone contagiate dal virus dell’epatite C in tutto il mondo sono 250-500 milioni. Sono circa 180.000 i nuovi casi di epatite C che si sviluppano ogni anno, pari a circa il 21% di tutti i casi annui di epatite acuta. I tassi di incidenza vanno dallo 0,3 – 2,5% nell’Europa occidentale e nel Nord America, al 3 – 7% in gran parte dell’Asia e del Sud America, fino a oltre il 10% in alcune zone dell’Africa. Negli USA dati recenti riferiscono che gli individui infetti sono circa 3,9 milioni e che l’HCV costituisce il 15% di tutti i nuovi casi di epatite virale acuta. Nel nostro Paese si calcola che siano circa 2 milioni le persone infette e 600.000 quelle colpite da forme gravi di epatite cronica. Il sangue e i suoi derivati costituiscono alcuni tra i principali veicoli di contagio; non è un caso che tra i gruppi a più alto rischio di contrarre l’infezione da HCV siano da includere, oltre ai tossicodipendenti, anche i pazienti sottoposti ad emotrasfusioni, i dializzati, gli emofilici, e tutti gli operatori sanitari che lavorano a contatto con il sangue e gli emoderivati. La trasmissione avviene anche a causa della presenza del virus in alcuni liquidi organici , come le urine, lo sperma, il latte materno e le lacrime. La trasmissione per via sessuale dipende da molti fattori, anche se i dati a disposizione dimostrano che non è una comune modalità di contagio. Il virus dell’epatite C può determinare un danno a livello del fegato che neppure il sistema immunitario riesce ad arginare. L’esito dell’infezione dipende infatti da quanto le capacità dell’ospite riescono a sviluppare una risposta immunitaria che sia in grado di far fronte al virus e alla sua intensità di replicazione. La maggior parte degli individui che contraggono l’infezione non è in grado di eliminare il virus dall’organismo e sviluppa un’infezione cronica che può evolvere in cirrosi o in epatocarcinoma. E’ accertato che questa evoluzione aumenta con l’età. Tra i sintomi dell’epatite C  si annoverano malessere generale, astenia, anoressia, cefalea, nausea, febbre, perdita di peso, dolori muscolari e articolari, urine color marsala e feci chiare. A livello del CAVO ORALE si può osservare un profuso sanguinamento  gengivale. In Italia l’infezione cronica da HCV rappresenta la principale causa di patologia cronica del fegato. Circa il 3% della popolazione italiana è infetta da virus HCV, mentre nel mondo sarebbero circa 170 milioni le persone destinate ad ammalarsi di cirrosi o epatocarcinoma.