Progressi in campo cardiologico

Il miglioramento del livello di qualità della vita del paziente cardiopatico e l’abbassamento della mortalità, negli ultimi anni, sono da attribuire ai progressi ottenuti dalla Cardiologia. L’infarto acuto del miocardio può trovare un rimedio nell’angioplastica e nell’applicazione di stent. Si  configura un contesto in cui, nei confronti della trombolisi, si riscontrano un’efficacia terapeutica e una diminuzione della mortalità tanto più evidenti quanto più alto era il rischio. 

Presso l’ospedale Careggi di Firenze si è osservato che la mortalità nei pazienti con shock cardiogeno è del 26%, là dove era circa dell’80% prima che si ricorresse ai trattamenti con angioplastica. L’angioplastica necessita di una struttura organizzativa di alto livello, che possa contare su un laboratorio di cateterismo e su un’èquipe di medici e paramedici attivi 24 ore su 24. Nel 2000, a livello mondiale, sono stati applicati circa 1 milione di stent. Si sono osservati buoni risultati nei casi in cui è stato inserito un catetere dentro il quale sono state immesse radiazioni. Si sta studiando l’uso di stent rivestiti di farmaci che possono contrastare la crescita cellulare: per incorporare il principio attivo sulla superficie dello stent si realizza un microfilm formato da un polimero di materia plastica. I medicinali usati in questo tipo di applicazione sono la RAPAMICINA e il TAXOLO. 

Quest’ultimo è un antitumorale piuttosto comune, mentre la rapamicina è un antibiotico naturale usato per prevenire il rigetto del rene dopo trapianto. Usando questa metodica, a tutt’oggi sono stati portati a termine più di 100 impianti, e i risultati dopo 6 mesi sono decisamente migliori rispetto a quelli osservati in passato dopo il ricorso ad altre tecniche. Si fa uso di dispositivi anatomicamente mirati anche nella cura delle CARDIOPATIE CONGENITE, tra le quali una delle più comuni è il DIFETTO INTERATRIALE, oggi curato, in centri notevolmente organizzati, con un intervento mininvasivo, cioè un dispositivo inserito dentro una cannula nella vena femorale, portato fino al cuore e impiantato nel setto interatriale (tale dispositivo prende il nome di Starflex o Amplatzer). I pazienti curati con questa tecnica vengono solitamente dimessi  il giorno successivo all’intervento, e possono tornare subito alla vita normale. 

Anche là dove sia formulata la diagnosi di DIFETTO INTERVENTRICOLARE può essere utilizzata, a volte, la tecnica descritta, benché l’intervento chirurgico sia, nella maggioranza dei casi, è l’unico possibile. Le esperienze italiane più recenti nutrono la speranza che si possano, nel futuro, eseguire trapianti di cellule muscolari prelevate dallo stesso paziente in casi di scompenso cardiaco dovuto a cardiomiopatia o infarto. Queste cellule verrebbero prese da un muscolo scheletrico del paziente e innestate nel cuore, per arrivare a comportarsi, dopo alcune settimane, come cellule cardiache normali. Questi interventi prenderanno il via verso la metà di quest’anno presso il S. Raffaele di Milano.