Il titolo dell'articolo non è, in questo
caso, mio, ma del Ministero della Sanità, che, appunto in tal modo, introduce
una sorta di aggiornamento sui più importanti problemi di carattere sanitario,
in un opuscolo che esamina lo stato sanitario del paese nel 2001. Diciamo, per
iniziare, una cosa probabilmente ovvia, ma forse (lo ritengo comunque
improbabile) non ancora a conoscenza di tutti: le migliori condizioni di vita
della popolazione, associate ai progressi medici, scientifici e tecnologici,
hanno consentito di raggiungere età più avanzate ad un numero sempre maggiore
di persone, le morti avvengono sempre più tardi e la mortalità per malattie
infettive ha ceduto il passo a quella per malattie croniche e degenerative (si
pensi al diabete, all'arteriosclerosi, ecc.). Negli ultimi decenni i giovani di
età compresa fra i 15 e i 34 anni sono coloro che, percentualmente, hanno fatto
registrare le riduzioni di mortalità più nette. Nei ragazzi e nei giovani,
poi, si osserva la più alta differenza tra i sessi: la mortalità maschile è
quasi 3 volte più elevata di quella femminile, a causa di un alto numero di
incidenti stradali mortali tra i maschi, suicidi, tossicodipendenza e AIDS, la
cui incidenza è particolarmente alta in tutte le regioni del nord. Le MALATTIE
DEL CUORE E DELLE ARTERIE sono la prima causa di morte nella popolazione in
generale e negli anziani in particolare, e la seconda causa negli adulti, dopo i
tumori. Queste malattie, comunque, che erano già in declino negli ultimi
decenni, hanno subito un'ulteriore diminuzione nei due sessi, e la tendenza è
chiara, in modo particolare, nella fascia di età fra i 60 e i 79 anni, che ha
visto ridurre le percentuali di morte in modo molto netto sia nella popolazione
maschile che in quella femminile. La diminuzione delle malattie cardiovascolari
negli ultimi decenni è spiegabile con i progressi conquistati nel campo medico
e in quello della prevenzione : da una parte, infatti, la scoperta di farmaci
più efficaci, la possibilità di utilizzare protesi come i pacemaker e l'uso di
tecniche chirurgiche per correggere le patologie delle arterie che irrorano il
cuore, hanno permesso di intervenire sugli effetti di queste malattie ottenendo
risultati sempre migliori. Dall'altra, va detto che gli italiani, in buona
parte, hanno cambiato i propri stili di vita, riconoscendo i principali fattori
di rischio, come la pressione alta, il fumo, l'eccesso di peso. Anche per quanto
riguarda i TUMORI MALIGNI c'è stata una diminuzione della mortalità, sebbene
non nella stessa misura delle malattie cardiovascolari: si è abbassata dell'1%.
E' comunque un fatto positivo, se si considera che fino ad oggi la MORTALITA' DA
CANCRO era stata in costante aumento. I tumori della TRACHEA, dei BRONCHI e dei
POLMONI oggi sono più frequenti negli uomini ed è stato dimostrato come ci sia
una stretta relazione tra l'abitudine al FUMO e la mortalità per queste
malattie. All'inizio degli anni ottanta, le morti degli uomini, causate da
tumori dell'apparato respiratorio, erano circa 9 volte quelli delle donne e la
causa era il fatto che i maschi fumavano di più; alla fine degli anni novanta
l'aumento del numero delle fumatrici ha causato un aumento del numero di questi
tumori tra le donne, per cui la mortalità nei due sessi si sta avvicinando; si
stanno modificando le statistiche, che erano queste: morti per tumori causati
dal fumo: ogni 10.000 abitanti: uomini 9,9; donne 1,6. Nelle donne i tumori che
incidono di più sulla mortalità sono quelli della MAMMELLA, ma queste
neoplasie sono anche tra quelle che hanno fatto registrare i progressi più
importanti: il miglioramento nelle statistiche ha riguardato le donne di tutte
le età, con la sola eccezione delle ultraottantenni. Nel 1995, ogni 10.000
donne, si avevano 3,4 morti per tumore della mammella; nel 1998 si era scesi a
3,2. L'aumento della sopravvivenza è dovuto al miglioramento dell'efficacia
delle cure, che riguardano comunque le donne a tutte le età, ma anche alle
diagnosi più precoci, che dipendono in gran parte dal diffondersi del concetto
di prevenzione, che ha portato un numero sempre maggiore di donne ad effettuare
controlli più frequenti, soprattutto esami come la mammografia, o comunque
visite ginecologiche e, di conseguenza, ha consentito di individuare il cancro
nelle fasi iniziali, quando è più curabile. Questo cambiamento culturale ha
investito in particolare le donne più giovani e più istruite. La seconda causa
di morte, tra i tumori, è dovuta al CANCRO DEL COLON RETTO, che, dopo un
periodo di aumento costante a tutte le età, tra il 1995 e il 1998 ha mostrato
una sostanziale stabilità negli uomini e una lieve riduzione nelle donne. La
