Le emozioni

Traggo spunto ancora dal libro “PERCHE’ CI AMMALIAMO”, edito da Einaudi, per parlare delle emozioni. Le emozioni negative, non piacevoli, possono essere viste come difese, simili al vomito o al dolore: come il dolore ci mette in allarme, permettendo di proteggerci dai danni a carico dei tessuti, così la capacità di provare ansia ci può proteggere da possibili pericoli. La fatica ci porta ad interrompere gli sforzi e ci protegge dagli eccessi: allo stesso modo, la tristezza può essere utile per prevenire altre perdite. Quando i sentimenti e le emozioni, come  la tristezza o l’ansia, sono estreme, ha senso osservarle come normali funzioni di adattamento. Le ricerche, in campo medico, sulle emozioni, sono state frammentarie e confuse, come lo è stato lo sviluppo stesso della psichiatria, comunque una parte dei ricercatori si sta mettendo d’accordo su un punto importante: le emozioni sono adattamenti plasmati dalla selezione naturale. Molti specialisti hanno studiato la funzione delle emozioni. 

Paul Ekman, per esempio, psicologo dell’Università della California, ha portato avanti una serie di studi sui volti umani, dimostrando l’universalità delle emozioni. Ogni emozione è, semplicemente, un concentrato di conoscenze, esperienze, funzionamento dell’organismo e comportamento, che ci porta a rispondere con efficacia ad ogni tipo di situazione: è come il programma di un computer, che ne regola molti aspetti per affrontare i problemi che si presentano in condizioni speciali. Le capacità emotive sono state cambiate dalle situazioni nelle quali si sono più volte trovati i nostri antenati nel corso dell’evoluzione. Per secoli e secoli gli eventi importanti per l’uomo sono stati gli attacchi dei predatori, le minacce di esclusione dal gruppo e le opportunità di accoppiamento: tutto ciò ha dato vita a speciali livelli di attenzione, tra cui l’eccitazione sessuale, la paura sociale, il panico. Ovviamente, tutto ciò che era ed è da evitare ha creato allontanamento e difesa, mentre ciò che offriva buone opportunità ha determinato emozioni positive. Un dato interessante è questo: è maggiore la quantità delle parole con cui i nostri antenati indicavano le emozioni negative, rispetto a quelle che descrivevano gli stati d’animo positivi, anzi, erano proprio il doppio, per cui è lecito pensare che affrontassero soprattutto minacce. Se è vero, comunque, che l’emozione negativa è inevitabile, normale, a volte utile, è anche vero che quando il dolore è eccessivo ovviamente ciò non è positivo.

Ci sono ansie e depressioni inutili, che tuttavia insorgono a partire da normali meccanismi cerebrali, e altre che nascono da anomalie. I fattori genetici danno un contributo all’insorgenza dell’ansia, della schizofrenia e della depressione, e si stanno individuando geni specifici che sono causa di disturbi mentali. Sono stati raggiunti risultati che hanno già apportato un miglioramento all’efficacia delle cure farmacologiche e offrono concrete possibilità di prevenzione. La mente umana ha la tendenza a semplificare, attribuendo la responsabilità delle malattie mentali, spesso, agli ormoni e ai geni, o a particolari condizioni psicologiche e sociali. La verità è questa: la maggioranza dei problemi mentali è causata da non semplici interazioni tra predisposizione genetica, episodi accaduti nei primi anni di vita, farmaci, alimentazione, modelli educativi, azioni fisiche del cervello, relazioni passate e presenti, casualità, abitudini cognitive della psiche. Nel sistema immunitario esistono molte componenti, e ognuna di esse opera una protezione contro un particolare tipo di invasione: allo stesso modo, esistono emozioni che ci difendono da minacce diverse. Così, come accade nel sistema immunitario, che si mette al lavoro solo nel momento giusto, la maggior parte dei casi di ansia e depressione è provocato da fatti precisi, anche se spesso non sappiamo identificarli. Il sistema immunitario può andare incontro ad una serie di problemi, può essere troppo attivo e attaccare gli stessi tessuti del corpo di cui fa parte, provocando malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide. Uguali anomalie nel sistema che porta all’ansia provocano attacchi ansiosi. Può anche accadere che il sistema immunitario si blocchi proprio quando, invece, sarebbe il caso che funzionasse, provocando carenze immunitarie. 

Di fronte ad una minaccia, l’ansia modifica il pensiero, il comportamento e il normale funzionamento di mente e corpo, per favorire la sopravvivenza. Il 15% della popolazione degli Stati Uniti soffre di stati ansiosi clinicamente importanti. Dopo gli incidenti stradali, il suicidio è la seconda causa di morte in America, per i giovani. Esistono anche i nuovi pericoli, quindi non più i predatori, ma le droghe, le armi, la radioattività, i veleni nell’aria, o nell’acqua, i cibi troppo grassi, ma nei confronti di questi nuovi pericoli abbiamo poca paura, non troppa. Quindi, i motivi che procurano ansia cambiano. I contributi genetici all'ansia sono più che provati: la maggior parte delle persone con attacchi di  panico ha un parente con il medesimo problema, ed esiste un gene che è alla base di questa condizione