Il sangue: la visione della medicina orientale

I biologi affermano che è necessario un periodo di 120 giorni perché vengano rinnovati completamente i globuli rossi, e questo sta a significare che dopo una decina di giorni c’è una differenza del 10% nella qualità del sangue: la medicina orientale vede questo periodo come il lasso di tempo necessario per fare scomparire i sintomi di una malattia. Vedendo la cosa da un altro punto di vista, si può affermare che anche se sono necessari 120 giorni per purificare il sangue, 10-12 giorni di alimentazione corretta, non comprendente dunque cibi conservati o trattati con prodotti chimici, né eccessiva, per quanto concerne il bere e il mangiare, bastano per allontanare i sintomi, e, spesso, per guarire da un numero non indifferente di malattie. Servono 3 anni per ottenere una ricostruzione delle fibre muscolari, e questo periodo di tempo vale per alcuni altri organi. In 7 anni la costituzione del nostro corpo cambia totalmente. Queste modifiche si realizzano comunque con una velocità che dipende dalla singola persona, e naturalmente c’è una grossa differenza tra un bambino, che ha un metabolismo più rapido, ed un anziano: gli organi di una persona giovane, o, ancor più, giovanissima, si depurano più velocemente grazie alla rapidità del metabolismo, e alla circolazione sanguigna, che sicuramente è normalmente efficiente. Le persone anziane rinnovano le proprie cellule con maggiore difficoltà, la circolazione sanguigna non migliora, col progredire degli anni, e questo è uno dei motivi per cui hanno spesso bisogno di coprirsi molto: sono sensibili al freddo. Tutti i giorni il sangue si rinnova, e le parti vecchie vengono distrutte. Organi come i reni e la cute svolgono una funzione importante nell’espellere i prodotti di rifiuto. Parti ancora utili dei prodotti di rifiuto vengono trattenuti, per esempio, nella bile. L’intestino tenue, struttura organica a livello della quale avvengono le fasi terminali del vero e proprio processo digestivo, dopo che il cibo ha subito le trasformazioni primarie nel cavo orale e nello stomaco, inizia la produzione del sangue, ma il globulo rosso non è ancora completo, in questo stadio. Dall’intestino tenue il sangue non completamente formato va al fegato, ai polmoni, al cuore, al pancreas e alla milza; gli organi destinati a distruggere il sangue ormai diventato vecchio sono il fegato, deputato, tra l’altro, alla produzione della bile, e la milza, organo che ricopre il ruolo di responsabile della formazione completa e finale del sangue. Come si può capire, esistono organi che, al tempo stesso, producono e distruggono il sangue. Una domanda che ci si può porre è la seguente: il sangue “cattivo” è sempre eliminato? Se il trattamento è corretto, viene eliminato in modo definitivo, e lascia il posto a sangue sano e nuovo. Il sangue lega a sé l’ossigeno, di cui ha necessità per rigenerarsi. Questo legame si realizza in virtù del fatto che i globuli rossi hanno, al proprio interno, l’emoglobina, che contiene il ferro. L’ossigeno e il ferro (FeO2) portano il sangue ad avere il classico colore rosso. Il ferro è l’elemento che attira, più di ogni altro, l’ossigeno, e infatti noi vediamo come il ferro, lasciato all’aria aperta, si arrugginisca subito, a contatto con l’ossigeno libero. Dunque, il ferro contenuto nell’emoglobina fa sì che il nostro sangue sia in grado di attirare l’ossigeno. Come fa notare NABORU MURAMOTO, nel celebre “IL MEDICO DI SE STESSO”, quando mangiamo le foglie verdi della verdura e degli ortaggi, contenenti clorofilla, ricca di magnesio, il nostro organismo preleva questo elemento e, in virtù di un processo di trasmutazione biologica, trasforma il magnesio in ferro. La clorofilla e l’emoglobina sono quindi collegate in modo molto stretto. Il sangue degli animali primitivi contiene rame, e per questo motivo può avere un colore verde o blu: se il rame è lasciato all’aria aperta ha la tendenza a colorarsi di verde. Il sangue degli insetti, per esempio, delle seppie, o dei polipi, è eccessivamente debole per attrarre l’ossigeno, mentre il sangue degli animali più evoluti contiene ferro. Un buon cibo produce un buon sangue, il cibo determina la qualità del sangue (ricordo molto bene un mio paziente, peraltro sempre allegro, che si vantava di fare colazione con cotechino, salsicce e grappa: è morto pochi anni fa di infarto, in età non avanzata). Il sangue di buona qualità attrae dunque l’ossigeno e rende meno probabile le malattie, o la condizione di affaticamento cronico. Perché venga prodotto sangue di buona qualità vanno consumate, possibilmente ogni giorno, foglie verdi. Credo che, a questo punto, il perché sia chiaro a tutti: clorofilla® magnesio®ferro®ossigeno. Gli erbivori, consumando appunto erbe, foglie, piante, ecc., producono e mantengono il sangue e i tessuti. Mangiando carne siamo in grado di formare sangue più velocemente, ma la qualità di questo sangue è povera e la sua attività ha una durata breve. Il meccanismo sfruttando il quale l’abituale consumatore di carne produce il sangue è un processo di decomposizione. Un processo, per così dire, “da piante a sangue, e da sangue a carne” è più naturale, è una via di produzione più naturale. Abbondando nel consumo di carne, in definitiva portiamo avanti una scelta che predilige un cibo che rappresenta lo stadio finale della trasformazione, per cui obblighiamo il nostro organismo a produrre sangue capovolgendo il processo naturale. Tutto ciò può essere causa di molte malattie, perché non prende piede il processo normale di costruzione dei tessuti ed organi. E’ dunque consigliabile prevedere un consumo quotidiano di foglie verdi.