L’osservatorio eco-faunistico alpino dell’Aprica

 

La Valtellina costituisce un territorio che, secondo il mio parere, è una reale e concreta sorgente di benessere per il corpo e per la mente, là dove esiste la volontà di alzare gli occhi verso la montagna, di respirare il profumo degli abeti e dei pini, di godere del beneficio delle acque termali della Val Masino e di Bormio, di passeggiare con un binocolo o una macchina fotografica per catturare le immagini della flora e della fauna.

Non parlerò degli aspetti di carattere medico, anche se tengo a sottolineare il fattore che la montagna fa bene e va curata, perché a sua volta essa stessa può curare la nostra salute.

In queste righe, grazie all’aiuto del dottor Bernardo Pedroni, biologo naturalista, ideatore e direttore dell’osservatorio eco-faunistico alpino del Parco delle Orobie Valtellinesi dell’Aprica, cercherò di descrivere la bellezza dell’Osservatorio e l’ampia area all’interno del Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi.

Quest’area comprende la catena montuosa esposta a Nord delle Alpi Orobie che si estende longitudinalmente per circa 60 chilometri nella provincia di Sondrio, da Piantedo fino all’Aprica, su una superficie che sfiora i 44.000 ettari.

Questa magnifica zona protetta, istituita nel 1989, è gestita dal Consorzio Parco delle Orobie Valtellinesi, che tenendo conto delle esigenze naturalistiche e di quelle socio-economiche locali, opera per progettare e sviluppare, nel tempo, un connubio indissolubile tra società, economia e ambiente.

Il Parco si dirama in una dozzina di valli trasversali principali, contornate da un modesto numero di vette, alcune delle quali superano i 3000 metri di altitudine, e da alcuni passi che lo mettono in comunicazione con la bergamasca e con le province di Lecco e Brescia.

Tre sono le principali “porte del parco previste (Aprica, Albaredo ed Albosaggia), e sono intese come veri e propri” centro visite” alcuni già in fase di realizzazione.

Molti degli accessi al parco sono ubicati in prossimità di parcheggi.

Il percorso principale per visitare il parco è rappresentato dalla famosa “Gran Via delle Orobie”, che lo attraversa longitudinalmente toccando luoghi di notevole interesse storico-naturalistico.

L’ambiente del Parco è quello tipico alpino e si diversifica gradatamente, passando dai pascoli di fondovalle ai boschi di latifoglie e di conifere, fino alla tipica prateria alpina oltre il limite della vegetazione arborea.

Nei vari biòtopi del parco trovano dimora la maggior parte delle specie vegetali conosciute, oltre ad una grande varietà di specie animali.

L’Osservatorio eco-faunistico alpino dell’Aprica è aperto al pubblico da maggio a ottobre e resta chiuso da novembre ad aprile.

L’Osservatorio nasce dall’idea di creare un’area specifica di circa venti ettari, facilmente raggiungibile e alla portata di tutti, all’interno della quale il visitatore abbia l’opportunità di conoscere la natura e di osservare nel loro habitat la maggior parte delle specie animali presenti nel parco, ivi comprese alcune di quelle in via di estinzione.

L’Osservatorio eco-faunistico alpino è stato inaugurato il 25 luglio del ’97.

L’idea ed il progetto del biologo naturalista Dott. Bernardo Pedroni sono stati realizzati dal comune di Aprica.

Di rilevante importanza sono i numerosi “punti didattici” dell’Osservatorio. In essi si trovano dei pannelli informativi su argomenti naturalistici.

Leggendo i testi e osservando i disegni si ha una panoramica generale della bio-etologia delle specie presenti.

In altre parole nei punti didattici si trovano materiale informativo sulle specie animali e vegetali presenti nel parco e sulla botanica e mineralogia.

Di recente realizzazione è l’itinerario didattico-naturalistico panoramico dell’Osservatorio, che rappresenta un vero e proprio percorso a contatto con la natura, lungo il quale, con un pizzico di fortuna, è possibile osservare famigliole di camosci o di stambecchi, oltre a scoiattoli e a svariate specie di uccelli.

La ricchezza di questa zona è costituita dalla massiccia presenza di formicai, i cui abitanti, le formiche, sono un importantissimo anello di congiunzione della tanto delicata “catena alimentare” si cibano di parecchi insetti e sono esse stesse fonte di alimento per numerose specie di uccelli che vivono nel bosco.

Nel terreno, ai piedi delle maestose conifere, in alcuni periodi dell’anno si possono notare le tipiche buche scavate dai caprioli per estrarre l’ambito “tartufo selvatico” nascosto sotto le radici superficiali delle piante e non commestibili per l’uomo.

All’interno del parco ci si può recare sul maestoso terrazzo panoramico che offre una splendida vista su gran parte della Valtellina.

Il terrazzo non è tuttavia solo un punto di osservazione, svolge infatti importanti funzioni di riparo per animali: è “luogo di foraggiamento per ungulati”, “punto di controllo sanitario” e confine dell’Osservatorio stesso.

Interessante è il “Giardino botanico naturale” all’interno del quale è possibile osservare svariate qualità di piante tra le quale dominano l’abete rosso e il larice.  

Nella parte inferiore dell’Osservatorio è presente un bosco misto di conifere e latifoglie, lungo il quale si sviluppa una parete rocciosa.

Possiamo dire che in questo parco sono presenti vari modelli da habitat alpino che ospitano praticamente tutti i possibili esemplari di flora e fauna.

Tra gli ungulati troviamo il camoscio, il capriolo e lo stambecco; il cervo, pur essendo l’ungulato più curioso e maestoso, non è presente nel parco e se lo fosse sarebbe la causa di irreparabili danni a piante e sottobosco.

Gli ungulati presenti si cibano principalmente di germogli, erbe fresche, fiori e licheni, tutte cose delle quali il parco è ricco.

Oltre agli ungulati il parco ospita animali come la lepre di montagna, la volpe e lo scoiattolo della neve, la marmotta e svariate specie di uccelli come la ghiandaia, vari tipi di cincia, il francolino di monte, il gallo cedrone e addirittura l’aquila reale.

Ovviamente non tutti questi animali sono avvistabili in ogni momento dell’anno: secondo il periodo si incontrano determinate razze e specie.

Particolarmente rare da avvistare sono lepri e aquile, che, a differenza dei camosci e degli stambecchi, non si avvicinano all’uomo e non gli permettono di dar loro da mangiare.

I custodi del parco trovano spesso i palchi degli ungulati, indispensabili per le lotte che hanno come fine la conquista della femmina, del trono e del territorio. I palchi sono le corna; essi vengono, per così dire, rinnovati annualmente. Per disfarsi di queste strutture ornamentali e di offesa-difesa, gli animali si sfregano contro gli alberi determinando un danno non indifferente alla vegetazione.

Il parco si è rilevato un ottimo habitat, ideale per gli animali presenti in esso, tant’è vero che essi hanno proliferato ed oggi si possono ammirare i cuccioli di varie specie.    

Vi “prescrivo” di visitare il parco: ha un’azione benefica e disintossicante sul nostro organismo.