L'acqua, fonte naturale per la nostra salute

Il periodico AVVENIRE MEDICO ha pubblicato recentemente un supplemento riguardante le CURE TERMALI a testimonianza, secondo il mio parere, del fatto che il termalismo sta giustamente vivendo un riconoscimento, una ripresa, che nasce dal riconoscere come sia intelligente recuperare una ricchezza che l’Italia ha in abbondanza e che, spesso, è apprezzata moltissimo dagli stranieri, molto meno invece da chi ce l’ha a portata di mano. L’editoriale che prende appunto il nome di “Salus per aquam” sottolinea come la salute non rappresenti solo una condizione di assenza di malattie, ma una completa condizione di benessere psicofisico. Questa definizione, partorita del resto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, mi fa riflettere.

Quanti di noi possono definirsi persone che godono di una completa condizione di benessere fisico e psichico? Io credo, non molti. Quest’articolo è scritto sulla base di una serie di spunti che nascono da mie convinzioni e anche da considerazioni che ho tratto dalla monografia citata. Vivere in modo pieno la vita, stando dunque bene, non dovrebbe passare attraverso l’uso dei farmaci, anche se molte persone sono in vita grazie alle medicine: per un diabetico che assume l’insulina, comunque, quante persone devono (letteralmente “devono” perché spesso s’instaurano condizione di assuefazione) mantenere un’abitudine a psicofarmaci, farmaci induttori del sonno, antidepressivi, ansiolitici, ecc.? Più che curare le malattie, bisognerebbe cercare di conservare il più a lungo possibile la salute, e la salute si conserva grazie ad una giusta cultura del benessere, ad uno stile di vita corretto, al rispetto per l’ambiente, ad un uso del tempo e delle relazioni adatte all’essere umano. Se gli equilibri si spezzano, i farmaci, possono diventare necessari, la saggezza terapeutica dei medici appare indispensabile, ma un maggior controllo dei fattori di rischio sarebbe, è una possibilità alla portata di tutti.

Le cure idrotermali, nella storia dell’uomo, hanno sempre rappresentato un elemento che, come minimo, completa, spesso sostituisce, non di rado può evitare le cure intese nel senso comune. A parte il fatto che il contatto con l’acqua è, secondo me, sempre piacevole, le malattie delle vie respiratorie, quelle reumatiche, le gastrointestinali, le dermatologiche, le ginecologiche (più o meno tutte le patologie) vanno incontro a significativi miglioramenti se trattate con terapie termali. La recente legge dal24/10/00 numero 323 definisce “cure termali” quelle cure che utilizzano acque termali o loro derivati, aventi riconosciuta efficacia terapeutico per la tutela globale della salute nelle fasi della prevenzione, della terapia e della riabilitazione delle patologie indicate dalla legge stessa. Le patologie osteoarticolari croniche sono un problema quotidiano per un gran numero di persone, e influenzano in modo rilevante la qualità della vita dei pazienti. I farmaci normalmente usati (FANS, o antinfiammatori non steroidei) non si possono certo definire privi di effetti collaterali, e la nuova consapevolezza dei cittadini nei confronti della medicina, nonché il forte rilievo sociale che è assunto dalla patologie osteoarticolari, impongono il prendere in considerazione terapie non farmacologiche. Le cure termali possono rappresentare un’opzione di sicuro interesse. A volte le strutture termali, infatti, dispongono di tutti i requisiti necessari per inserirsi a pieno titolo nella strategia terapeutica articolata e mirata alla qualità della vita: integrazione delle terme negli impianti alberghieri, presenza di personale medico qualificato e di impianti di laboratorio adeguati, che possano controllare rigorosamente le condizioni dei malati, l’efficacia delle cure e la qualità stessa, per esempio, dei fanghi impiegati, integrazione della fangobalneoterapia con l’idrokinesiterapia, in acque termali e con i massaggi, possibilità di effettuare azioni di sensibilizzazione e di educazione sanitaria in strutture apposite e con gruppi di pazienti caratterizzati da patologie affini.

Ai medici di famiglia spetterà sempre di più il compito di definire le esigenze di prevenzione e terapia, grazie al loro contatto diretto e quotidiano con il malato, un altro esempio di rapporto tra una patologia largamente diffusa e le cure termali è dato dall’OSTEOPOROSI. L’osteoporosi è un esempio tipico di malattia da civilizzazione, cioè di una condizione patologica che si pone come conseguenza di condizioni ambientali ormai cambiate, come l’alimentazione più ricca e meno sana, il fumo, lo stress, la sedentarietà, l’aumento della durata della vita media, l’assunzione prolungata di cortisone. Dal 1993 l’O.M.S. ha classificato l’osteoporosi come malattia sociale. Dai 40 anni in poi la riduzione della massa ossea è una normale conseguenza dell’invecchiamento, ma l’osteoporosi è una diminuzione di tessuto osseo calcificato, che porta le ossa stessa ad un tale livello di fragilità da poter determinare una frattura a seguito di traumi anche minimi. Le complicanze più frequenti sono proprio le fratture: fratture e compressioni vertebrali, fratture del collo del femore, fratture dell’avambraccio (fratture di Colles del radio). L’osteoporosi può limitare gravemente l’autosufficienza, e comunque ostacola, peggiora la qualità della vita.

Benché sia una tipologia tipicamente femminile, si assiste ad un suo preoccupante aumento nel maschio. In questo caso, come sottolinea la ricercatrice Simona Bellometti, essendo esclusa la causa ormonale (che nella donna è l’andare incontro alla menopausa) acquistano una fondamentale importanza le scorrette abitudini di vita, che amplificano i fattori di rischio, e dunque l’abuso di certi farmaci, soprattutto cortisonici, e alcuni diuretici, la sedentaria, il fumo, e l’eccesso di alcolici. L’immobilità provoca un vero e proprio processo di demineralizzazione, di cui si conosce poco, sia relativamente alle cause scatenanti, che alla variabilità individuale. L’idrokinesiterapia in acqua termale può rappresentare un mezzo utile ed idoneo a recuperare al movimento soggetti immobilizzati a lungo. Un valido programma di esercizi in acqua può essere studiato per includere contemporaneamente un gran numero di muscoli e articolazioni, che trarranno un beneficio dall’effetto facilitante prodotto dall’immersione in acqua, come insegna la legge di Archimede, dalla vasodilatazione muscolare determinata dal calore e dall’attività fisica, che è necessaria per mantenere un’adeguata mineralizzazione del tessuto osseo scheletrico. La fangobalneoterapia svolge un’azione che favorisce la conservazione della massa ossea. Il Ministero della Sanità ha incluso l’osteoporosi nella lista delle patologie per le quali il trattamento termale è rimborsabile da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Il soggiorno in una stazione termale può, tra l’altro, diventare un’occasione utile per sviluppare strategie d’educazione e di sensibilizzazione, così come può permettere di individuare i soggetti a rischio per lo sviluppo di osteoporosi, attraverso un esame semplice, non cruento, ed applicabile su larga scala, come la MOC (Mineralometria ossea computerizzata).