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Un problema discendente di origine occlusale: un caso clinico affrontato con una placca anteriore Collaborazione tra odontoiatra ed osteopata Da Attualità dentale del 30 gennaio 2000 |
Il caso clinico che viene presentato mette in evidenza come sia positivo, per il bene di un paziente, il fatto che esista una collaborazione tra gli "operatori della salute" che si occupano di una persona che soffre. Questo lavoro ha preso spunto dal fatto che una giovane donna è stata inviata dall'osteopata all'odontoiatra, poiché soffriva a causa di una condizione configurantesi in un quadro di "cefalea, male di collo, muscoli delle spalle in tensione". Si è evidenziato un problema discendente di origine occlusale, grazie al test di Fukuda e di Messermann e all'ascolto della plasticità craniale con e senza interferenze dentali (1) L'odontoiatra, quindi l'autore di questo lavoro, dopo un'attenta anamnesi ed un'accurata visita, ha studiato i modelli in gesso delle arcate ed ha effettuato uno studio cefalometrico, per arrivare alla decisione di intervenire con un jig anteriore, o placca anteriore. La fase diagnostica, nonché la decisione terapeutica, hanno visto la stretta collaborazione tra osteopata ed odontoiatra. Non sono mancati i momenti di accesa discussione, ma, in definitiva, la collaborazione ha portato alla guarigione della paziente.
Presentazione del caso
La paziente protagonista di questa esposizione è una studentessa
universitaria di 27 anni. Si è rivolta ali'osteopata per problemi piuttosto
diversificati, quali cefalee, dolori mandibolari, stipsi, e un dolore elettivo a
livello dell'articolazione tibiotarsica sinistra, nonché all'avampiede
sinistro, nel praticare la danza. La paziente è stata valutata in piedi, con un
esame visivo, per cercare di cogliere qualche incongruenza posturale, o qualche
possibilità di sovraccarico in ortostatismo. Ancora: un test di mobilità
sull'osso joide ha evidenziato una perdita di mobilità da un lato, il che non
variava in posizione supina. Ricordo che l'osso joide ha un ruolo di
equilibratore di tensioni nel nostro corpo. Tutto ciò ha fatto pensare alla
possibilità che esistesse un problema discendente. Con la paziente supina,
eseguendo 'alcuni test di mobilità delle anche, si è evidenziata un'anca
sinistra in rotazione esterna, cioè con una mobilità maggiore verso la
rotazione esterna e riduzione della mobilità nel movimento di rotazione interna
(2). Testando la
capacità di abduzione dell'anca sinistra si è visto che era ridotta rispetto
alla controlaterale. Nel corso degli esami effettuati dall'osteopata in
collaborazione con il personale dello studio odontoiatrico è anche stata messa
in evidenza una dismetria a livello degli arti inferiori. E stato eseguito un
test di Messermann, inserendo due rulli di cotone a livello delle due emiarcate
e annullando così gli appoggi dentali, mantenendo in piedi la paziente e
facendola deglutire più volte; fattala poi sdraiare, e ripetendo i test
precedenti, si è visto come la situazione variasse nei suoi parametri, con
annullamento della dismetria e della rotazione esterna provocata dall'ipertono
dei muscoli rotatori estemi dell'anca, piriforme e otturatore intemo. Tutto ciò
ha fatto supporre che il problema della paziente potesse avere all'origine una
malocclusione. Una conferma si è ottenuta con il test posturale di Fukuda, che
consiste nel fare una marcia sul posto, ad occhi chiusi con le mani avanti (Fig.
1). La paziente è stata fatta marciare per 50 volte, a denti stretti, a occhi
chiusi: al termine della marcia si è trovata ruotata di circa 180 gradi. E
molto interessante notare come, ripetendo il test con due rulli di cotone in
bocca, questa rotazione si riduceva notevolmente, non superando i 30 gradi. Ecco
una nuova conferma della diagnosi che si stava formulando: all'origine del
problema una interferenza dentale e una malocclusione. Tuttavia, il test
indubbiamente più attendibile è il test osteopatico, di ascolto del meccanismo
respiratorio primario (MRP): si tratta di un test che persegue lo scopo di
ascoltare la plasticità craniale, nonché eventuali disfunzioni. La paziente
mostrava nel test una importante rigidità del cranio, ed un meccanismo
respiratorio primario impercettibile: questa situazione si annullava con i
rotoli di cotone in bocca. Con i rulli di cotone tra le arcate, il cranio stesso
mostrava maggiori capacità elastiche (3).
