la_provincia.jpg (2536 byte) Simboli, antiche credenze e capacità terapeutica

La religione tibetana, ebraica, induista, la stessa filosofia Zen parlano dell'esistenza di demoni e di divinità demoniache. C'è un denominatore comune, che costituisce un filo un filo di unione tra le varie credenze religiose. Nell'Induismo si ingloba all'interno della religione stessa una divinità che costruisce, una che conserva e una che distrugge, come nella religione cristiana esiste una trinità, ma, mentre il credo cristiano prevede una triade costituita da entità solo buone, quella induista prevede una "parte" anche negativa. La religione cristiana parla di un anti-Cristo, il diavolo, mentre quella induista insegna l'esistenza della Trimurti, insieme di divinità in un certo qual modo conviventi. Il buddismo è quasi una non-religione: il Budda si pone come "l'illuminato", colui che ha trovato l'essenza di sé.

L'illuminazione permette, attraverso la conoscenza di sé, di liberarsi dal ciclo continuo che costringe a soffrire sotto mille forme diverse. Per liberarsi dal dolore bisogna conoscere se stessi. Il dolore secondo Budda nasce anche dal desiderio: il desiderio fa sì che l'individuo si "attacchi" alle cose o alle forme viventi desiderate, appunto. Se ti affezioni ad un cane ti reincarni nel cane. Se al momento della morte c'è un legame nei confronti del cane, l'anima esce dal morto ed entra nel cane. Per questo il Buddismo preferisce, predica il non-desiderio. Il karma è la legge del contrappasso: se faccio del male riceverò lo stesso male, in questa o in un'altra vita. Religioni diverse da quella cristiana non prevedono un inferno dopo la morte, ma una punizione qui, nella vita. La storia delle religioni è fatta di tanti tasselli, che probabilmente l'uomo ha creato per comprendere parti di sé non bene spiegabili. ci sono yogi presi per morti e sepolti, tornati a vivere dopo pochi giorni, contro ogni cognizione medica. Rallentando il battito cardiaco, essi hanno potuto farsi seppellire e tornare in seguito alla vita. Gesù, bambino molto intelligente, venne affidato ai sommi sacerdoti. Maria e Giuseppe lo affidarono ai sacerdoti perché approfondisse le proprie conoscenze, ma di un lungo lasso della sua vita non si conosce quasi niente, per non dire niente. Quando ricompare come predicatore, la morte lo attende a distanza di pochi anni, e nel frattempo opera guarigioni e miracoli.

Più indietro si va e più medicina e religione sono vicine. Il sacerdote è anche lo stregone, e dove non arrivano le medicine arrivano i riti. Attraverso l'osservazione delle malattie e delle guarigioni, gli stregoni-sacerdoti potevano arrivare ad accumulare le conoscenze utili per curare, potevano acquisire i poteri curativi. Se si parte dal presupposto che non c'è il "miracolo", ma c'è qualcosa che ha a che fare con la trasmissione di energia, possono essere capovolte molte interpretazioni dei fatti. I Tibetani, nel libro "Il terzo occhio", raccontano l'abitudine dei monaci di fare un terzo occhio sulla fronte con una canna di bambù: questo terzo occhio renderebbe possibile vedere l'aura attorno alle persone, cioè un alone colorato, un campo magnetico. T. Lobsang Rampa racconta episodi, da quelli che spiegano l'esistenza degli yeti, poi confermati nel loro esistere da R. Meissner, a quelli in cui si fa menzione di monaci tibetani che costruiscono aquiloni e su essi volano.