I denti e le gengive nella terza età

Se un individuo si conserva in buona salute e i suoi denti sono stati curati fin dai primi anni di vita, ci sono buone probabilità che questi sì mantengano sani anche nella vecchiaia. Oggi non si può considerare naturale che i denti cadano quando si siano raggiunti settant’anni di età: se ciò accade, la perdita è dovuta a trascuratezza o a malattie locali e organiche. E' vero che le persone anziane mostrano una maggiore tendenza alla carie, perché in essi sussiste spesso un'insufficienza di calcio.

E' comunque un fatto naturale che i denti mostrino segni di usura: i bordi si logorano, le gengive si ritirano e, con la perdita di forza delle ossa mascellari, i denti possono acquisire una certa mobilità nella loro sede, l'alveolo.  Possono perdere il loro allineamento con conseguente difficoltà nel masticare. La carenza di vitamine e uno stato di deperimento o di una malattia organica possono rivelarsi con l'infiammazione orale, il gonfiore e il sanguinamento delle gengive. Pressappoco come le ossa, quando s'invecchia i denti tendono ad indebolirsi e diventano più suscettibili alle fratture: se ciò accade è importante che il dentista intervenga,,perché l'irritazione prodotta dalle scabrosità dei denti può essere causa del cancro della lingua o della mucosa delle guance, se viene trascurata per mesi o anni.  La perdita dei denti è accompagnata da difficoltà nella masticazione, e un disturbo di tale natura può condurre ad uno stato di denutrizione.

Si possono manifestare dolori nell'articolazione che unisce la mandibola alla regione temporale, l'aspetto della faccia è spesso molto alterato quando si siano persi parecchi denti, la parola è modificata e ostacolata, e l'idea stessa della perdita può essere deprimente. il sanguinamento delle gengive può essere un indizio della presenza di un'infezione locale della bocca, e può dipendere da qualche disordine dell'organismo.

Tra le cause più comuni dei sanguinamento gengivale ci sono: quella che viene ancora comunemente definita, spesso “piorrea alveolare"; uno o più denti mobili; lesioni causate da spazzolamenti troppo energici; i depositi di tartaro e placca batterica; una carenza vitaminica (specie di vitamine C e K); l'emofilia; un ittero di vecchia data; le malattie del sangue che determinano alterazioni del meccanismo della coagulazione. I denti infetti possono essere causa di infezioni a distanza, comprese quelle delle valvole cardiache, e delle articolazioni: bisogna considerare che, alla base dei denti, dove essi comunicano con gli alveoli ossei, ci sono piccoli vasi che ammettono sangue nel circolo.

L’alito cattivo può dipendere dai denti. Possono causarlo le seguenti condizioni: le dentiere che non vengono rimosse ne pulite regolarmente; le infezioni gengivali; i denti non spazzolati dopo ogni pasto; le carie.  Se il problema persiste, benché non sia presente nessuna delle cause elencate, è probabilmente dovuto ad altri motivi, che non hanno a che fare con i denti.