Il trapianto del cuore

Attualmente il trapianto di cuore, in aumento numerico progressivo e costante in tutto il mondo, ha raggiunto livelli di affidabilità tali da farne uno strumento terapeutico valido nel trattamento delle cardiopatie terminali. Nonostante il continuo miglioramento dalla prognosi dei trapianti di cuore, questo intervento comporta tuttora un alto rischio di complicanze post-operatorie, non raramente mortali. Per questo motivo deve essere riservato a quei pazienti cardiopatici che non possono ricavare benefici dalla terapia chirurgica tradizionale, che hanno una qualità di vita scadente e una aspettativa di vita inferiore ai 6-9 mesi. L’età massima per il ricevente è indicata per lo più tra i 55 e i 60 anni. Tuttavia sono comparsi recentemente lavori che dimostrano l’assenza di significative differenze di mortalità nei gruppi di riceventi sotto e sopra i 50 anni. In alcuni centri l’età non viene più considerata un fattore limitante.

Va sottolineato che, parallelamente al miglioramento dei risultati del trapianto cardiaco, c’è stato un significativo progresso delle terapie tradizionali e delle tecniche diagnostiche. Il disporre di strumenti terapeutici nuovi o di aumentata efficacia impone di mettere in atto ulteriori tentativi di terapia conservativa e di usare particolare cautela prima di porre l’indicazione al trapianto di cuore. I criteri generali di selezione possono essere così indicati: 1) malattia cardiaca terminale con prognosi di vita inferiore ai 6 mesi; 2) età inferiore a 55 anni; 3) funzione renale ed epatica normale; 4) assenza di infezioni; 5) negatività per diabete insulino-dipendente; 6) stabilità psicosociale e ambiente famigliare cooperante. Tutte queste realtà portano ad indicare il trapianto. Per il donatore, naturalmente, deve essere accertato che l’anamnesi sia negativa per cardiopatie. Qualsiasi sospetto, anche generico, della presenza di patologia cardiaca, deve indurre ad eseguire uno studio accurato della funzione del cuore. E’ controindicazione assoluta al trapianto di cuore l’arresto cardiaco nel donatore durante il periodo di osservazione. Il limite massimo d’età per il donatore è stato posto a 30 anni nell’uomo e a 35 nella donna.

Infine, va ricordato che il cuore da trapiantare deve essere adeguato, per dimensioni, al ricevente. Pertanto, nella scelta dell’abbinamento donatore-ricevente, è importante tenere in considerazione peso, altezza, circonferenza toracica e addominale. Il prelievo di cuore per trapianto viene comunemente eseguito nel contesto del prelievo di più organi da uno stesso donatore cadavere. Il cuore prelevato viene lavato con soluzione di COLLINS a 4 gradi centigradi, chiusa in tre sacchetti sterili di materiale plastico, l’uno all’interno dell’altro, e conservato per il trasporto in un contenitore termico contenente ghiaccio tritato. Il tempo limite di conservazione può attualmente essere considerato di circa 5 ore. La complicanza immediata più grave del trapianto di cuore, anche se fortunatamente rara, è la mancata ripresa della funzione dell’organo. Quando non si riesce ad ottenere la ripresa funzionale del cuore, nonostante l'utilizzo dei presidi farmacologici e strumentali, se il cuore è stato espiantato, è necessario effettuare il “ritrapianto”, sempre che sia immediatamente disponibile un altro donatore. Se invece il cuore, per il “ritrapianto”, non è immediatamente disponibile, è possibile ricorrere all’impianto di un cuore artificiale temporaneo.