I contraccettivi orali combinati

L’agenzia Europea per la Valutazione dei Medicinali (EMEA) ha reso note e pubbliche le conclusioni di una recente indagine sui contraccettivi orali che contengono 2 ormoni, uno di tipo ESTROGENICO e uno di tipo PROGESTINICO. Comunemente, questi farmaci prendono il nome di PILLOLA. Se usati in modo corretto, questi contraccettivi orali sono molto efficaci, fino al 100%, nel loro “lavoro” e compito di determinare la contraccezione. In Europa sono disponibili da più di 30 anni. Gli effetti collaterali possono essere nausea, cambiamenti dell’umore, edema, quindi aumento di volume localizzato a parti diverse del corpo, aumento di peso. E’ anche possibile che facciano la loro comparsa reazioni gravi, che comunque sono rare: tra esse si ricordino la TROMBOEMBOLIA VENOSA, l’INFARTO del MIOCARDIO e l’ICTUS. La tromboembolia venosa è un effetto collaterale raro ma non di poco conto. Il livello di rischio, nei confronti di questa patologia, è basso, e, nella globalità, il rapporto beneficio-rischio resta favorevole, con tutti i contraccettivi orali combinati disponibili. Il rischio è più alto nel primo anno in cui una donna inizia, appunto, ad assumere un qualsiasi tipo di C.O.C. (contraccettivo orale combinato). 

La tromboembolia venosa è la formazione di COAGULI di SANGUE nelle vene, soprattutto a livello delle gambe e del bacino. Tra i suoi sintomi ci sono il DOLORE e il GONFIORE. Se non è attentamente curata, può portare all’EMBOLIA dei POLMONI, una malattia che è in grado di mettere a rischio la vita della paziente. L’embolia è una localizzazione improvvisa di un coagulo di sangue in un’arteria con conseguente ostacolo all’apporto di sangue ai tessuti che sono nutriti dall’arteria interessata. La gravità dipende dall’importanza dell’arteria ostruita. Per le donne che ricorrano ad un contraccettivo orale di tipo combinato di TERZA GENERAZIONE con 30 microgrammi di ETINILESTRADIOLO (formulazione monofasica, bifasica o trifasica) il rischio di tromboembolia venosa è leggermente superiore rispetto a quello di donne che usino contraccettivi di SECONDA GENERAZIONE, contenenti cioè LEVONORGESTREL e meno di 50 microgrammi di ENINILESTRADIOLO. Si passa infatti da circa 20 casi per 100.000 anni –donna di utilizzo a 30-40 casi per 100.000 anni-donna di utilizzo. 

Tuttavia, mi sembra interessante questo dato: il rischio di tromboembolia venosa associato all’uso di QUALUNQUE contraccettivo orale di tipo combinato è inferiore a quello associato alla GRAVIDANZA. Le raccomandazioni rivolte alle donne che fanno uso di C.O.C. possono essere le seguenti: non c’è nessun motivo di interrompere il trattamento in base ai dati descritti; se l’assunzione è di C. O. C. che contenga DESOGESTREL o GESTODENE, se è ben tollerato si può continuare a prenderlo. Per qualsiasi dubbio, la donna deve rivolgersi al medico di base, al ginecologo o al farmacista. E’ importante chiedere consiglio se si accusano sintomi che facciano sospettare una tromboembolia venosa, come dolore e gonfiore alle gambe o alle braccia, o sintomi di embolia polmonare, come mancanza di respiro e fitte al torace. I  C. O. C. non devono essere utilizzati in donne che hanno o hanno avuto una tromboembolia venosa o che hanno una storia precedente (lontana o recente) di infarto miocardico o ictus. Sono considerati FATTORI DI RISCHIO l’obesità grave, il periodo post-partum, un recente intervento chirurgico o una storia familiare di trombosi venosa. Di tutte queste condizioni il medico deve tenere conto, per cui va informato, relativamente a ciò che non sia visibile. Se una donna deve essere sottoposta ad un intervento chirurgico, o ha avuto una frattura, o se è immobilizzata o costretta a letto, deve riferire ai medici che sta assumendo un contraccettivo orale di tipo combinato, perché potrebbe essere necessario interrompere l’uso, o potrebbe essere opportuno dare inizio ad un trattamento per prevenire la tromboembolia venosa. Ulteriori informazioni sono disponibili sui siti internet del Ministero della Salute (www.sanita.it)  e dell’EMEA (www.emea.ev.int).