Infortuni sul lavoro, mobbing e medico dei famiglia

Gli infortuni sul lavoro accadono, tristemente, molto più spesso di quanto si creda e interessano soprattutto le categorie di lavoratori meno protetti. Ne tratta, in un’indagine molto completa riassunta sul mensile IL MIO MEDICO- UN AMICO DI FAMIGLIA, Paolo Giovannelli. Se si verifica un infortunio, per esempio se un operaio cade da un’impalcatura, viene chiamata l’ambulanza, dopo di che si accertano, sul luogo dell’incidente, le condizioni della vittima, che viene trasportata al più vicino pronto soccorso. Nel momento in cui abbia ricevuto le cure necessarie, è compito dei medici ospedalieri redigere il primo certificato di infortunio, che indica anche la prognosi, cioè “quante sono le giornate d’assenza dal lavoro, previste a causa dell’incidente”. In seguito, nel momento in cui il paziente venga dimesso dall’ospedale, è seguito direttamente dal medico di famiglia, perché è appunto compito del medico di famiglia visitare il lavoratore dopo le dimissioni, e redigere il certificato di continuazione dell’infortunio, in 3 copie: una per il datore di lavoro, una per l’INAIL e l’ultima per il paziente stesso. Una volta che il medico di famiglia abbia redatto questo certificato, e abbia quindi aggiunto nuovi giorni di sospensione dal lavoro a causa dei postumi dell’infortunio, il cittadino può essere raggiunto da visite di controllo dell’INAIL, che può verificare se il suo stato di salute coincide in modo esatto con ciò che ha dichiarato il medico di famiglia. Nella fase finale, là dove il cittadino risulti completamente guarito, il medico di famiglia redigerà un certificato che attesti il ritorno allo stato di normalità del lavoratore, cioè scriverà un documento dichiarante il fatto che non ci sono menomazioni psichiche o fisiche legate in modo diretto all’infortunio. In caso contrario, il medico di famiglia dovrà guidare il cittadino verso il riconoscimento, da parte dello Stato, di una condizione di invalidità civile permanente, al fine di ottenere una pensione adeguata al danno sofferto. Le statistiche sugli infortuni si attestano su livelli alti, nell’Unione Europea, infatti ogni anno circa 5.500 persone muoiono sul lavoro. Si contano più di 4.500.000 infortuni che obbligano ad un’assenza dal lavoro superiore ai 3 giorni, per un totale di circa 146 milioni di giorni di lavoro persi. Anche se colpisce tutti i settori dell’economia, questo problema è più acuto nelle ditte con meno di 50 lavoratori, dove l’incidenza di infortuni mortali è il doppio di quella delle aziende più grandi. La maggior parte degli imprenditori considera la sicurezza un dovere e molti un investimento, infatti quasi il 60% delle aziende ha raggiunto un buon livello di adeguamento alla legge 626 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Una recente indagine ha portato a formulare uno slogan, che è “da soli ci si fa male”: chi corre i rischi più alti di subire infortuni sul lavoro sono coloro che compiono un’attività temporanea, i cosiddetti collaboratori coordinati e continuativi, i lavoratori assunti a termine, e a costoro si aggiunge chi lavora in proprio, nonché tutte le persone impiegate nelle cosiddette attività “sommerse”, cioè, in poche parole, chi lavora in nero. Comunque, ci sono dati confortanti: circa il 60%, appunto, delle aziende si è adeguato completamente o quasi completamente alla legge 626, relativamente alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Da quando è stata applicata la legge 626, la diffusione della cultura della sicurezza sembra produrre una diminuzione del numero degli incidenti nelle aziende, a volte mortali. Il consiglio che ogni medico di famiglia dovrebbe dare al lavoratore, in special modo nel caso di un infortunio lieve, che poi è il tipo di infortunio più frequente, è quello di recarsi sempre e subito a segnalare l’infortunio al medico dell’azienda, anche se si tratta di una piccola puntura, di un graffio o di una lieve ustione. Se, per esempio, un infermiere si punge involontariamente con un ago, anche se subisce un infortunio lieve, può avere contratto una