Costituendo un'alleanza tra odontoiatra ed osteopata si è potuto individuare
questo problema di tipo discendente. Premetto che già due giorni dopo avere
applicato il jig anteriore, di cui parlerò più avanti, testando con un ascolto
craniale la paziente si è potuto stabilire che il meccanismo respiratorio
primario (MRP) aveva acquistato ampiezza e frequenza, e questo è un risultato
molto positivo (4). La paziente aveva comperato in precedenza un plantare: le è
stato consigliato di non usarlo, per non sovraccaricare tutto il sistema con
informazioni sia ascendenti che discendenti (5-6). Ma veniamo ora alla
descrizione della fase diagnostica, dello studio del caso, del trattamento più
precisamente odontoiatrico. Naturalmente, sono stati studiati i modelli in gesso
delle due arcate (Fig. 2). Si sono valutate con attenzione sia la radiografia
panoramica
(Fig. 3) che la telecranio in proiezione latero/laterale (Fig. 4). Sono
presenti tutti i germi dentali definitivi. L'ottavo inferiore di sinistra appare
incluso e disposto orizzontalmente, con corona in senso mesiale. Ritengo che le
informazioni più importanti siano state fornite dall'analisi cefalometrica
secondo Ricketts (Fig. 5). Non è il caso che io
mi dilunghi (annoiando il lettore) facendo l'elenco di tutti i valori misurati,
e rapportati ai riferimenti normali. E invece interessante riferire i dati più
importanti. Il carattere facciale è Brachi accentuato, la parte anteriore della
faccia è molto bassa, il rapporto antero-posteriore fra le basi mascellari
mette in evidenza una moderata II classe scheletrica, dovuta alla pronunciata
protrusione mascellare. La mandibola è protrusa. L'incisivo superiore è
protruso. L'incisivo inferiore è retruso. L'overjet è molto superiore alla
norma e il morso è profondo. I sei valori importanti sono i seguenti: L'angolo
interincisivo rientra nella norma. Analizzando il profilo si nota che le labbra
sono in una corretta posizione, in senso anteroposteriore; il palato duro è
orientato in modo che la spina nasale posteriore appare inclinata verso il
basso. C'è una importante prognazia del mascellare, associata ad un progenismo
anche della mandibola. Se osserviamo la posizione maxillo-mandibolare secondo Mc
Namara vediamo che il punto A è avanzato di 6 mm rispetto alla linea di Mc
Namara e il punto Po è avanzato di 5 mm rispetto alla linea di Mc Namara.
L'angolo della mandibola e il mento sono normali
| DOLICO | MESO | BRACHI | |
| 1 ANGOLO DELL'ASSE FACCIALE | 96 *** *** *** | **** *** >>> | |
| 3 PROFONDITA' FACCIALE | 93 *** *** *** | *** | |
| 4 ALTEZZA FACCIALE ANTERIORE | 42,5 ** ** ** ** | ||
| 8 ARCO MANDIBOLARE | 34 ** ** ** ** | ** | |
| 18 F.M.A. | 15.5 ** ** ** ** | ** ** ** <<< | |
| angolo gonaico | 117 *** *** *** | *** |
(per quanto concerne il mento mi riferisco ad una valutazione
estetica). La posizione del molare superiore rispetto alla retta PTV indica che
lo spazio a disposizione per una eventuale sua distalizzazione è maggiore della
norma. Fino a qui, l'aspetto diagnostico, lo studio del caso. Osservando la
paziente non mi stupisco del fatto che lamenti "male di collo, mal di
testa, senso di tensione alle spalle". La giovane studentessa considera il
bruxismo (il digrignamento), che sa essere un "movimento notturno dei
denti", la causa dei suoi problemi. Chiede di "evitarle la tensione di
notte". Aggiunge "i miei denti si stanno rovinando, qualche dente è
sensibile". Racconta che, in occasione di un incidente nel quale è stata
coinvolta 10 anni prima, "la mandibola è andata fuori posto", dopo di
che, in altre occasioni, la mandibola è "andata nuovamente fuori posto
". Io vedo che la testa "pesa in avanti", il collo è accorciato,
si intuisce la presenza di un muscolo trapezio in tensione. La ragazza ha
un aspetto piacevole, ma mi ricorda una tartaruga pronta a ritirare la testa e
il collo dentro la corazza. I denti sono comunque belli, il consumo non è
eccessivo (Fig. 6).Decido di applicare un Bite. Posso definirlo un Bite
superiore-anteriore, o placca anteriore, o JIG anteriore (Fig. 7). Perché? Vedo
di spiegarmi. Lo scopo fondamentale del Bite è quello di eliminare le
interferenze fra le due arcate, al fine di raggiungere un rilasciamento
muscolare ottimale, e un conseguente posizionamento dell'osso mandibolare
secondo una miocentrica buona. Sappiamo tutti che il concetto di "miocentrica"
si riferisce alla posizione occlusale assunta dalla mandibola in virtù
dell'armonica e bilanciata contrazione di tutti i muscoli della chiusura. Si
considera questa posizione coincidente con quella ottenuta attraverso la
manipolazione bimanuale della mandibola secondo la tecnica di Dawson.
Le placche di svincolo possono essere divise, a grandi linee, in tre tipi, che hanno funzioni diverse:
a) la placca con contatti anteriori;
b) la placca con contatti totali, detta anche placca gnatologica;
e) le placche utilizzate per curare i pazienti sofferenti a livello dell'A.T.M. (7).
Parliamo brevemente della placca anteriore, utilizzata nel
trattamento del caso clinico di cui stiamo parlando.
