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Infortunistica stradale
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Certamente, la crescente motorizzazione è la causa
di un numero così alto, come quello che quotidianamente è sotto i nostri
occhi, di incidenti stradali, tant'è vero che anche l'Organizzazione Mondiale
della Sanità indica la circolazione stradale come la principale causa di morte
in tutti i Paesi della comunità umana. Come afferma il dottor Lucio Maturo, nel
" Manuale di piccola traumatologia " edito da Franco Angeli, si deve
considerare che in Italia, per esempio, il volume del traffico negli ultimi 20
anni è aumentato del 250%, anche se questo aumento non dovrebbe essere
sufficiente per giustificare il numero spaventoso di vite umane perse in un anno
sulle nostre strade. Si pensi che nel 1998 i morti sono stati 8420, i feriti
più di 270.000, e, negli ultimi 10 anni, il numero dei decessi ha raggiunto
quota 100.000, con due milioni e mezzo di feriti. In base alle statistiche, ogni
80 minuti un italiano muore nel contesto di un incidente stradale. La nostra
Valtellina è, purtroppo, giornaliero palcoscenico di questo dramma. Le nostre
strade sono il simbolo della pericolosità. L'incidente stradale, quasi sempre,
dipende dal sommarsi di vari fattori, tra i quali vanno elencati l'imprudenza,
il mancato rispetto delle più semplici norme di guida, le condizioni dei
veicoli e delle ruote, su cui non è fatta una regolare e costante manutenzione.
A me capita, come medico del lavoro, di visitare spesso officine meccaniche e
carrozzerie, e posso assicurare che la raccapricciante visione di veicoli
accartocciati è costante, nella nostra provincia. Le industrie automobilistiche
e le Autorità competenti cercano di prevenire le lesioni e gli infortuni con le
imbottiture, con gli air-bag, consolidano le strutture e l'abitacolo delle auto,
ricorrendo alle pedaliere staccabili, al piantone dello sterzo telescopico, ma
il problema vero, quello grosso, riguarda la regolamentazione della velocità,
ed è ad esso che bisogna prestare particolare attenzione. La prudenza, dunque,
la sicurezza e l'autocontrollo, sono le condizioni che devono essere rispettate
quando si guida un'automobile, anche per affrontare uno spostamento brevissimo
in città. In pratica, la soluzione del problema è legata all'uomo.
L'integrità fisica e psichica sono fattori importantissimi. Gli organi di senso
devono essere, quanto meno, in condizioni normali. E' importante la valutazione
corretta degli apparati della vista e dell'udito: in virtù di tale valutazione
si può stabilire se un individuo può partecipare alla circolazione stradale
senza provocare un danno sicuro. Inoltre, la medicina interna, la neurologia, la
psichiatria, con i suoi test psicologici, devono essere punti di riferimento,
branche, " specialità " della Medicina che possono evidenziare la
diminuzione o l'alterazione di determinate funzioni, che rendono un soggetto
pericoloso, non adatto a circolare. Nel 25% degli incidenti mortali l'alcool ha
un ruolo diretto, e ogni anno, in Italia, questo significa, in pratica, 2.000
vittime. L'accessorio che garantisce, sulle auto, senza dubbio, la migliore
efficacia nel prevenire gli infortuni è la cintura di sicurezza, anche se,
purtroppo, una statistica recente ha piazzato, nella lista degli utilizzatori,
l'Italia all'ultimo posto, dopo Grecia e Portogallo, perché nella nostra
penisola la cintura viene usata solo dall'11% dei conducenti. Anche il
poggiatesta dovrebbe potersi sistemare in una giusta posizione, ma i costruttori
di automobili non dedicano sufficienti energie alla prevenzione del COLPO DI
FRUSTA, così frequente nei tamponamenti, che sono, statisticamente, i più
diffusi tra gli incidenti stradali nelle città. I poggiatesta dei nostri
veicoli, infatti, sono o troppo alti, o posti troppo all'indietro, quindi
raramente, molto raramente consoni al giusto utilizzo e ad una concreta
protezione. L'air-bag è giudicato uno dei più importanti sistemi per la
sicurezza di chi viaggia: ci sono infatti già tantissime persone che possono
raccontare la loro esperienza durante un incidente automobilistico grave e
possono citare l'air-bag come strumento protettivo a cui devono la loro
salvezza. Il casco, obbligatorio per chi guida la moto, dovrebbe essere usato
anche da chi utilizza la bicicletta, sia per gli spostamenti di lavoro, ma
ancora di più per le gite fuori città. Si pensi che nello scontro fra una
motocicletta a 20 km all'ora e un'automobile che proceda in senso opposto a 40
km all'ora, il motociclista può cadere e subire alla testa un trauma
paragonabile a quello di una caduta dal quarto piano di un edificio. Nel momento
stesso in cui il motociclista si allaccia bene il casco, riesce a ridurre del
75% il rischio di un trauma cranico grave in caso di caduta. I caschi hanno una
calotta che può essere modellata in POLICARBONATO o in FIBRA DI VETRO. Nei
caschi integrali, che cioè coprono completamente il viso, è prevista anche
un'ampia visiera in policarbonato trasparente, coperta di vernice antigraffio.
Il casco è dotato di due imbottiture (attenzione a questi particolari, quando
lo comprate). Quella più esterna, di protezione, è costruita in POLISTIROLO
ESPANSO per deformarsi nell'urto e assorbirne l'energia, mentre l'imbottitura
interna, di conforto, è sagomata generalmente in SPUGNA di POLIURETANO, per
adattare il casco alla forma della testa. Utilizzando diversi spessori di spugna
si possono ottenere le diverse taglie. Il casco è un dispositivo di protezione
MONOUSO, cioè dopo un urto l'imbottitura protettiva non ha più le
caratteristiche originali di assorbimento e, per questo motivo, il casco va
sostituito, anche se esternamente non presenta segni di danno. Quando scegliete
un casco, controllate che sia omologato, che contenga una etichetta con il
simbolo E 3. Attenzione. Siamo il Paese dove, in proporzione, circolano più
automobili del mondo, dove c'è la maggior incidenza di infortuni sul lavoro e
gli infortuni domestici sono elevatissimi. Basterebbe aumentare l'attenzione
alla prevenzione