I piedi, un'analisi psicosomatica
Quando, molti anni fa, subito dopo la laurea in Medicina, m’iscrissi, tra l’altro, ad una scuola di Psicosomatica, lo feci perché ero attirato ed interessato, come oggi, da tutto ciò che riguarda l’essere umano, sotto ogni aspetto, e non mi sentivo, né in una posizione di “rifiuto a priori” nei confronti di qualsiasi disciplina, o branca del conoscere, o credo scientifico o filosofico che abbia come oggetto di studio l’Uomo. Nel corso di quattro anni di studio della Medicina Psicosomatica ho imparato molto, credo, e mi sono reso conto del fatto che il nostro corpo non è solo uno strumento, valido in maniera più o meno egregia, da usare al servizio dei nostri desideri e della nostra mente, ma è realmente uno specchio, poichè l’aspetto fisico ci rimanda l’immagine della storia della nostra vita, delle nostre abitudini e attitudini, perciò una conoscenza profonda dell’interazione tra mente e corpo offre la possibilità di intervenire sull’una o sull’altro, allo scopo di costruire un carattere e una personalità bene integrati.

Non è discutibile, a mio parere, l’affermazione secondo la quale il benessere mentale e fisico sono strettamente legati, ma si può andare senz’altro oltre dicendo che le varie parti del nostro corpo, e le loro condizioni, sono un simbolo del nostro modo di vivere e delle nostre scelte. Prendiamo i piedi. Spesso bistrattati, usati malamente, dimenticati o sacrificati dentro calzature alla moda. Guardateli: vi sembrano sani? Li curate? Sono più freddi o più caldi del vostro corpo? Le dita sono piegate verso il basso? I piedi sani, liberi e non deformati sono basi che hanno tre punti di contatto ben separati con la terra, e un sufficiente arco del metatarso, quindi una parte fra il tallone e le dita, che non appoggia sul terreno. La forma o la struttura dei piedi possono indicare la posizione abituale e l’atteggiamento stesso che una persona assume nei confronti della vita.

C’è chi, occupandosi di Medicina Psicosomatica, considerano coloro che hanno i piedi piatti come persone abituate ad entrare in rapporto con il mondo in modo sradicato, sia dal punto di vista psicologico che fisico. Secondo questa teoria, l’individuo con i piedi piatti scivola e slitta sulla terra, senza mettere realmente radici, né raggiungere la tranquillità. Trova facilità nel movimento, ma non stabilità e fluidità. Un esperimento semplice può fornire qualche indicazione utile sul tipo di piedi che si hanno: stando in piedi in una posizione comoda e naturale si chiede ad una persona di posare una mano sul nostro petto e di incominciare a spingere, con una forza tale ad obbligarci ad irrigidirci, senza tuttavia farci cadere, poi la persona deve porsi dietro a noi e spingere ancora premendo tra le scapole. Allo stesso modo può spingere i fianchi. La pressione deve essere applicata lentamente. Opponendoci a lei, noi possiamo renderci conto di quali parti del nostro corpo reagiscono in modo attivo e l’atteggiamento che assumiamo, in particolare proprio con i piedi, indicherà con buona probabilità il tipo di “posizione psicologica” che assumiamo quando affrontiamo la vita, le emozioni, le difficoltà.

Chi ha i piedi piatti di solito perde l’equilibrio facilmente, mentre chi ha il piede prensile, con le dita piegate verso il basso, si afferra al terreno. I piedi prensili assumo spesso, con gli anni, questa contrazione, e diventano rigidi e tesi. Non è raro che la tensione dei piedi corrisponda ad una crisi emotiva non risolta, nel contesto della quale esisteva ed esiste la possibilità di una fuga. Un terzo tipo di piede è quello che configura una posizione di “peso sui talloni” e si ritiene che indichi un esasperato sentimento di decisione, non avulso, spesso, da un non vero senso di stabilità. In realtà la persona che pesa sui talloni tende a lasciarsi facilmente manovrare, e per stare ferma e salda reagisce sviluppando un atteggiamento cronico di controllo e di fermezza: piantando i talloni in terra, s’irrigidisce il ventre e si stringono le mascelle, ci si rilassa con difficoltà, si è rigidi. La persona che cammina in punta di piedi generalmente fa fatica ad instaurare un contatto psichico e fisico con la realtà, resistono nei confronti delle necessità terrene, spesso sono individui incostanti e sognatori, creativi, dotati di gran capacità di immaginare e inventare.

Coloro che abbiano i piedi di piombo vivono e pensano stando molto vicini alla realtà terrena, non si involano, non sognano facilmente, devono essere stabili, devono tenere sotto controllo la propria posizione nella vita, non si muovono e non cambiano volentieri, generalmente sono persone affidabili e solide: tutto ciò non è negativo, a meno che non prenda spunto da una paura cronica e irrisolta. Molte persone, leggendo questo articolo, penseranno che, in realtà, la forma dei piedi dipende da fattori ereditari, dal tipo di lavoro che si svolge, dalle attività che si praticano: non è necessariamente solo così. La psicoemotività della vita contribuisce in modo probabilmente molto superiore a quanto si creda a plasmare anche questa parte del nostro corpo.