| I piedi, un'analisi psicosomatica |
Non è discutibile, a mio parere, l’affermazione secondo la quale il benessere mentale e fisico sono strettamente legati, ma si può andare senz’altro oltre dicendo che le varie parti del nostro corpo, e le loro condizioni, sono un simbolo del nostro modo di vivere e delle nostre scelte. Prendiamo i piedi. Spesso bistrattati, usati malamente, dimenticati o sacrificati dentro calzature alla moda. Guardateli: vi sembrano sani? Li curate? Sono più freddi o più caldi del vostro corpo? Le dita sono piegate verso il basso? I piedi sani, liberi e non deformati sono basi che hanno tre punti di contatto ben separati con la terra, e un sufficiente arco del metatarso, quindi una parte fra il tallone e le dita, che non appoggia sul terreno. La forma o la struttura dei piedi possono indicare la posizione abituale e l’atteggiamento stesso che una persona assume nei confronti della vita.
C’è chi, occupandosi di Medicina Psicosomatica, considerano coloro che hanno i piedi piatti come persone abituate ad entrare in rapporto con il mondo in modo sradicato, sia dal punto di vista psicologico che fisico. Secondo questa teoria, l’individuo con i piedi piatti scivola e slitta sulla terra, senza mettere realmente radici, né raggiungere la tranquillità. Trova facilità nel movimento, ma non stabilità e fluidità. Un esperimento semplice può fornire qualche indicazione utile sul tipo di piedi che si hanno: stando in piedi in una posizione comoda e naturale si chiede ad una persona di posare una mano sul nostro petto e di incominciare a spingere, con una forza tale ad obbligarci ad irrigidirci, senza tuttavia farci cadere, poi la persona deve porsi dietro a noi e spingere ancora premendo tra le scapole. Allo stesso modo può spingere i fianchi. La pressione deve essere applicata lentamente. Opponendoci a lei, noi possiamo renderci conto di quali parti del nostro corpo reagiscono in modo attivo e l’atteggiamento che assumiamo, in particolare proprio con i piedi, indicherà con buona probabilità il tipo di “posizione psicologica” che assumiamo quando affrontiamo la vita, le emozioni, le difficoltà.
Chi ha i piedi piatti di solito perde l’equilibrio facilmente, mentre chi ha il piede prensile, con le dita piegate verso il basso, si afferra al terreno. I piedi prensili assumo spesso, con gli anni, questa contrazione, e diventano rigidi e tesi. Non è raro che la tensione dei piedi corrisponda ad una crisi emotiva non risolta, nel contesto della quale esisteva ed esiste la possibilità di una fuga. Un terzo tipo di piede è quello che configura una posizione di “peso sui talloni” e si ritiene che indichi un esasperato sentimento di decisione, non avulso, spesso, da un non vero senso di stabilità. In realtà la persona che pesa sui talloni tende a lasciarsi facilmente manovrare, e per stare ferma e salda reagisce sviluppando un atteggiamento cronico di controllo e di fermezza: piantando i talloni in terra, s’irrigidisce il ventre e si stringono le mascelle, ci si rilassa con difficoltà, si è rigidi. La persona che cammina in punta di piedi generalmente fa fatica ad instaurare un contatto psichico e fisico con la realtà, resistono nei confronti delle necessità terrene, spesso sono individui incostanti e sognatori, creativi, dotati di gran capacità di immaginare e inventare.
Coloro che abbiano i piedi di piombo vivono e pensano stando molto vicini alla realtà terrena, non si involano, non sognano facilmente, devono essere stabili, devono tenere sotto controllo la propria posizione nella vita, non si muovono e non cambiano volentieri, generalmente sono persone affidabili e solide: tutto ciò non è negativo, a meno che non prenda spunto da una paura cronica e irrisolta. Molte persone, leggendo questo articolo, penseranno che, in realtà, la forma dei piedi dipende da fattori ereditari, dal tipo di lavoro che si svolge, dalle attività che si praticano: non è necessariamente solo così. La psicoemotività della vita contribuisce in modo probabilmente molto superiore a quanto si creda a plasmare anche questa parte del nostro corpo.