Rapporto tra psiche, psicosomatica e scrittura

Prima o poi, tutti “incappiamo” in uno scritto indecifrabile, in una ricetta medica non comprensibile, in una lettera che è difficile da capire per il solo fatto che chi ha scritto ha una pessima grafia. Soprattutto noi medici dovremmo fare autocritica: nell’80% dei casi i nostri scritti assomigliano ad antichi testi di un popolo sconosciuto. In realtà, un modo di scrivere chiaro testimonia una condizione di chiarezza delle proprie idee, mentre una scrittura che fa “strabuzzare” gli occhi e porta il lettore non a leggere, ma a supporre, a decifrare, spesso indica pensieri piuttosto confusi. Far fatica a capire una grafia è fastidioso, mentre quando ciò che si legge è chiaro, pulito, subito comprensibile, tutto ciò favorisce l’espressione di un giudizio positivo. Non è escluso, per esempio, secondo me, che gli stessi giudizi scolastici vengano influenzati dalla scrittura dell’alunno: se io fossi un insegnante, alla fine della lettura di un tema che ha richiesto tempo e fatica per la sola decifrazione, al momento di esprimere un giudizio, un voto, mi potrei anche sentire maldisposto. 

La GRAFOLOGIA considera chiaro un modo di scrivere in cui le lettere forniscano subito la possibilità di essere comprese: ogni lettera dovrebbe dare una evidente rappresentazione di se stessa. Voglio esprimere più chiaramente questo concetto: un grafologo considererebbe, appunto, chiara, una grafia in cui tutto è comprensibile non perché è inserito in una frase, nel contesto di un discorso o in una parola, ma perché ogni lettera, anche estrapolata dal testo, è leggibile, comprensibile. E’ un concetto interessante, perché ci porta a ripensare a tutte quelle volte, tutte quelle situazioni in cui abbiamo portato a termine la lettura di uno scritto comprendendo a grandi linee il significato, ma non essendo riusciti, in realtà, a decifrare ogni singola parola. Si legge sui testi specialistici, che trattano questo argomento, che ad una scrittura chiara corrisponde una persona chiara, una capacità di ideare e pensare con precisione, una determinazione che in genere porta ad ottenere ciò che si vuole, una volontà che esige da sé e dagli altri discorsi e spiegazioni comprensibili. 

Chi scrive con chiarezza, in genere, non ama proporre o accettare discorsi confusi. Solitamente, se è limpida la parola scritta, lo è anche la parola “parlata”. Si afferma altresì che colui che si serva di una calligrafia (dal greco: buona scrittura, bella grafia) sia anche un individuo che non ha paura di esprimere le proprie idee. E’ anche vero che chi scrive in modo esageratamente chiaro può essere un vero e proprio maniaco della precisione, forse può essere un tipo con il quale non è facile vivere, può tendere ad essere prolisso, a spiegare anche troppo. Personalmente, comunque, preferisco chi spiega, al limite, troppo, rispetto a chi non si spiega, e chi scrive in modo da farsi capire, rispetto a chi non si preoccupa del fatto che poi, chi dovrà leggere, incontrerà seri problemi per capire, e si irriterà. Non dimentichiamo poi il fatto che scrivere male può essere pericoloso: si pensi alle ricette mediche interpretate male o trascritte in modo scorretto. 

Si legge, si studia che chi scrive in modo piuttosto incomprensibile ha anche un certo “buio” mentale, percepisce il mondo esterno in modo confuso, formula idee non precise, si esprime attraverso concetti vaghi, non di rado ha interessi rivolti a campi poco scientifici, un po’ fumosi. La grafia difficile da comprendere può anche essere il segnale di una possibile ambiguità: qualche esperto (in realtà, molti) afferma che lo scrivere male mette lo scrivente al riparo, gli permette di dire, se necessario, che non voleva scrivere ciò che si è inteso. Chi, comunque, è portato a migliorare la propria personalità, provi anche a scrivere meglio. E’ vero che dietro testi scritti male, dietro parole incomprensibili, spesso ci sono personalità disturbate, ed è anche vero che forse, nella scuola, un’attenzione al modo di scrivere dei bambini può stimolare gli insegnanti  a sospettare una condizione di sofferenza, e quindi ad indirizzare l’alunno verso lo psicologo o lo psichiatra. E’ vero, in sostanza, che la grafologia è una scienza concreta, in base alla mia esperienza, e in effetti, poche righe, su un foglio, possono dire tanto di chi le ha scritte.