Le applicazioni terapeutiche delle acque minerali nelle difficoltà digestive, nel mal di fegato

Spesso le acque minerali sono capaci di migliorare la digestione. Esse possono intervenire sulla formazione e sul passaggio della bile nell’intestino, inoltre possono modificare favorevolmente i disturbi riflessi provocati dalla sofferenza del fegato sullo stomaco. L’uso delle acque minerali addizionate di anidride carbonica durante l’assunzione del cibo è proprio basato su queste proprietà. Le acque che sono commercializzate gasate sono chiamate acque minerali da tavola; la dizione è impropria, perché si dovrebbero invece chiamare acque minerali che si possono bere anche a tavola. Le acque minerali sono molto spesso addizionate di anidride carbonica. Quest’aggiunta ha diverse ragioni: anzitutto impedisce alcuni processi dell’invecchiamento dell’acqua minerale, come la decarbonatazione (perdita dell’anidride carbonica) e l’ossidazione (entrata dell’ossigeno), secondariamente siccome l’anidride carbonica è batteriostatica, impedisce la crescita di batteri che possono incidentalmente inquinare l’acqua minerale stessa. La gasatura serve anche alla digestione: infatti l’anidride carbonica giunta nello stomaco e mescolata con i cibi, induce un aumento della motilità e della secrezione dello stomaco stesso.

Dopo aver svolto quest'azione sulle pareti dello stomaco, l’anidride carbonica viene assorbita, entra in circolo ed è subito eliminata dai polmoni. Il potere ZIMOSTENICO (dal greco zimè = fermento e stenè = forza, vuol dire che dà forza ai fermenti, cioè aumenta la velocità delle reazioni fermentative) facilita la demolizione chimica degli alimenti che avviene durante la digestione ed è operata dai fermenti. I fermenti per svolgere la propria azione necessitano quasi sempre della presenza di un metallo, che si chiama EFFETTORE DELLA REAZIONE FERMENTATIVA. Un esempio è quello del magnesio, indispensabile perché il saccarosio (lo zucchero di canna) sia diviso in glucosio e in fruttosio. Le acque minerali portano un contributo vario e interessante di metalli utili nei vari interventi fermentativi, che avvengono nella digestione durante il processo di demolizione dei cibi in sostanze semplici e di assorbimento di queste ultime. I processi fermentativi sono dunque in definitiva accelerati dalle acque minerali e dipendono dalla presenza dei metalli disciolti in esse. Ricordiamo anche la cura con le acque minerali delle gastriti in cui vi è una diminuzione della motilità e della secrezione,  sono utili in questo caso le acque salse come quelle di Montecatini. Quando invece la motilità e la secrezione dello stomaco sono esaltate, risultano utili le acque bicarbonato-sodiche, come quella di Gaverina, o bicarbonato-calciche, come quella di Sangemini.

 Le acque di Montecatini possiedono un’azione di stimolo della contrazione delle fibre muscolari lisce, che costituiscono lo strato muscolare degli organi cavi. Contenendo il cloruro di sodio (sale) le acque di Montecatini esaltano poi la secrezione delle ghiandole della parete dello stomaco; ne risulta un aumento dell’acidità importante per il regolare andamento della digestione. Le malattie del fegato e delle vie biliari rappresentano un capitolo assai importante della patologia medica e costituiscono spesso anche uno dei migliori successi terapeutici della cura con le acque minerali. Chi soffre di una lieve insufficienza del fegato va incontro a difficoltà digestive talora anche imponenti, che rappresentano l’elemento sintomatico più importante. Gli elementi terapeutici utili delle acque minerali sono essenzialmente i bicarbonati di sodio e di calcio e i solfati di calcio e di magnesio, che intervengono soprattutto sulla motilità delle vie biliari, ma anche, attraverso lo zolfo, sulla funzione della cellula epatica. Il fegato che funziona male si carica di grassi, aumenta di volume (si gonfia, per così dire). Il tessuto di sostegno, lo scheletro del fegato che si chiama TESSUTO CONNETTIVO si accresce rendendo il fegato duro come se fosse tutto una cicatrice. Le cellule del fegato, di conseguenza, non riescono più a svolgere la loro funzione e l’organismo non riesce più a depurare il sangue. Le conseguenze del cattivo funzionamento del fegato appena descritte costituiscono il quadro clinico della CIRROSI. Quando la malattia è completa, per la cura con le acque non c’è più niente da fare; prima però di raggiungere questo stadio di gravità la terapia termale è molto utile.

La cura con le acque minerali è indicata quando il fegato è grosso, quando le sue cellule sono cariche di grassi, quando la funzione è rallentata, quando il fegato è disturbato dai veleni dell’ambiente esterno, fra cui domina l’alcool etilico (il cosiddetto FEGATO DEI BEVITORI). Le due sostanze presenti nelle acque minerali che “agiscono” su queste lesioni sono il bicarbonato e lo zolfo. Il bicarbonato interviene migliorando la digestione e neutralizzando l’acidità gastrica. Lo zolfo, invece, interviene proprio nell’intimo della funzione della cellula epatica. Allo zolfo termale, infatti si riconoscono le azioni seguenti: ANTISTEATOGENA (contro il fegato grasso), ANTITOSSICA (contro i veleni esterni e quelli prodotti dai batteri). Passiamo ora ad una analisi più dettagliata delle acque minerali nella cura del fegato e delle vie biliari: MONTECATINI: con le sue acque ricche di solfato e di cloruro di sodio è indicata in pazienti in cui la funzione del fegato è piuttosto compromessa (fegato ingrossato dei grandi mangiatori e bevitori), in quelli nei quali lo stomaco non digerisce perché produce poco succo digestivo o perché si muove male. Per la sua azione disintossicante la cura di Montecatini viene scelta nei disordini provocati nel fegato dall’alcoolismo. CHIANCIANO è consigliabile nelle malattie delle vie biliari di origine infettiva, in tutte le malattie del fegato e delle vie biliari con imponenti difficoltà digestive. GAVERINA può considerarsi molto simile a Montecatini, eccezion fatta per l’azione purgativa che è assente.