Il colpo di frusta

Ho trovato su internet un interessante articolo relativo al COLPO DI FRUSTA, scritto dal dottor Giorgio Betge, chiropratico. Siamo in tanti, infatti, ad essere stati coinvolti una o più volte in piccoli o più grandi incidenti stradali. Prima si pensa di essersela cavata con i soli danni materiali alla vettura. Qualche giorno, settimane o perfino anni più tardi, quando non si pensa più all’accaduto, vengono alla luce le vere conseguenze del trauma subito: rigidità e dolori alla colonna cervicale, mal di testa, giramenti di testa, annebbiamento della vista, nausea e vomito; disturbi cervicobrachiali (dolori che si irradiano dal collo al braccio), formicolii e/o insensibilità alle dita delle mani, paresi, paralisi, mancanza di forza. Come funziona il meccanismo del COLPO DI FRUSTA? Molto spesso assistiamo alla TV ad immagini di prove di sicurezza delle autovetture per dimostrare l’efficacia degli “air bag”. A causa dell’impatto frontale il passeggero viene catapultato in avanti, battendo verso il parabrezza anteriore, per poi essere buttato indietro. L’industria automobilistica ha reagito molto bene alla prevenzione dei danni causati da questi movimenti. L’appoggiatesta è la prima e l’air bag la seconda invenzione valida.  Quando l’impatto d’un tamponamento avviene dal di dietro, il meccanismo si rovescia: prima si verifica l’iperestensione del collo, dopo l’iperflessione. Il movimento in avanti e indietro è analogo a quello della coda di una frusta, da cui deriva il nome del meccanismo infortunistico al collo,  il “colpo di frusta”. Secondo la posizione della testa e della direzione dell’incontro, l’impatto avviene in  direzione obliqua o laterale, direzioni in cui il rachide è molto vulnerabile a causa della specifica goniometria delle articolazioni apofisarie. Anche se nella maggioranza dei casi i legamenti che avvolgono e proteggono la colonna cervicale non vengono strappati completamente, vengono con il colpo stirati, allungati e parzialmente lesionati. Raramente si fratturano delle piccole articolazioni cervicali, i corpi vertebrali o i dischi intervertebrali. I sintomi del “colpo di frusta” si accusano anche in altre occasioni traumatiche: da colpi nello sport (per es. calcio, hockey), in occasioni di cadute con gli sci, o dalla bicicletta o dopo semplici scivolamenti. Chiunque avverte dolori alla nuca o dei sintomi che potrebbero derivare dalla colonna cervicale, dovrebbe chiedersi se in passato abbia subito incidenti o cadute con trauma al capo o alla colonna cervicale. In caso affermativo, consiglierei di fare una visita diagnostica chiropratica del tratto cervicale, che comprende l’esame della mobilità cervicale, la palpazione statica e dinamica dei singoli metameri che rileva la loro mobilità, i riflessi dei nervi derivanti dalla colonna cervicale, l’integrità del flusso sanguigno. Generalmente la radiografia del rachide cervicale nelle posizioni antero-posteriori e del profilo sono sufficienti per dare un quadro dello stato della colonna vertebrale, cioè delle parti ossee. La risonanza magnetica invece dimostra l’integrità dei tessuti molli, dei muscoli, dei legamenti e delle strutture nervose come il midollo spinale. Solo in casi specifici un esame specialistico più approfondito neurologico, vascolare o otorinolaringoiatrico sarà necessario. Per risolvere i problemi cervicali si ricorre alle cure chiropratiche come alternativa ai medicamenti antinfiammatori e antireumatici.

La CHIROPRATICA, chiroprassi o chiroterapia si occupa dei disturbi funzionali   dell’apparato locomotore. Si tratta di affezioni della colonna vertebrale, del sistema nervoso, dei muscoli, dei tendini e delle articolazioni, sorte in seguito a traumi oppure a carichi errati di breve o lunga durata. Ne risulta una limitazione dei movimenti e di conseguenza un irrigidimento dei muscoli con sintomatologia dolorosa; tutti questi disturbi possono essere curati o per lo meno alleviati dal chiropratico.  La chiropratica ha contribuito a riconoscere nella colonna vertebrale un importante fattore morboso, infatti anche gli organi sottostanti e sovrastanti ad essa possono subire per riflesso, se trattati, un influsso positivo. Come in qualsiasi altra disciplina medica il trattamento chiropratico è preceduto da un approfondito esame comprendente l’anamnesi del paziente con particolare attenzione al portamento ed al modo di muoversi. Oltre agli esami ortopedici e neurologici il chiropratico si serve innanzitutto della cosiddetta palpazione, ossia dell’esplorazione manuale della colonna vertebrale, del bacino e delle articolazioni periferiche e della loro funzionalità. Le analisi radiografiche e di laboratorio confermano la diagnosi e permettono di escludere eventuali tumori o fratture per cui un trattamento chiropratico sarebbe controindicato. La manipolazione chiropratica consiste nella determinata applicazione delle dita che esercitano una lieve pressione su un’articolazione limitata nella sua funzione. L’articolazione bloccata viene mossa leggermente al di là del proprio limite di mobilità normale e senza danneggiare la capsula, i tendini o le parti molli. Il rapido movimento provocato da un determinato impulso saggiamente dosato è spesso accompagnato da un “CRAC” ben distinto. Se eseguito in modo corretto il trattamento è praticamente indolore e assolutamente privo di pericoli. L’attività del chiropratico comprende oltre alla manipolazione stessa: la riflessoterapia, le misure preventive per il rilassamento dei muscoli irrigiditi, le attività fisioterapeutiche, come pure le misure ortopediche e la consulenza ai pazienti per uno stile di vita più idoneo al loro apparato locomotore.