L'eccesso di peso.

L'obesità è un aumento, altre i limiti normali e fisiologici, dei grassi sottocutanei, materiali di deposito pronti per essere utilizzati nelle emergenze. Questi depositi sono prodotti e mantenuti soprattutto dai grassi e dagli zuccheri, che soni indicati come sostanze energetiche di riserva, mentre le proteine sono considerate sostanze plastiche; comunque si ritiene che anche le proteine, almeno in parte, si possono trasformare in grassi. Si ha l'obesità quando si interrompe l'equilibrio tra l'introduzione calorica alimentare e i consumi energetici, ovviamente, questo equilibrio si rompe se c'è l'aumento dell'apporto calorico oltre il fabbisogno dell'individuo, oppure se c'è riduzione del consumo di energia. Se c'è solo un aumento dell'apporto alimentare e non ci sono organi ammalati o alterati, si parla di forme ESOGENE di obesità; sono invece ENDOGENE quelle causate da una malattia che comprometta il metabolismo, riducendo i consumi. Comunque si ritiene che anche nelle obesità esogene esista un fattore interno, poiché l'esagerato apporto alimentare sarebbe a volte legato a certe anomalie del carattere, perché l'obesità a volte esprime la ricerca di un compenso psicologico in persone affette da nevrosi a volte di distacco o la rinuncia all'ambiente in cui si è inseriti. Le obesità endogene sono di origine ipofisaria, surrenale, tiroidea o genitale, tuttavia è più frequente imbattersi in obesità a genesi plurighiandolare, piuttosto che causate da patologie di una sola glandola endocrina.

Le funzioni del grasso di deposito sono praticamente tre: 1) deposito, 2) regolazione termica, perché il grasso impedisce le perdite eccessive di calore e filtra, controlla le influenze termiche meteorologiche sul corpo, 3) funzione di scorrimento e di protezione per i più diversi organi interni. Il grasso interposto tra i vari organi con funzione di protezione e scorrimento, quando è eccessivo può inglobare e costringere gli stessi organi, impedendone o comunque ostacolandone il funzionamento; inoltre l'aumento del peso obbliga tutta la muscolatura, anche il cuore, a un lavoro molto maggiore. Il compito del medico è quello di curare le forme di obesità endogena, ricorrendo alla somministrazione di ormoni e di complessi estrattivi corrispondenti alla ghiandola endocrina in causa; inoltre, anche in questi casi ha grossa importanza il controllo dell'apporto alimentare. Nelle forme esogene la dieta è il cardine terapeutico. E' opinione diffusa che per dimagrire si debba eliminare o ridurre drasticamente grassi e farinacei, come pane e pasta; è un concetto sbagliato, perché se l'obeso è una persona che ha depositi energetici in eccesso, il calo di peso si potrà ottenere solo diminuendo l'introduzione di calorie sotto le effettive necessità energetiche, in modo che ci sia il bisogno di attingere dai depositi, e aumentando le richieste di energia aumentando lo sforzo muscolare.

Quindi, non è corretto che l'alimentazione sia, ad esempio, solo di vegetali e carne, se il numero di calorie è pari o superiore ai bisogni energetici. Ma come si stabilisce il numero di calorie necessarie ad una persona, per prescrivere una dieta ridotta, rispetto alle necessità? In termini generici si ritiene che il bisogno sia mediamente di 30 calorie per ogni Kg del peso ideale: se per esempio si ha un uomo che ha attività sedentaria, peso 100 Kg, ed è alto 170 cm, se il suo peso ideale è di 70 Kg, il suo fabbisogno calorico sarà di 30 x 70 = 2100 calorie. Dopo aver stabilito questo, si prescriverà al paziente una dieta inferiore al suo fabbisogno calorico, quindi tra 1200 e 1500 calorie. La qualità degli alimenti dovrà essere adeguatamente variata, e per controllare il senso della fame bisognerà pensare a cibi voluminosi ma a basso contenuto calorico. Di contro si eviteranno quei cibi che, pur essendo poco voluminosi, hanno un alto contenuto calorico come i grassi, gli insaccati, i dolci. E' comunque necessario una buona collaborazione tra medico e paziente, e l'impegno deve essere iniziale nella determinazione del peso ideale che deve considerare l'altezza, il sesso, la costituzione, l'età, il tipo di lavoro svolto ecc. Inoltre la scelta dei cibi deve tenere conto di ciò che è appetibile per il paziente. Sono in commercio molti tipi di medicine, il cui uso non è del tutto innocuo, ritenute generalmente dimagranti, e in effetti una delle conseguenze della loro assunzione è anche una riduzione dell'appetito; queste sostanze devono essere però prescritte con attenzione dal medico. Esistono poi alcuni prodotti dietetici a contenuto calorico preciso, ed essi hanno il vantaggio di non imporre i lunghi calcoli necessari per la determinazione di una dieta, però hanno lo svantaggio di obbligare chi gli assume a un'alimentazione non naturale, anche per lunghi periodi.

Durante una cura dietetica è importante cercare di non mangiare fuori dai pasti. Bisogna inoltre limitare l'aggiunta di sale ai cibi, non tanto per la paura, infondata in una persona sana, che venga trattenuta acqua, ma perché questo accorgimento diminuisce concretamente l'appetito. Non esistono motivi validi per ridurre l'assunzione di acqua.