Il corpo umano come laboratorio: la medicina nella Cina antica

Nel taoismo il corpo umano è un laboratorio strettamente correlato, per la corrispondenza microcosmo-macrocosmo, alla struttura complessiva dell’universo. Nella medicina classica cinese il corpo umano si presenta, prima di tutto, articolato in tre sezioni: superiore (testa), mediana (petto), inferiore (ventre) e presenta al suo interno cinque visceri (tsang), cioè: polmoni, cuore, milza, fegato e reni; poi cinque ricettacoli (fu): stomaco, cistifellea, vescica, intestino tenue e intestino crasso; infine tre “ calderoni”  o “ crogioli ”, vale a dire le tre regioni costituite dall’esofago, dalla cavità dello stomaco e dall’uretra.

 Ogni viscere è collegato con uno dei cinque elementi originari: metallo, fuoco, terra, acqua e legno. I cinque elementi  originari (ti) equivalgono, ma solo in parte, alle  radici materiali della tradizione greca: acqua, aria, terra, fuoco. Le “ aperture ” del corpo sono gli occhi, le orecchie, il naso, la bocca e gli orifizi inferiori. Le prime quattro funzionano da bocche di immissione, le ultime da bocche di emissione. Le prime assumono dall’ universo gli elementi che si presentano in forma di “ soffi ” (ch’i), ricostituendo così quanto dell’elemento originario privilegiato è andato perduto (tenendo conto del fatto che, sempre in forma di soffio, questo è già presente in una certa quantità nel corpo). Così, essendo  l’elemento  privilegiato dei polmoni il metallo, del cuore il fuoco, della milza  la terra, del fegato il legno, dei reni l’acqua, i polmoni assumono il metallo attraverso il naso, il cuore assume il fuoco attraverso le orecchie, la milza assume  la terra attraverso la bocca, il fegato riceve il legno attraverso gli occhi, mentre l’acqua è espulsa attraverso gli orifizi inferiori. In questa prospettiva, la respirazione, intesa come funzione primaria di emissione e di immissione dei soffi,  aveva un’importanza decisiva.

Per il suo tramite, si riteneva che fosse resa possibile la circolazione dei “ soffi ” e del Ke, cioè del sangue, inteso a sua volta come trasportatore dei soffi. Il corpo veniva dunque visto come una sorta di fucina o laboratorio, in cui i “ soffi ” erano assimilati attraverso la respirazione o tratti ed elaborati dalle sostanze assunte con il cibo. Deputate alla circolazione dei “ soffi ” e del sangue (non solo nel taoismo) erano le tecniche respiratorie. Nei tempi  più antichi di fatto la respirazione “ totale ” si risolveva  nel trattenere il respiro il più a lungo possibile. Il soggetto si addestrava così, prima, ad ispirare ed espirare con la massima regolarità (qualcosa di simile al nostro “ respirare  a pieni  polmoni ”), poi ad aumentare, in rapida progressione, lo scarto di tempo tra ispirazione ed espirazione, fino al punto di arrivare a trattenere il respiro per uno spazio di tempo pari a 120 respirazioni. Quando aveva  raggiunto  questo risultato, il soggetto si trovava sulla strada buona per la conquista dell’immortalità. Se, da ultimo, riusciva a trattenere il respiro fino a portare lo scarto tra ispirazione ed espirazione  a mille, era finalmente pervenuto all’immortalità. Per quanto concerne gli insegnamenti sulle TECNICHE SESSUALI, come spiega FRANCO VOLTAGGIO nel volume L’ARTE DELLA GUARIGIONE NELLE CULTURE UMANE, anch’esse erano quasi sempre oggetto di un insegnamento orale. Le pratiche sessuali (Fang-chong) consistevano  in una strategia di “ conduzione dell’essenza (seme) nel cervello ”. Lungi dal condannare la sessualità, intesa, ovviamente, nei rapporti eterosessuali, come la mescolanza  dello YIN e dello YANG, cioè dei due principi femminile e maschile, il taoismo la considera una dimensione essenziale per la conquista dell’ immortalità, a condizione che questa sia acquisita attraverso una tecnica consistente nell’impedire che il seme (ching) si disperda nel corpo femminile. 

Di fatto, la strategia adotta il metodo anticoncezionale del coitus interruptus,  risolvendosi  nella ricerca di frequenti contatti con partner sessuali diverse, con le quali, tuttavia, si adotta appunto un metodo che eviti l’inseminazione.  Il carattere segreto del sapere taoista conferisce alla medicina e all’alchimia taoiste la natura di una scienza che, tanto nell’opinione collettiva cinese, quanto nel senso comune dell’Occidente, è stata identificata con un sapere essenzialmente magico, sia per i poteri straordinari che le nozioni terapeutiche e alchemiche conferivano a quanti seguivano il taoismo, sia per l’assenza, nella dottrina taoista, di un approccio categoriale e classificatorio. Sarebbe comunque un errore, analogo a quello in cui per troppo tempo ci si è mossi riguardo all’AGOPUNTURA, parlare del ruolo importante della geografia fantastica del corpo umano come di una prova del fatto che la medicina  taoista, al pari dell’antico sciamanesimo  cinese (cui era connessa), incentrasse la propria strategia terapeutica essenzialmente sulla suggestione. La scienza  medica cinese era ed è comunque una scienza, particolare, se vista nell’ottica  occidentale, ma soggetta nel tempo a verifiche e valutazioni. La medicina occidentale si basa molto sulla chimica. La produzione di solfuro di mercurio  nei laboratori alchemici taoisti finì con il mettere a punto tecniche di produzione  e procedure di definizione che sono quelle proprie della chimica moderna. La geografia  taoista del corpo umano mise a punto una vera e propria teoria della ossigenazione dei tessuti e del sangue.

Il fatto che, nella fisiologia,  medicina e patologia del taoismo non sia possibile riscontrare né un lessico, né una trama di concetti affini a quelli della nostra medicina è cosa meno rilevante di quanto possa apparire a prima vista. In realtà, non dobbiamo chiederci quanto quei concetti divergano da quelli di una medicina scientifica, ma, semai, in quale misura abbiano contribuito a produrli. Quanto meno, nella medicina cinese, dall’ età classica all’età contemporanea, un riscontro oggettivo del valore scientifico  della mappa degli agopunti si misura, se non sulla base dell’effettiva remissione delle malattie, certo osservando la riattivazione dei centri deputati a contrastare il dolore, impedendo così le complicanze (dalle turbe respiratorie  alle alterazioni funzionali del muscolo cardiaco). La pace e la tranquillità, che, assieme alla conquista dell’immortalità, i taoisti promettevano a chi ne seguisse  i precetti, sotto il profilo  dell’applicazione a scopo curativo, di fatto coincidevano, come tuttora appaiono coincidere in agopuntura, con la riattivazione  di quei centri. Sotto questo aspetto, la geografia fantastica dell’organismo umano, proposta dal taoismo, aveva e ha una grande potenzialità, che solo da poco si incomincia a comprendere.