Amalgami e stati patologici

Gli amalgami sono utilizzati da più di 150 anni per effettuare le otturazioni dei denti cariati, e sono formati da zinco, stagno, rame, argento e mercurio. Anche se l’amalgama rimane un materiale di otturazione semplice da usare e resistente nel tempo, un numero crescente di odontoiatri preferisce fare uso di materiali di colore bianco, per ragioni estetiche evidenti, visto che è fuori discussione il fatto che un sorriso di denti curati con amalgama, dunque con otturazioni color metallo, sia molto meno bello da vedere rispetto ad una bocca curata con materiali del colore delle varie sfumature del bianco. Premetto un’affermazione che considero importante: tenendo conto del fatto che un’otturazione dentaria ha una durata media di 9-10 anni, e immaginando quante sedute dal dentista richieda in una vita una carie comparsa nell’infanzia, è chiaro che, come sempre, è molto intelligente prevenire.

Tuttavia, si arriva spesso a doversi curare: in questo caso, i materiali utilizzati devono essere forti e durare a lungo, ma è anche importante che siano il più possibile neutri, non solo per tutelare lo stato di salute del dente, e la sua vitalità, ma anche per il bene degli altri organi, come il fegato, i reni, la tiroide. L’amalgama al mercurio è ancora il materiale più usato per le otturazioni, anche se esistono ormai molti studi scientifici che ne dimostrano la tossicità: se il principio guida della scienza medica è quello che indica la necessità di non nuocere mai, è importante prestare attenzione alla composizione dei materiali di otturazione dentaria.

 Già nella metà del secolo scorso esplosero le polemiche relative alla tossicità dell’amalgama, e ripresero periodicamente energia; famosa l’epidemia di Minamata, che, tra il 1953 e il 1960, portò alla malattia e alla morte di molti abitanti della città giapponese di Minamata, a causa del consumo di pesce inquinato da mercurio industriale. Anche la popolazione irachena è stata colpita da un avvelenamento di massa da metil-mercurio indotto da un prodotto usato per trattare il frumento. L’atteggiamento nei confronti del mercurio non può essere dunque di totale fiducia. Molti odontoiatri si preoccupano del fatto che gli amalgami possano determinare una continua fuga di mercurio. Il dottor Hal Huggins, dentista nel Colorado, studia da 15 anni la tossicità del mercurio, da quando si trovò a curare pazienti affetti da sclerosi a placche e leucemia. Individuata un’alta tossicità al mercurio, in alcune persona ammalate, decise di eliminare gli amalgami nella loro bocca, e vide, per esempio, in una paziente leucemia, una notevole caduta del tasso di globuli bianchi, tasso che dopo qualche settimana divenne normale, permettendo di ottenere una guarigione considerata impossibile.

Ugualmente, pazienti affetti da morbo di Parkinson o da sclerosi a placche guarirono dopo l’asportazione degli amalgami. Huggins ha poi dimostrato il fatto che a distanza di 10-15 anni dall’introduzione di questi materiali in bocca, rispetto a quel 50% di mercurio contenuto nell’amalgama al momento dell’otturazione, alcuni amalgami contengono solo il 30-40%, altri il 25%, e certe otturazioni che datano 20 anni, ne contengono meno del 10%: chiaramente tutto questo dimostra che, negli anni, il mercurio è uscito dagli amalgami e si è depositato nei tessuti. Posto nel dente, l’amalgama produce piccole correnti elettriche; i metalli in esso contenuti, con la saliva, costituiscono i primi componenti di una pila elettrica. I sali di sodio e di potassio che si trovano nella saliva favoriscono la comparsa di correnti elettriche, e se una persona ha nelle propria bocca anche denti d’oro o protesi metalliche, nel cavo orale iniziano a spostarsi piccoli frammenti metallici, che, attraverso il sangue, si depositano in diversi punti della bocca e del corpo. Le autorità sanitarie svedesi hanno sconsigliato l’uso di amalgami nella cura di donne incinte. Il discorso sarebbe molto lungo, perché la documentazione sull’argomento è enorme. Io so, per esperienza diretta, che gli odontoiatri che utilizzano l’amalgama lo fanno in buona fede, mossi dal desiderio di ottenere restauri duraturi, tuttavia, visto che i test per valutare la sensibilità individuale al mercurio sono semplici, è auspicabile che si possa arrivare ad utilizzare gli amalgami stessi dopo una valutazione attenta delle possibile conseguenze.