Per ottenere, in
poco tempo, un rilassamento ottimale dei muscoli masticatori si può ricorrere
ad una piccola placca superiore, con esclusiva superfìcie di contatto ai denti
anteriori, da canino a canino. Si può ottenere una sperimentale conferma circa
la validità funzionale di questo semplice dispositivo ponendo tra gli incisivi
di un paziente, che presenti una difficile manipolazione mandibolare, un oggetto
discludente, che può essere un rotolo di cotone (Fig. 8) o un'oliva di resina (Fig.
9).Basteranno pochi minuti per avvertire un parziale decondizionamento
muscolare, e la manipolazione mandibolare sarà più facile. Questo dispositivo
è una variante del jig di Lucia, che è una mascherina piatta in resina (Dura
Lay) applicata agli incisivi centrali superiori, dotata di una leggerissima
inclinazione verso l'alto, e di una inclinazione posteriore a livello dei
centrali inferiori. Il jig che viene descritto non ha invece inclinazioni
posteriori, per non dislocare indietro la mandibola. È poco ingombrante.
Avendo, il paziente, solo sei denti a contatto (gli incisivi e i canini), il
dentista più facilmente e velocemente potrà ottenere l'equilibratura. Il
disegno che segue, tratto dal volume di Mario Molina "Concetti fondamentali
di gnatologia moderna", mostra il jig anteriore: come si vede, i denti
diatorici non occludono. Spesso, in questo tipo di bite, è necessario fare
ricorso a ganci metallici di ritenzione. Nel caso descritto, sono stati posti
sui sesti superiori. L'eliminazione
delle interferenze è massima, perché i denti posteriori sono privati di ogni
contatto, anche centrico. La placca anteriore va però usata solo in pazienti
con A.T.M. sana, senza sintomi di derajement interno o di dislocazioni
patologiche. ma che presentino solo una patologia muscolare contrattiva, perché
l'A.T.M., privata dell'appoggio dei premolari e dei molari, finisce con il
sopportare da sola tutto il carico dei muscoli masticatori. Se non si valuta
attentamente la situazione il condilo può tendere a salire in alto nella fossa
glenoide, peggiorando eventuali dislocazioni distali o superiori del condilo.
Per questi stessi motivi la placca anteriore deve essere mantenuta solo per il
breve periodo sufficiente ad ottenere il rilasciamento muscolare, anche se
l'A.T.M. è sana. Senza appoggi dentali posteriori, infatti, anche in questo
caso il condilo ha la tendenza a salire nella fossa glenoide, e a dislocarsi in
sede postero-superiore, soprattutto se il paziente ha una masticazione forte o
è bruxista, oppure se il condilo è instabile sul bordo posteriore del disco.
Se la placca anteriore viene tenuta a lungo può essere causa dell'estrusione
dei premolari e dei molari, privi di appoggio occlusale, con aumento, di
conseguenza, della dimensione verticale, e con il sopraggiungere di nuove
interferenze, quando la placca venga rimossa. Comunque,
nel caso descritto, si sono ottenuti ottimi risultati subito, già dai
primissimi giorni, e tali risultati sono stati confermati nel corso dei
controlli effettuati durante i successivi tre mesi. Scomparsa la sintomatologia,
ho messo in atto un trattamento ortodontico fisso superiore e inferiore, per
espandere e avanzare la mandibola, ma di questo non è il caso di parlare,
perché si aprirebbe un nuovo argomento, mentre io desidero parlare dello studio
della paziente (effettuato con la collaborazione dell'osteopata) e della placca
anteriore (8-9)
Discussione
Posso affermare che i risultati da me ottenuti e quelli presenti in letteratura nel trattamento di casi analoghi sono sovrapponibili. Il bite anteriore deve essere usato solo per ottenere un rilasciamento muscolare in pazienti con A.T.M. sana, e comunque solo per brevi periodi. ,Una volta ottenuto il rilasciamento muscolare necessario, il bite anteriore va eliminato. Nel periodo in cui è portato si possono effettuare ritocchi occlusali o si può registrare una centrica con facilità, se è necessario. La paziente sta bene. I sintomi che accusava prima del trattamento sono scomparsi. La postura stessa è migliorata: il collo non è contratto, sembra più lungo. C'è soddisfazione per i risultati ottenuti, e la collaborazione con l'osteopata è stata rinnovata e si rinnova nell'approccio ad altri casi.
Bibliografia
1) Terapia cranio-sacrale. Teoria e metodo. John E. Upledger Jon D. Vretevoogd, Red Edizioni
2) Manipolazione viscerale. Jean Pierre Barrai, Castello Editore.
3) L'organizzazione connettivale. Collana R.O.I. (Registro Osteopati Italiani). Iginio Furlan, Ezio Mossi.
4) M. Molina. Concetti fondamentali di gnatologia moderna.
5) M. Molina. Disturbi articolari tempore mandibolari (Ilic Editore).
6) Capurso & Garino. Ortodonzia funzione masticatoria (Masson Edit)
7) E. Federici. Basi della gnatologia neuromotoria (Uses Edit).
8) A. Sondhi. Terapia ortodontica in pazienti disfunzionali (Sillabo Sido n. 3/1992).
9) M. Bondi. Mioterapia orofacciale cranio cervicale (Masson Editore)