statistica è questa: morti per tumore del colon retto: ogni 10.000 abitanti:
uomini 3,4; donne 2. La mortalità è influenzata da fattori di rischio quali
un'alimentazione povera di fibre vegetali, soprattutto verdure, e ricca di
grassi, e dagli stili di vita sedentari, ma anche dai miglioramenti nella
diagnosi e nella cura di questa malattia. La mortalità per i TUMORI DELLO
STOMACO è collegata a condizioni di povertà e alla cattiva conservazione dei
cibi. Per questo, grazie alla generale introduzione del frigorifero e delle
moderne procedure di trattamento e conservazione degli alimenti, e in virtù del
diffuso miglioramento delle condizioni di vita, negli ultimi 50 anni le morti
dovute a questa malattia sono diminuite, e nel triennio dal 1995 al 1998 si è
registrata una drastica diminuzione nei due sessi. Tuttavia, il tumore dello
stomaco provoca ancora un grande numero di morti, in particolare tra le persone
più anziane, che, in gioventù, hanno vissuto le situazioni di maggiore
rischio. La statistica è questa: morti per tumore dello stomaco : ogni 10.000
abitanti: uomini 2,7; donne 1,3. Le MALATTIE RESPIRATORIE fanno registrare
questa statistica: sono state, nel 1995, 9,1 ogni 10.000 abitanti, per quanto
riguarda gli uomini, e 3,3 per quanto concerne le donne. Nel 1998 il dato è
stato: 8,5 uomini e 3,3 donne. Sono la terza causa di morte, dopo le malattie
cardiovascolari ed i tumori. Anche in questo caso sono migliorate le cure, come
è migliorata la qualità della vita e si è ridotta l'abitudine al fumo.
Quest'ultima, con l'inquinamento ambientale, con le epidemie influenzali, con
l'esposizione nell'ambiente di lavoro a sostanze nocive e con le caratteristiche
genetiche degli individui, sono i principali fattori di rischio per le malattie
dell'apparato respiratorio. Le MORTI PER MALATTIE DEGLI ORGANI DELLA DIGESTIONE
sono, ogni 10.000 abitanti, 5,3 se ci si riferisce agli uomini, 3,2 se si parla
di donne. Il DIABETE è collegato in modo stretto alla OBESITA' e può essere
aggravato dalle cattive abitudini alimentari, dalla vita sedentaria, da una
predisposizione genetica. La mortalità è più alta al sud, dove è maggiore la
percentuale di popolazione obesa. Il diabete è anche una delle poche malattie
in cui i tassi femminili di mortalità sono vicini a quelli maschili. Il
rapporto è sfavorevole per le donne molto anziane. Le MORTI PER DIABETE NEGLI
ULTRAOTTANTENNI sono, ogni 10.000 abitanti, 30,4 negli uomini e 35,7 nelle
donne. Le MALATTIE DEL SISTEMA NERVOSO sono un gruppo molto vario, che comprende
le demenze senili e il morbo di Parkinson, e altre malattie meno gravi, ma a
volte invalidanti e molto diffuse, come l'EMICRANIA. I decessi sono concentrati
dopo i 60 anni, periodo della vita in cui sono più frequenti le malattie
neurologiche degenerative, come il morbo di Parkinson, la demenza di Alzheimer e
le altre demenze. La maggiore diffusione di queste malattie si spiega anche con
la diminuzione della mortalità per altre cause, prime fra tutte le malattie del
cuore e delle arterie. Le MORTI PER MALATTIE NEUROLOGICHE ogni 10.000 abitanti
sono state nel 1995 3,5 per quanto concerne gli uomini e 1,9 per le donne. Nel
1998: 2,1-uomini, 1,6-donne. Quali sono i DISTURBI MENTALI più diffusi? Al
primo posto c'è l'ANSIA nelle sue diverse manifestazioni, che colpisce il 15%
circa della popolazione, con un forte aumento degli attacchi di panico. Molto
frequenti sono poi i disturbi dell'umore o affettivi. La DEPRESSIONE inoltre,
colpisce più di una persona su 10 in tutte le fasce di età. I DISTURBI MENTALI
sono una questione di sanità pubblica di rilievo particolare per diversi
motivi: prima di tutto sono molto diffusi nella popolazione, in tutte le età;
sono associati a disabilità anche gravi e a difficoltà a livello psicosociale;
infine, originano alti costi sociali ed economici, per i malati e per le
famiglie. Gli studi sul sistema nervoso, l'introduzione di farmaci sempre più
specifici, i cambiamenti nell'assistenza, che oggi non è più basata sulla
reclusione dei malati, hanno contribuito a modificare la stessa classificazione
delle malattie psichiatriche: alcune, così come erano definite nel secolo
scorso, non esistono più, mentre l'incidenza di molte altre è cambiata. Nel
1999 si è andati maggiormente incontro ai bisogni dei malati psichici con 3
provvedimenti: l'eliminazione del ticket per le visite psichiatriche,
l'inclusione dei farmaci antipsicotici e antidepressivi nella fascia di
medicinali distribuiti a carico completo del Servizio sanitario nazionale,
l'aumento del numero di convenzioni con strutture pubbliche, per integrare
meglio il sistema sanitario nazionale e quello privato per la psichiatria.