Farmaci: benessere e malattie da benessere

Sulla rivista SCIENCE si è dimostrato che nelle popolazioni sviluppate la probabilità media di vita è rimasta la stessa, negli ultimissimi decenni, nonostante l'aumento vertiginoso della spesa sanitaria. Il problema , o meglio, la spiegazione del problema sta nel fatto che non si fa prevenzione, sia perché esiste un diffuso atteggiamento fatalistico, del tipo"comunque si deve pur morire di qualcosa" , sia perché è ormai radicato nelle persone un forte consumismo ( per definizione negativo) che porta a comperare di tutto , dal cibo dannoso ai vari tipi di rimedio nei confronti del cibo dannoso, per esempio, sia , infine, perché gli interessi economici da parte di chi gestisce la Medicina, i farmaci , le cure, le case di cura, ecc. si scontrano con una eventuale condizione di vita migliore e via via sganciata dai medicinali e dagli interventi terapeutici di qualsiasi tipo. Il dottor LUIGI MAZZUCA, autore del testo "L' IDROCOLONTERAPIA" , tratta in maniera molto diffusa il tema del rapporto attuale tra pazienti-persone, medici e farmaci, dando vita ad un libro che non è solo tecnico, ma anche storico, divulgativo e di critica costruttiva. Dice: Dio solo sa che cosa hanno dovuto fare i cardiologi finlandesi per convincere i loro concittadini, tra i più disciplinati al mondo, a mangiare in stile più mediterraneo per prevenire infarti e obesità. La malattia si attende come un fatto naturale, inevitabile. La personalità dell'uomo resta piuttosto infantile nel vivere la vita come un gioco da lotteria, nel contesto del quale la malattia è il rischio che "vale la candela". Perché ci ammaliamo e perché , nonostante i progressi e le migliaia di miliardi di spesa, le malattie sono ancora più gravi e frequenti di quelle degli antichi Romani? I nostri antenati, anche se avevano un'aspettativa di vita inferiore a quella attuale, erano comunque forti, e, senza saperlo, facevano prevenzione. Si consideri che per 600 anni non ebbero i medici e si curarono solo con le erbe e con i cibi.

Morivano ancora piccoli di infezioni e di tubercolosi, perché non conoscevano l'igiene , i virus e i batteri, e non avevano gli antibiotici, ma soffrivano in misura minore di disturbi respiratori, digestivi e nervosi, mostravano meno allergie e intolleranze , meno tumori , malattie cardiache, diabete ed altre sindromi degenerative gravi ,che uccidono noi uomini moderni. In ogni caso, poi, non tutti morivano a 30-40 anni, altrimenti la storia e la letteratura di Roma non potrebbero vantare vispi ottantenni, come Catone, Livio, Cicerone, Pollione, ecc. Una ulteriore prova di questa realtà è fornita oggi dal biologo René Dubos, con le sue indagini mediche sulle ultime tribù primitive, che soffrono di infezioni ed epidemie, ma quasi non conoscono CARIE, IPERTENSIONE, CANCRO ed altre malattie degenerative. Perché , dunque, nonostante i farmaci moderni, siamo molto più deboli, dal punto di vista genetico e immunitario, di Romani ed Etruschi? Sembra non facile o addirittura non possibile rispondere a questa domanda, ma credo di potere affermare che una semplice ed ovvia risposta sia questa: alimentazione scorretta, uso sconsiderato di farmaci, fiducia nella ipotetica onnipotenza della Medicina, fumo, alcool, stress, inquinamento, eccessiva protezione nei confronti del caldo e del freddo, hanno indebolito l'uomo. Ancora nel 2000 muoiono in un anno, per la semplice INFLUENZA, 500 persone solo in Italia, più di 6000 negli Stati Uniti. Probabilmente poco meno che nell'antica Roma. I farmaci sono utili, ma oggi si assiste ad una sorta di dipendenza- avvelenamento da medicinali. Come sottolinea il dottor Mazzuca : non sarà , per caso, che proprio tutti questi farmaci chimici , questo mangiare raffinato e impoverito che priva il cibo dei suoi naturali agenti protettivi ( pensate: perfino nei negozi di cibi " naturali " vanno di moda i cereali " biologici ", sì, ma raffinati ) , questa sanitarizzazione coatta che accompagna l'individuo per tutta la vita, "dalla culla alla bara" , questo assistenzialismo medico generalizzato anche ai disturbi più lievi e passeggeri, hanno indebolito le difese dell'uomo? Prendiamo un esempio a caso. L'uomo medio in Scozia è in malattia 1 giorno su 10, va dal medico una volta al mese per bronchite, influenza, reumatismi, artrite, disturbi di cuore, dolori lombari, disturbi digestivi, incidenti, nevrosi, ipertensione, eccesso di alcool (G.M. Howe).

Giovani e vecchi, in larga maggioranza, soffrono di male di schiena o di testa. In Inghilterra e nel Nord America circa la metà degli abitanti prende ogni giorno una medicina, su prescrizione medica.  E quanti sono gli anziani che anche in Italia prendono - su consiglio del medico o della televisione - una o più compresse di acido acetilsalicilico al giorno, perché "fluidifica il sangue e previene i trombi, e oltretutto toglie anche i dolori?  Così afferma il BRITISH MEDICAL JOURNAL: quando è "sano" l'uomo medio di oggi è grasso, senza denti e stitico. Le malattie da logoramento e da stress continuo nella società attuale sono prevalenti. Pensiamo al dilagare delle allergie e delle intolleranze, ma anche della colite spastica, o colon irritabile. La stitichezza è diffusissima, generalmente segnala abitudini di vita sbagliate, e comunque fa aumentare statisticamente il rischio di cancro al colon. Il medico non può più basarsi sul cosiddetto "occhio clinico" e deve prescrivere analisi, esami, indagini diagnostiche, per cui spesso è visto dal pubblico come un passivo burocrate, che distribuisce farmaci a volte inutili, che forse finiranno nella spazzatura, ma che sono richiesti, spesso in modo molto determinato, dai pazienti.