Riconoscere ed affrontare l'ansia

Benché tutti ritengano di conoscere l’ansia, molti si definiscono “ ansiosi” e tante persone affermino di vivere momenti o fasi o esperienze caratterizzate da ansia, in realtà questa condizione è spesso sottovalutata e a volte non riconosciuta, ignorata. Prima o poi, ciascuno di noi si confronta con l’ansia, e questo stato d’animo può essere normale, se viene sperimentato là dove si debba affrontare una concreta difficoltà della vita, o anormale, quando diventa un disagio, un ostacolo nel lavoro e nei rapporti con le persone, una reazione esagerata e abituale ad eventi che non dovrebbero produrre ansia. Poeti e scrittori hanno parlato di “male di vivere”, e dentro questo concetto l’essere ansiosi entra molto bene, secondo me, perché è proprio un vivere male quello che è caratterizzato dall’attesa del peggio, dalla paura, dall’aspettarsi le conseguenze peggiori di un atto.

Uno stato d’ansia è normale quando è proporzionato allo stimolo al quale si è sottoposti, quando è limitato nel tempo, quando una vera sofferenza non c’è o è presente, ma in “quantità” scarsa, quando è mantenuto un livello accettabile di produttività ed efficienza personale, quando la capacità lavorativa e i rapporti interpersonali non sono compromessi. Si parla invece d’ansia patologica se la durata si protrae, c’è sproporzione tra causa-stimolo ed effetto, si accusa anche sul piano fisico una sofferenza, il rapporto con le altre persone è difficile, la personale capacità produttiva si abbassa e in generale si arriva ad essere stanchi e poco efficienti. C’è chi percepisce l’ansia come un disturbo prevalentemente fisico e chi come un fastidio psichico.

Nella pratica quotidiana, un medico ascolta tanti e coloriti modi di dire che esprimono la sensazione dell’essere in ansia, come le seguenti: non trovo pace, ho il fiato corto, salto per un niente, non sto fermo in nessun posto, sento un tremore interno, mi sembra di impazzire, sono così teso che non riesco a concentrarmi, mi manca il fiato, sono in tilt, sento il cuore che salta, ho il latte alle ginocchia, le mie gambe sono di gelatina, ho un nodo alla gola, e così via. Sembra che le donne siano più soggette all’ansia degli uomini, e le persone di mezza età rispetto ai giovani. In generale, siamo a rischio quando incombe su di noi una minaccia nei confronti della quale non è possibile fuggire, o nei momenti che seguono alla perdita di qualcuno o di qualcosa che abbiamo temuto molto.

Un medico generico riceve mediamente e quotidianamente nel proprio studio almeno un paziente che soffra di disturbi d’ansia, a va detto a questo proposito che è auspicabile che l’università insegni ai futuri medici a riconoscere e curare i segnali e i sintomi di questo stato, e che i pazienti non vogliano risolvere i propri problemi curandosi da soli senza diagnosi né dialoghi, magari con qualche farmaco assunto a caso. Una volta era di moda parlare di “ esaurimento nervoso” così com’era abituale la prescrizione medica dei famosi “ricostituenti”: con il passare degli anni, il concetto d’esaurimento nervoso è stato abbandonato, perché è privo di qualsiasi valore scientifico. Circa il 5% delle persone soffre del disturbo d’ANSIA GENERALIZZATA, che interessa di solito la fascia d’età fra i 20 e i 35 anni, e che si caratterizza per il fatto di essere uno stato di preoccupazione non realistica verso eventi pur possibili, ma non esistenti nella concretezza del momento, o reali, ma vissuti con particolare apprensione. In questi casi il paziente soffre di tremori, dolori e contrazioni muscolari, facile affaticabilità, stato d’agitazione, senso di soffocamento; ancora, può accusare il bisogno di urinare spesso, diarrea, nausea, vertigini vampate di calore e brividi, senso di nodo alla gola, mani fredde e bagnate, sudorazione, bocca asciutta, palpitazioni e battito cardiaco accelerato. Interrogato, afferma di sentirsi sul filo del rasoio, di essere irritabile, di reagire malamente ad ogni minimo stimolo, di riuscire a concentrarsi e ad addormentarsi solo affrontando gravi difficoltà.

Gli ATTACCHI DI PANICO sono momenti di grande ansia e paura, hanno un’insorgenza improvvisa, e sono senza spiegazione, senza motivo; statisticamente, hanno la loro comparsa attorno ai 30 anni ed interessano in particolare le donne, il loro perdurare può coprire un arco di settimane o di anni. Chi ne soffre descrive sensazioni e disturbi di vario tipo, dalla paura d’impazzire e di morire, alle difficoltà respiratorie, al soffocamento, allo svenimento, al tremore, alle palpitazioni, alla nausea, all’asfissia, alla sudorazione, al non riconoscimento di se stessi e dell’ambiente, al dolore o fastidio al torace, alle vampate di calore, al senso di freddo intenso. La FOBIA è la paura di un animale, di un oggetto o di una situazione di per sé non pericolosi. Se la persona fobica si trova davanti a ciò che teme, cade vittima dell’ansia, tende ad evitare di incontrare l’oggetto della propria fobia. Le fobie più diffuse sono quelle nei confronti dello sporco delle ferite, del sangue, dei topi, dei serpenti, dei cani, dei gatti, dell’automobile, del treno, dell’aere, del trovarsi in alto. La FOBIA SOCIALE è la paura di fare brutta figura (mi vengono in mente le parole di una brava psicoterapeuta, che mi disse “non vale la pena preoccuparsi troppo del giudizio altrui. Qualunque cosa una persona faccia, la reazione della gente sarà sempre questa: il 50% si disinteressa completamente della cosa, il 25% esprimerà un giudizio positivo e il rimanente 25% avrà comunque una reazione negativa. In ogni caso la fobia sociale è la paura di quelle situazioni nelle quali si è esposti al giudizio degli altri, e si manifesta con sudorazioni, palpitazioni, tremori, anche se il soggetto riesce a rendersi conto che in realtà non avrebbe motivi di temere così fortemente il giudizio altrui. Nel parlare comune, ANSIA e DEPRESSIONE non sono sempre ben distinte.

In verità nelle depressioni ci sono sentimenti di colpa, tristezza, disperazione, assenza di speranza, difficoltà nel decidere, disinteresse per le normali attività, atteggiamento particolarmente triste al mattino e risvegli precoci, rallentamento del pensiero, della parola e dei movimenti, dolori non spiegabili. L’ansia porta invece alla preoccupazione per il futuro, ad evitare le situazioni che fanno paura, alla difficoltà nell’addormentarsi, all’accelerazione del battito cardiaco e ai tremori, al fiato corto, all’alternarsi di sensazioni di caldo e di freddo, alle vertigini fino allo svenimento, al percepire un distacco dal proprio corpo e dall’ambiente.