Patologie articolari e fangoterapia

La professoressa Simona Bellometti è una ricercatrice che si occupa di medicina termale e porta avanti da tempo una serie di studi che considerano in particolare le Terme Euganee di Abano, e comunque vari aspetti del termalismo. L’ho conosciuta presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Pavia. Prendo spunto da uno suo scritto per parlarvi di ARTROPATIE e FANGOTERAPIA. La medicina termale è quella branca della medicina che si occupa del trattamento di varie patologie con metodi di cura NATURALI. Tra questi mezzi c’è la fangobalneoterapia, efficace da secoli nella risoluzione dei sintomi dolorosi che accompagnavano varie patologie dell’apparato osteoarticolare. L’artrosi, alcune malattie di tipo infiammatorio in fase non acuta, i reumatismi detti “dismetabolici”, alcune patologie muscolari, come le contratture, possono trarre beneficio da questo genere di cure, inoltre, è riconosciuta la validità della fangobalneoterapia anche per la riabilitazione di alcuni quadri post-traumatici. Dolore, limitazione funzionale, contratture muscolari, ridotto sviluppo e ridotta tonicità dei muscoli, sono condizioni che beneficiano dell’applicazione del fango termale. L’OSTEOARTROSI colpisce la maggioranza delle persone oltre i 65 anni e, nelle stazioni termali, i pazienti che ne soffrono sono largamente rappresentati. Un’attività fisica costante e leggera è fondamentale per stimolare la dinamica delle articolazioni. La rilevanza sociale delle osteoartosi è destinata ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione, come gli stili di vita sedentari, con il diffondersi di soprappeso e obesità.

Purtroppo, l’esteoartrosi si manifesta tardi, e quando procura disturbi s’interviene con farmaci, cure fisiche, termali, riabilitative, ma quando il processo è ormai avanzato. I FANS sono i medicinali più usati: tra il 59% e l’84% di una popolazione di osteoartrosici ricorre ad essi. Ma i FANS procurano spesso nausea, vomito, disturbi digestivi, bruciore di stomaco, a volte ulcere, emorragie, perforazione gastrica. Si registrano anche casi di morte, per l’uso cronico di questi farmaci. Gli anziani (come di solito, purtroppo), sono la popolazione a maggiore rischio, sia perché sono coloro che più degli altri consumano queste medicine, sia perché hanno una mucosa gastrica spesso alterata. La fangobalneoterapia genera reazioni di tipo generale, sull’apparato cardiovascolare, su enzimi vari, su parametri biochimici, ma anche di tipo locala, soprattutto sulle articolazioni. Il fango termale è una miscela usata a scopo curativo, dopo una maturazione in vasche per almeno due mesi, a contatto continuo con l’acqua termale. In questo modo il fango si arricchisce d’alghe e microrganismi, cui va il merito di una serie di cambiamenti chimici e fisici positivi e della comparsa d’alcune frazioni chimiche, in buona parte responsabili delle proprietà terapeutiche del fango stesso. Nel siero di pazienti che abbiano beneficiato di questo tipo di cure sono state evidenziate reazioni neuroendocrine molto favorevoli. Con un ciclo di fangobalneoterapia è stato possibile mettere in evidenza un’importante riduzione del livello del PGE2, forte sostanza che genera infiammazione.

Non sono stati riscontrati paralleli effetti collaterali a danno dell’apparato gastrointestinale. Nella fase infiammatoria ACUTA è dunque utile il farmaco, in quella CRONICA il trattamento termale. Anche altre importanti sostanze che sono coinvolte nel processo di degrado e d’infiammazione della cartilagine sono influenzate dal trattamento termale. La fangobalneoterapia partecipa alla modulazione del danno a carico della cartilagine e alla modulazione della risposta infiammatoria.

Dopo il fango c’è il bagno con acqua termale, e questo è un altro momento curativo, in virtù della temperatura e delle caratteristiche chimiche dell’acqua termale: il corpo assorbe calore, la cute si riscalda, c’è vasodilatazione, aumenta il flusso del sangue alla periferia della struttura corporea e ai muscoli, e tutto ciò favorisce il controllo delle contratture dolorose. L’acqua termale serve nell’IDROKINESITERAPIA, tecnica di ginnastica medica che necessita d’attrezzature e strutture che difficilmente si trovano negli ospedali, e cioè le piscine. Come appare ovvio, questa tecnica si avvale delle proprietà fisiche e chimiche dell’acqua calda (o fredda, a volte) termale, e delle proprietà dell’esercizio fisico. Se prima ci si sottopone “al fango” e poi alla seduta di idrokinesiterapia, si giunge in acqua con pelle e muscoli già riscaldati e dilatati, e si beneficia della reazione neuro-ormonale innescata dal fango, che alza i livelli nel sangue di BETA-ENDORFINA, sostanza che ha un ben conosciuto potere analgesico. La terapia finisce con il MASSAGGIO: connettivale, subacqueo, classico in base all’età e allo stato del paziente. Questo è un vero atto curativo, che tonifica la cute e i muscoli in modo profondo, stimolando i ricettori del tatto e della pressione.

Fangobalneoterapia, idrokinesiterapia e massaggio necessitano di strutture adeguate e di controllo medico specialistico. Se ancora esistono pregiudizi relativi al termalismo, è tempo che cadano, perché i nostri centri termali sono invasi da popolazioni europee e, recentemente, non solo europee, ed è un peccato che proprio noi, abitanti di una terra generosa in termini d’offerta d’acque benefiche, non conosciamo o non siamo portati ad apprezzare le nostre ricchezze naturali.