L'asma professionale

In generale, sappiamo che l’asma è una malattia di carattere respiratorio i cui sintomi fondamentali sono i sibili, la difficoltà, appunto, nel respirare (dispnea), un senso di costrizione del torace, la tosse, con o senza produzione di escreato (e questo può essere anche l’unico sintomo, soprattutto nei bambini), la tosse e i sibili provocati dall’attività fisica. La gravità dei sintomi dimostra che essi variano molto nel tempo, e non è raro che peggiorino di notte o nelle prime ore del mattino. Nell’asma PROFESSIONALE, cioè provocata appunto dal fatto di svolgere alcune particolari attività lavorative, si osserva dispnea a riposo e durante l’attività fisica, con sibili, peggioramento dopo il lavoro, miglioramento durante le vacanze e nei fine settimana. Nella mia attività di specialista in Medicina del Lavoro riscontro che l’incidenza di asma professionale è in aumento ed è, oggi, responsabile di oltre la metà delle pneumopatie industriali.

 Come sottolinea JAMES WOOLLISCROFT nel bellissimo trattato DIAGNOSI E TERAPIA IN MEDICINA GENERALE, pubblicato dal CENTRO SCIENTIFICO EDITORE, le cause, gli elementi scatenanti la crisi di asma possono essere: il pelo di animale, gli animali di laboratorio, sostanze chimiche come antibiotici, detergenti, formalina, lavorazioni alimentari, prodotti per acconciature, sali di metalli come platino, cromo, nickel, vanadio, materiali usati nel lavorare la plastica. L’asma professionale va differenziata dall’asma provocato da cause non collegate al lavoro, da altre cause di dispnea, di difficoltà respiratoria, dall’effetto irritante di sostanze chimiche sul posto di lavoro. Quando si visita una persona che soffre a causa dell’asma professionale si notano tosse, rinite, quindi infiammazione della struttura respiratoria nasale, nel corso dell’attacco grave aumento del battito cardiaco e polso paradosso, sibili diffusi, ricorso all’uso dei muscoli respiratori accessori, necessario soprattutto per l’alta frequenza respiratoria. L’asma professionale può portare a complicanze come la cosiddetta fibrosi interstiziale, all’insufficienza respiratoria, alla cronica brevità del respiro. La diagnosi si raggiunge grazie ad accertamenti come la spirometria basale, il test di ipereattività bronchiale, la misurazione della reattività delle vie aeree, il monitoraggio del picco di flusso nell’attività respiratoria sul luogo di lavoro e nei giorni di vacanza, l’elenco preciso dei materiali presenti nel posto di lavoro, il test di provocazione specifico, che serve per confermare il ruolo che ha la sostanza sospetta nel provocare l'asma o per confermare quale sia l’agente responsabile, là dove ne siano presenti molti sul posto di lavoro ( questo è un test che si può eseguire solo in centri specializzati). Per curare l’asma bisogna naturalmente ridurre, o, meglio ancora, evitare l’esposizione a ciò che provoca la crisi, in virtù di uno spostamento in aree ad esposizione diminuita, e di una fornitura di respiratori individuali. Se è possibile, il cambiamento di lavoro è naturalmente utile. 

La maggior parte dei pazienti ha bisogno di CORTICOSTEROIDI e BRONCODILATATORI per via INALATORIA. La dose standard del BECLOMETASONE è di 400-800 microgrammi al giorno. Non ci sono controindicazioni, semplicemente si raccomanda di risciacquare la bocca dopo avere assunto steroidi per via inalatoria, il che riduce il rischio di effetti collaterali a livello orofaringeo. Per curare l’asma possono essere utilizzate le cosiddette CAMERE DI ESPANSIONE. Gli effetti collaterali di queste terapie sono la candidosi orofaringea e la raucedine. Il trattamento si prefigge lo scopo di tenere sotto controllo i sintomi dell’asma e ristabilire normali livelli di attività, nonché di ridurre il rischio che si sviluppi un asma cronico. Se un paziente pone fine all’esposizione all’agente che è causa del problema, in genere migliora; più del 40% degli asmatici non manifesta solitamente segni o sintomi residui di asma, dopo l’allontanamento dal fattore causale, anche se una parte, che arriva al 30%, mostra sintomi cronici duraturi, benché si sospenda totalmente l’esposizione alle sostanze scatenanti. L’asma persistente è frequente, in modo particolare, se sono in causa sostanze sensibilizzanti a basso peso molecolare, anche se può, in realtà, venire allo scoperto con antigeni di alto peso molecolare (proteine). I pazienti devono essere seguiti con attenzione per valutare che l’asma, nel tempo, si risolva. I pazienti con fibrosi interstiziale hanno bisogno di essere seguiti radiograficamente in modo regolare.