o più pericolose infezioni: in questo caso, è il medico di famiglia che apre, in modo diretto, la pratica di denuncia dell’infortunio, in mancanza della quale il lavoratore potrebbe vedere persi i grossi benefici previsti dalla legge là dove vi siano negative e, a volte, importanti conseguenze a distanza di tempo. Tuttavia, oggi, il medico di famiglia ha anche un ruolo importante, nel caso in cui l’infortunio non sia evidente. Spesso esistono situazioni di depressione legate al lavoro. Parliamo di MOBBING. Il termine deriva dal verbo TO MOB che significa “assalire, attaccare”, e con esso si indica una serie di comportamenti aggressivi sul luogo di lavoro, da parte di alcuni lavoratori nei confronti di altri colleghi, soprattutto se sottoposti dal punto di vista gerarchico, che sono esclusi e alienati dalla propria attività, con gravi ripercussioni che si configurano in stati di ansia e depressione. Altro esempio di infortunio “non evidente” è rappresentato dalla possibilità che il lavoratore si accorga con forte ritardo di avere contratto una FORMA ASMATICA, oppure tumori al POLMONE o alla VESCICA. Per questo motivo, se è vero che il controllo periodico sullo stato di salute del lavoratore è effettuato dal MEDICO COMPETENTE, dallo specialista in MEDICINA DEL LAVORO, è anche vero che la legge 626, alla quale ormai tutti gli imprenditori si stanno adeguando, ha messo in atto specifiche procedure che coinvolgono sempre più spesso il lavoratore e il medico di famiglia, poiché il medico di famiglia è la figura professionale più indicata per sensibilizzare i cittadini rispetto ai rischi che corrono nel loro ambiente di lavoro. L’ASMA è, in tutte le sue varie forme, una malattia in cui si configura un aumento dell’irritabilità dei bronchi a vari stimoli. Questa irritabilità crea, nella persona, una predisposizione agli spasimi bronchiali; spesso è una malattia tipica dei lavoratori che utilizzano prodotti chimici o vernici, e che lavorano in luoghi inquinati da fumi o polveri. L’INAIL ha il compito di informare, assistere e fornire consulenze in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in particolare nei confronti delle AZIENDE AGRICOLE, delle imprese piccole, medie e artigiane, e delle loro associazioni sindacali e di categoria. Quando si verifica un infortunio agricolo il ruolo del medico di famiglia è molto importante, perché egli stesso deve redigere i documenti sanitari richiesti e deve preparare i moduli necessari, che poi vanno consegnati agli uffici dell’INAIL: è una regola che trova origine nel lontano passato, quando lo Stato affidava in modo diretto al medico di famiglia tutta la pratica dell’infortunio, per il fatto che il contadino o il bracciante agricolo erano quasi sempre analfabeti. Attualmente, grazie alla legge 493 del 1999, lo Stato italiano riconosce il valore sociale del lavoro prestato dalle CASALINGHE, per la cura della casa e della famiglia. Così l’INAIL ha istituito un’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro per le donne che lavorano in casa. Devono fare riferimento a questa assicurazione coloro i quali, avendo un’età compresa fra i 18 e i 65 anni, svolgono in via non occasionale, gratis e senza vincolo di subordinazione, un lavoro finalizzato a curare la famiglia e la casa. Sono escluse le persone che svolgono un’altra attività, che comporti l’iscrizione a forme obbligatorie di previdenza sociale. Il costo annuale dell’assicurazione è di 25.000 lire (12,91 EURO) ed è completamente deducibile in termini fiscali. Questa somma (pagabile con versamento sul conto corrente postale 30621049) è a carico dello Stato se l’assicurato ha un reddito che non supera i 9 milioni annui, e se appartiene ad una famiglia il cui reddito complessivo non supera i 18 milioni di lire. L’assicurato, se cade vittima di un infortunio, ha diritto a ricevere mensilmente una somma non tassabile per i casi di infortunio dai quali sia derivata un’inabilità permanente uguale o superiore al 33%, escluso il caso di morte; questa rendita è proporzionale all'entità dell'invalidità subita ed è corrisposta durante tutta la vita.